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Martedì, 22 Settembre 2020

Florindo Rubbettino: “Nonostante i successi restiamo in Calabria…”

Come nasce la “Rubbettino Editore” che compie 40 anni. Dalla “lucida follia” di Rosario Rubbettino (il pioniere) alla straordinaria realtà editoriale di oggi guidata dal figlio Florindo. Era un uomo, Rosario Rubbettino, che aveva ben chiaro ciò  che voleva fare:

Rosario Rubbettino fondatore della omonima casa editrice


produrre libri, sia dal punto di vista materiale - da qui la creazione della stamperia a Soveria Mannelli nel 1972 - sia nella loro componente immateriale, per diffondere cultura.
Un ragazzo di venti anni, senza alcuna esperienza di base e senza capitali. Rosario Rubbettino non aveva alla spalle una famiglia che potesse supportarlo in questa sua iniziativa e, passo dopo passo,  da solo diede corpo ad una grande idea. Da una piccola libreria in un paesino di 3000 abitanti, Soveria Mannelli,  negli anni Settanta, ad una tipografia,  alla casa editrice. Una forte perseveranza nel portare a termine il suo progetto. Valori che continuano ad essere coltivati dai suoi eredi. Un sogno divenuto realtà, come si evince dalle parole dell’attuale editore, il figlio Florindo. “Quarant’anni di idee libere”: questo il motto scelto per celebrare l’importante traguardo raggiunto dalla casa editrice Rubbettino.

Ma è davvero possibile seminare idee libere in una terra del Sud come la Calabria?

Io credo che le idee libere per fortuna non si fermano ai confini geografici. Non si lasciano influenzare dal loro essere su un territorio piuttosto che in un altro. La Calabria nel corso della sua storia, ha partorito tanti esempi di pensatori liberi, quindi credo che sia non solo un dovere fare in modo che dalla Calabria partano idee libere e plurali, ma, per chi come noi fa editoria, fa cultura, è una scelta obbligata. Questo è nel nostro Dna e questo è quello che proviamo a fare nelle nostre produzioni.

Ma quali sono i problemi contro cui un editore è costretto a combattere oggi in una regione come la Calabria?

Florindo Rubbettino


I problemi sono quelli che si trova ad affrontare qualunque imprenditore, dal più piccolo al più grande. Purtroppo viviamo in una regione dove il tasso infrastrutturale, materiale e non, è ancora al di sotto di quella che dovrebbe essere la media di un normale paese civile. Alcuni paesi dell’Est europeo, o paesi emergenti, per quanto riguarda i servizi che passano attraverso la rete, sono di gran lunga superiori a noi, e tutto ciò continua a farci accumulare ritardi. Gli altri problemi sono più che noti, dalla pessima qualità della nostra pubblica amministrazione, alla pessima qualità di quasi tutta la nostra classe politica, agli istituti bancari che non fanno assolutamente il mestiere per il quale sono istituzionalmente chiamati, cioè quello di erogare credito a chi ha un progetto imprenditoriale serio. Quello che dico sempre è che dobbiamo provare a ragionare come se gli ostacoli non ci fossero, per evitare di creare alibi, che, molto spesso bloccano sul nascere anche le idee più belle da portare avanti.

E-book, E-reader, non sono scenari futuristici, ma moderne realtà. Come si rapporta la casa editrice con le nuove tecnologie?

Noi abbiamo sempre guardato con attenzione alle nuove tecnologie, perché riteniamo che siano un’importante veicolo per il nostro lavoro. Da un po’ di anni abbiamo affiancato al catalogo cartaceo l’e-book, un mercato in crescita che in Italia registra una percentuale ancora bassa. Un segmento che comunque merita di essere preso in considerazione. Abbiamo inoltre creato un’app (presente sull’apple store al costo di 0,79), Viaggio in Calabria, che mette insieme i più bei frammenti dei diari di viaggio dei tanti scrittori che hanno visitato e scoperto le bellezze della nostra terra. Un esempio di come le nuove tecnologie non siano nemiche dei contenuti, dei libri, degli scrittori e degli editori, ma possano ampliare il ventaglio delle possibilità.

Ma può la magia di un libro, la sensazione che si prova sfogliandone le pagine, essere sostituita completamente dalle nuove tecnologie?

Assolutamente no. L’esperienza del libro cartaceo è insostituibile. Io penso che il libro sia, dal punto di vista dei prodotti editoriali, il prodotto tecnologicamente perfetto. Il libro si sfoglia, è leggero, si può leggere in qualunque luogo e se cade nonsi rompe. Il libro, insomma, come principe degli strumenti di comunicazione, davvero una bella invenzione, difficile da superare.

Recentemente si discute sul concetto di decrescita felice, affermando che pubblicare meno serve a pubblicare meglio, lei è d’accordo?

Io sono sempre stato molto critico rispetto a questa posizione in generale. Il discorso della decrescita felice pone un problema molto serio, chi decide quali libri pubblicare e quali no? C’è la presunzione di credere che possa esserci un soggetto in grado di dire per decreto quali sono i libri buoni e quali quelli cattivi. In realtà la storiadell’editoria trae la sua forza dalla varietà delle proposte, per cui pensare ad una decrescita del libro, è un esperimento molto pericoloso, perché tutte le volte che si è provato a limitare le idee, tutte le volte che sono state costruite delle barriere alla circolazione del pensiero attraverso i libri, gli esiti non sono stati positivi. E’ chiaro che i teorici della  decrescita felice, partono da un’idea che è completamente diversa, quella cioè di limitare il consumo, lo spreco di risorse e di energie, però credo che i libri non facciamo molto danno. Nessuno si può arrogare il compito di creare barriere da questo punto di vista.

Ha mai pensato che fare l’editore in una terra diversa dalla Calabria potesse essere più semplice?

Non mi sono mai posto questo problema. E’ ovvio che un editore deve saper intercettare in alcuni circuiti la materia prima, idee ed autori, e stare lì dove è più densa la loro presenza, però allo stesso tempo penso che fare editoria, un lavoro che necessità di creatività, di tempi di riflessione per preparare e costruire un libro, da un luogo che non è immerso nella dinamicità, nella frenesia, che molto spesso contraddistingue le capitali culturali, abbia dei vantaggi.

Florindo Rubbettino intervistato da Ketty Riolo


Dalla Calabria, da Soveria Mannelli, penso che si possa fare anche molto bene, sfruttando quella marginalità che solo apparentemente può essere considerata come un deficit. Tanti grandissimi autori della letteratura italiana, facevano cultura partendo da piccoli centri (Sciascia, La Cava etc..) e questo può essere un aspetto incoraggiante.

In Italia si legge poco, al Sud gli indici sono ancora più bassi e purtroppo un editore deve pur fare i conti con queste percentuali negative.

La situazione non è incoraggiante, alla base del problema ci sono  politiche pubbliche non corrette, che nel passato, non hanno incentivato alla lettura, e soprattutto credo che non sia stato trasferito, ed in questo il mondo della scuola ha la sua responsabilità, il messaggio che bisogna leggere per piacere e per utilità al massimo, e non per dovere. Un libro per liberarsi dalle catene,  come esperienza piacevole ed edonistica; e la casa editrice di Soveria Mannelli, attraverso la Fondazione Rubbettino, si propone di promuovere l’educazione alla lettura e la promozione del libro come strumento di comunicazione. L’attenzione ai fenomeni criminali, è un altro aspetto che ha caratterizzato sin dalle origini, l’attività della casa editrice, anche attraverso iniziative lodevoli, come ad esempio “Io non bacio le mani”. Un progetto che rappresenta un impegno in quel percorso di sradicamento della cultura mafiosa che caratterizza le regioni del sud. Questa attenzione è nel nostro Dna, deriva da una sensibilità sociale che la Rubbettino ha sempre dimostrato, come contributo alla crescita sociale del territorio in cui viviamo. Sin dagli esordi ci siamo occupati di mafia, perché molto spesso alcuni autori siciliani non trovavano accoglienza su questi temi presso le case editrici e si rivolgevano alla Rubbettino perché sapevano di trovare da noi  lo spazio e la sensibilità giusta. Da lì il percorso è proseguito, contribuendo a far conoscere fenomeni che erano stati profondamente sottovalutati. Enzo Ciconte, per esempio, col suo libro ‘Ndrangheta padana, ha anticipato i tempi, svelando quello che a distanza di anni sarebbe diventato di dominio pubblico. Non bacio le mani,  è stata una grande campagna promossa dalla casa editrice Rubbettino, in tutte le librerie italiane per dire che anchedalla Calabria si possono mandare messaggi positivi. Un modo per richiamare l’attenzione sul fatto che c’è una dignità prima di tutto, che è propria di ogni uomo, che non deve essere barattata con null’altro.

La casa editrice Rubbettino continua a conservare uno stretto legame con la sua terra d’origine, quale dunque la sua visione sul futuro della Calabria?

Sono ottimista per natura, quindi il fatto di operare in Calabria significa continuare a crederci, soprattutto guardare alle grandi risorse inutilizzate che questa regione ha, e che potrebbero diventare la grande forza e la grande ricchezza del nostro Paese. Certo, sono anche molto preoccupato, perché la Calabria non dà segni di risveglio da diversi punti di vista. Non dimostra indignazione e soprattutto sono preoccupato perché la parte migliore di questa regione abbandona la sua terra. Un vero e proprio dramma sociale. In tanti cercano di invertire la rotta e dunque speriamo bene.

In vista delle prossime elezioni per il rinnovo del Parlamento italiano, cosa si aspetta in termini di politica culturale ed editoriale?

Uno dei problemi della nostra regione è molto spesso il rapporto tra imprenditoria e politica, che porta gli imprenditori a non guardare al mercato ma alla politica. Le politiche culturali della nostra regione, spesso soffrono di un doppio strabismo, quello di guardare al nostro passato, patrimonio glorioso da difendere, dimenticando  quelli che producono cultura contemporanea, non solo nel settore editoriale. E poi, l’altro grave errore  è quello di pensare che tutto ciò che viene fatto fuori dalla Calabria, sia qualitativamente superiore.  In realtà, le cose non stanno cosi.

Quali sono i suoi obiettivi futuri e quali i titoli  principali per il 2013 appena iniziato?

Consolidare, rafforzare e rilanciare questa realtà non solo editoriale, ma anche industriale, che occupa circa ottanta persone. Questo è l’obiettivo principale, soprattutto in un momento complicato come quello che l’economia generale sta vivendo. Sul fronte editoriale diverse le novità: il nuovo libri di Enzo Ciconte, Politici e malandrini; un libro di Alessandro Cecchi Paone, che raccoglie una serie di interviste ai dieci scienziati più importanti del nostro Paese (dalla compianta Rita Levi Montalcini a Carlo Rubia); un libro dedicato a Mattia Preti, in occasione della ricorrenza del centenario, monografia di Vittorio Sgarbi; La guerra delle arance, di un giovane studioso, Fabio Mostaccio, sui fatti di Rosarno e sul mondo che ruota attorno alla questione dell’agrumicoltura non solo in Calabria ma in tutto il Mezzogiorno.  Tantissimo  lavoro insomma per il nuovo anno, ma sarebbe troppo lungo da elencare e poco corretto svelare l’effetto sorpresa.