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Lunedì, 13 Luglio 2020

Geofilosofia del Mediterraneo. Un libro di Caterina Resta

“ Il Mediterraneo può costituire un’alternativa al disegno neoimperiale di un nuovo ordine mondiale, da qualunque parte esso provenga. Un’alternativa della quale persino l’Islam, e il mondo arabo, dovrebbero essere parte integrante, contro ogni rischio di universalismo  omologante “ . “ Il Mediterraneo può costituire un’alternativa al disegno neoimperiale di un nuovo ordine mondiale, da qualunque parte esso provenga. Un’alternativa della quale persino l’Islam, e il mondo arabo, dovrebbero essere parte integrante, contro ogni rischio di universalismo  omologante “ . L’affermazione non è di un politico, o economista, ma di una filosofa, la siciliana Caterina Resta, tra le studiose più apprezzate del pensiero contemporaneo a livello internazionale, titolare della cattedra  di Filosofie del Novecento all’Università di Messina.

Caterina Resta, docente di Filosofie del Novecento all’Università di Messina


Il suo sguardo sul Mediterraneo, è la visione di chi crede che il “ mare di mezzo “ non è solo un mare del passato, ma potrebbe avere ancora un avvenire. “ La sua pluralità può rappresentare un paradigma esemplare nell’epoca della globalizzazione. ” Al di là di ogni retorica, spiega la studiosa, il Mediterraneo può essere decisivo per ripensare a un “rimescolamento convulso di confini e frontiere che accompagnano i  processi in corso di unificazione planetaria “. Avendo approfondito, nei suoi studi, il pensiero di “ giganti “ come  Nietzsche, Junger, Heidegger, Schmitt, quello di Caterina Resta, è uno sguardo “ geofilosofico “ sul Mediterraneo, che parte dall’interrogare il senso della storia europea e occidentale. Nel suo ultimo libro, “ Geofilosofia del Mediterraneo “, pubblicato da Mesogea, di Messina, dalla casa editrice particolarmente specializzata nella cultura mediterranea, Caterina Resta scrive che “ dal mare delle differenze “ è nata l’Europa e si chiede: “ Saprà questo antico mare, circondato di terre, essere ancora modello per una configurazione non universa, ma pluriversa del mondo? “. Il Mediterraneo è un  mare cruciale per la storia europea e dell’intero occidente,  spiega Caterina Resta.  Un mare indispensabile per ripensare l’Europa, “ a partire dal segno dell’apertura e dell’ospitalità “.  “ Nella sua pluralità di confini e frontiere, il Mediterraneo - sottolinea l’autrice - è stato luogo di scontro, ma anche di straordinario incontro, di inesauribile confronto con l’altro, impedendo, moderando ogni drastica reductio ad unum”.
Ma perché “ geofilosofia del Mediterraneo “? . La “ geofilosofia “,  spiega la filosofa messinese, aspira ad assumersi il compito, certo non facile,  di ricondurre il pensiero a interrogare il senso complessivo dell’abitare dell’uomo sulla terra. E un’Europa che è da rianimare, o peggio, risuscitare - dice l’autrice - non può prescindere dal volgere lo sguardo alle sue molte radici mediterranee, siano esse greche, latine, ebraiche, cristiane, o arabe. “ L’Europa, questa nuova Europa che ancora deve venire, se mai verrà, non giungerà dalla libertà e unità dei mercati, ma solo da un evento, incalcolabile, imprevedibile.  L’Europa, per Caterina Resta, deve tornare a interrogare la sua storia, cominciata sulle sponde del Mediterraneo, in Fenicia, “ in quell’estremo lembo di terra che a Oriente ne delimita il confine “. Ed è, dunque, delle rive del Mediterraneo, sostiene, delle sue terre frastagliate, piene di porti e di golfi, di promontori e di isole che la storia dell’Europa deve tornare a parlare: “ La storia è tutta compresa entro le sponde del Mediterraneo “. L’attrazione fatale per l’Occidente – è la conclusione della filosofa - e il richiamo dell’Oceano, ci rammentano del suo inesorabile declino, nella folle traversata oltre i confini mediterranei, all’inseguimento del sole che muore ”. Un capitolo del libro è dedicato ai luoghi mediterranei di casa, agli spazi urbani intorno all’area dello Stretto, particolarmente a Messina. “ Per chi si affaccia sullo stretto – scrive Resta – appare subito chiara la complessa rilevanza geostorica di questo sito che non ha pari nel Mediterraneo “.  Luoghi di cui bisognerebbe ricordare l’importanza e l’origine, ma dove, chiude con una punta di amarezza Caterina Resta, “ abituati al passeggio abbiamo totalmente perduto il senso dello stare “.