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Sabato, 11 Luglio 2020

I vescovi del Maghreb: senza dialogo il Mediterraneo brucia…

I vescovi del Maghreb riuniti in  Sicilia lanciano un appello: «È urgente il dialogo delle culture, dei popoli e delle religioni dentro le rive del mediterraneo».  Per la prima volta nella loro storia, hanno scelto di riunirsi  in Sicilia, nel I vescovi del Maghreb riuniti in  Sicilia lanciano un appello: «È urgente il dialogo delle culture, dei popoli e delle religioni dentro le rive del mediterraneo».  Per la prima volta nella loro storia, hanno scelto di riunirsi  in Sicilia, nel cuore del Mediterraneo, ospiti della diocesi di Mazara del Vallo, città nella quale opera la principale flotta peschereccia italiana e in cui è storicamente numerosa la comunità nordafricana.La scelta di riunirsi fuori dal Nordafrica, ha dato un forte impulso al confronto tra le due sponde del Mediterraneo, rimarcando le ragioni di una vicinanza non solo geografica, ma anche religiosa, culturale e storica.  “I movimenti migratori hanno avvicinato ancora di più le due rive del Mediterraneo - dice monsignor Domenico Mogavero, vescovo di Mazara - e dobbiamo inventarci un percorso nuovo, proponendo un umanesimo mediterraneo orientato al bene comune e che rispetti e valorizzi le minoranze religiose creative “. Nel documento finale della riunione, dopo tre giorni di lavori intensi, gli otto vescovi del Maghreb (Libia, Marocco, Tunisia e Algeria) hanno espresso le loro preoccupazioni per la guerra in Siria, la situazione del Nord Mali, l’intensificazione delle migrazioni e l’estremismo di alcuni gruppi religiosi. “ Bisogna fermare le armi perché non risolvono nessun problema “ hanno sottolineato i presuli nordafricani.  A Mazara erano presenti i vescovi Vincent Landel (Rabat) Jean-Paul Desfarges (Costantin), Santiago Martinez Agrelo (Tangeri), Ghaleb Bader (Algeri), Maroun Lahham (Tunisi), lphonse Georger (Oran), Sylvester Magro (Benghazi) e Claude Rault (Laghouat- Ghardaia). All’assemblea hanno preso parte pure otto vicari generali provenienti da altrettante diocesi dall’Africa, compreso padre Mario Lèon, amministratore apostolico del Sahara occidentale.  « Le nostre Chiese sono modeste, fragili e piccole - ha detto Vincent Landel, arcivescovo di Rabat, nel Marocco, e presidente della Conferenza Episcopale - ma sono la testimonianza vivente di umanizzazione, dialogo, servizio, preghiera, esperienza in quei territori. Questi termini sono gli elementi fondamentali del nostro percorso di evangelizzazione». I vescovi del Maghreb, nel corso dei lavori, hanno affrontato, con particolare attenzione, il tema delle migrazioni, che interessa moltissimo l’Europa e particolarmente regioni italiane come Siciliae Calabria, meta dei continui sbarchi delle “ carrette del mare “ della speranza. “I migranti sono numerosissimi - ha detto ancora Landel - e questo è un fenomeno che la nostre Chiese non possono sottovalutare, anzi devono prendere in considerazione. I migranti non sono soltanto quelli che vivono nei nostri paesi, ma anche quelli che arrivano dal Sud Sahara, ai quali i nostri territori per loro sono solo terre di passaggio, per poi raggiungere le coste italiane “. I

Monsignor Domenico Mogavero vescovo di Mazara


l tema delle migrazioni, dei poveri e dei giovani, è stato ripreso da monsignor Mogavero nell’omelia durante la solenne concelebrazione in Cattedrale,a Mazara, presenti, con i vescovi del Nordafrica, anche l’arcivescovo di Agrigento monsignor Francesco Montenegro e di Cefalù monsignor Vincenzo Manzella. “ Non è pensabile una anacronistica sordità al grido dei poveri – ha detto il vescovo di Mazara - resa manifesta dalla smania del superfluo, da un uso smodato del danaro, da una attenzione maggiore agli aspetti cultuali, anziché all’alleviamento della fame, al soccorso delle nudità, alla offerta di un lavoro dignitoso e remunerato secondo giustizia” . Ed ancora sui giovani: “ L’attenzione al mondo giovanile - ha detto Mogavero - è davvero una priorità urgente e drammatica insieme. I giovani, infatti, manifestano, pur con i loro costitutivi ondeggiamenti e turbamenti aspirazioni profonde di autenticità, di verità, di libertà, di generosità. Le Chiese dei Paesi del Maghreb queste sfide le conoscono e non si tirano indietro nell’indagare risposte adeguate alle attese. La diversità non sia elemento di conflitto - ha detto ancora il vescovo - ma risorsa che ci fa crescere. La presenza qui di questi Vescovi, che nelle loro diocesi vivono la doppia funzione di presenza e estraneità visto che la religione islamica è prevalente, è la testimonianza che siamo una sponda unica in un mare che ci unisce”. In un’intervista a Radio Vaticana, monsignor Mogavero ha poi risposto ad una domanda sulla “ primavera araba “. “ Ne penso solo bene, come valutazione dell’ideale – ha risposto il presule siciliano - perché ha dimostrato come si possano abbattere regimi dittatoriali senza partire da motivazioni di carattere ideologico. È stata la vittoria della spontaneità, innestata sulla rivendicazione di libertà e di diritti da conquistare proprio con una partecipazione diretta. È stata una rivoluzione di massa, veicolata dai network, che ha raccolto soprattutto fasce non protagoniste del mondo arabo, come i giovani e le donne, che sono stati il motore che ha spinto queste rivoluzioni. Certamente, adesso – dopo le fiammate degli ideali del 2011 – c’è l’impatto con i problemi reali: c’è da costruire un sistema istituzionale, la Carta costituzionale, un sistema parlamentare, la partecipazione dei cittadini, e tutto questo ha dei costi. Ha dei costi anche di carattere economico, aggravati dalla situazione internazionale, da un’economia globalizzata”.