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Sabato, 31 Ottobre 2020

“Mediterraneo di plastica” tra trent’anni in mare più bottigliette che pesci

Se i mari del mondo (principalmente gli oceani) sono ammalati d’inquinamento in modo grave, neppure il nostro Mediterraneo sta tanto bene. Si calcola che nel 2050 ci saranno più bottigliette e altro materiale di plastica che pesci negli oceani, ma Se i mari del mondo (principalmente gli oceani) sono ammalati d’inquinamento in modo grave, neppure il nostro Mediterraneo sta tanto bene. Si calcola che nel 2050 ci saranno più bottigliette e altro materiale di plastica che pesci negli oceani, ma il problema non riguarda solo le grandi dimensioni delle “isole di plastica” degli oceani, ma anche i rifiuti “invisibili” del Mediterraneo, cioè quelle concentrazioni di microplastiche che, al largo delle coste mediterranee, sono persino maggiori di quelle dell’oceano Pacifico. Rifiuti-Spiaggiati2Se, infatti, le “isole di plastica” (due nel Pacifico, due nell’Atlantico e una nell’oceano Indiano) sono grandi e visibili, quelle del Mediterraneo, molto più piccole, sono altrettanto dannose per l’ambiente e per l’uomo. Insomma - dicono gli esperti -  il Mediterraneo si sta trasformando in una sorta di “zuppa” di plastica galleggiante. E la cosa, naturalmente, ci riguarda da vicino, dato che il mare Mediterraneo (di cui Tirreno e Jonio fanno parte) avvolge più di ottocento chilometri di coste calabresi. L’allarme sulla plastica in mare, con dati preoccupanti, è stato lanciato la prima volta dal Forum economico mondiale di Davos dell’anno passato, in Svizzera, e poi continuamente rilanciato da organizzazioni e movimenti ambientalisti. Secondo quel dossier di Davos, nei mari di tutto il mondo ci sarebbero oltre 150 milioni di tonnellate di materie plastiche. Ma tra le acque più inquinate figurano  quelle mediterranee, perché – viene spiegato - il problema non riguarda solo la spazzatura di grandi dimensioni, che spesso forma delle vere e proprie isole in mezzo all’acqua, ma prima di tutto i rifiuti che non riusciamo a vedere: concentrazione di microplastiche è notevole e altro tipo di materiale. La costa calabrese, per esempio, ha il record della presenza di rifiuti spiaggiati. E qui ci troviamo di fronte a dati che non vengono “da fuori”, ma dal monitoraggio di un intero biennio, disposto dall’unità organizzativa “Marine Strategy” dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Calabria (Arpacal).spiaggiati3 L’obiettivo del monitoraggio è di ridurre la quantità di rifiuti spiaggiati, al fine di limitare gli effetti negativi sull’ambiente e le ricadute sul piano economico e sociale come richiede il Ministero dell’Ambiente. La maggior parte dei rifiuti spiaggiati sono di materiale plastico: in particolar modo, buste per la spesa, per l’immondizia, ma anche cannucce, posate e piatti di plastica, anelli di di tappi di bottiglia e lattine, e diversi tipi di contenitori per alimenti. A fare le spese dell’inquinamento da materiale plastico e immondizia varia in tutto il mondo sono gli esseri viventi. Se le isole di plastica danneggiano la flora e provocano  il soffocamento e la menomazione degli animali marini, alcune particelle (quelle invisibili) vengono spesso ingerite da pesci e organismi che poifiniscono nei nostri piatti, con effetti che, anche se gli studi in merito sono ancora agli inizi, sembrano dannosi per l’uomo.
Secondo un rapporto dell’Agenzia ambientale delle Nazioni Unite, ogni giorno, finiscono nelle acque del Mediterraneo 731 tonnellate di rifiuti in plastica. Il Paese che ne disperde di più nel Mare Nostrum è la Turchia (144 tonnellate al giorno), seguita da Spagna (125) e Italia (89,7). Il problema più grosso sono però le microplastiche: il 92 per cento della plastica presente è più piccola di 5 millimetri. E’ uno studio pubblicato su Nature, condotto dall’Istituto di scienze marine del Consiglio nazionale delle ricerche di Lerici, in collaborazione con alcune Università, parla di “Mediterranean soup”: zuppa mediterranea di plastica.
rifiuti spiaggiati plasticaA peggiorare la situazione, c’è il fatto che il Mediterraneo è un mare chiuso e una particella potrebbe avere un tempo di permanenza nelle acque pari a mille anni. In teoria, cioè, partendo dall’Adriatico potrebbe impiegare un millennio per attraversare lo stretto di Gibilterra, per poi finire nell'oceano.
Cosa si può fare? A questa domanda gli esperti rispondono che bisognerebbe diminuire il consumo e la produzione di plastica e quella che c’è smaltirla nel modo corretto. Alcuni Paesi sono da tempo sulla strada giusta. Ci sono grandi città come San Francisco, Amburgo e Montreal che hanno messo al bando le bottiglie di plastica. Ma, per raggiungere risultati concreti – sostengono gli esperti - c’è bisogno non di azioni isolate, ma della collaborazione di istituzioni, cittadini e aziende. In Italia, Legambiente e altre associazioni, hanno lanciato la proposta di arrivare a zero plastica in discarica entro il 2020. Ma senza la collaborazione-educazione dei cittadini, a smaltire nella maniera giusta, tutto diventa difficile.