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Venerdì, 23 Ottobre 2020

Il Parco e le anime dell’Aspromonte. Bombino: "Attorno al valore della conservazione si può immaginare la vera opportunità di sviluppo e di ricchezza”.

Giuseppe Bombino, 44 anni, docente del Dipartimento di Agraria dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, dal maggio 2013 è Giuseppe Bombino Presidente dell’Ente Parco Nazionale dell’Aspromonte.

Giuseppe Bombino Presidente dell’Ente Parco Nazionale dell’Aspromonte Giuseppe Bombino Presidente dell’Ente Parco Nazionale dell’Aspromonte


. Sposato con Giovanna; è padre di due figli, Domenico e Morgana, dal 9 febbraio 2016 è Coordinatore di Federparchi Calabria. Il prof. Bombino tra qualche anno si immagina nella sua dimensione naturale, quella Universitaria - “è quello il mondo da cui provengo”, tuttavia il suo impegno per la sua terra non si arresterà, anche da semplice cittadino: “non è necessario ricoprire un incarico o una posizione istituzionale per servire la propria comunità”. Per lui bastano amore e passione.

L'Aspromonte, un meraviglioso mondo nel cuore della Calabria. Il suo compito, alla guida dell'ente Parco, è quello di valorizzare le sue bellezze e le sue risorse, tutelando la sua identità - naturale e culturale - e non sacrificando lo sviluppo del territorio. In questo percorso gestionale, quali sono state le azioni messe in campo nella sua esperienza?

L’identità dell’Aspromonte ormai si impone forte e alta nell’opera quotidiana dell’Ente Parco. I progetti di tutela della biodiversità, gli ambiziosi programmi di valorizzazione delle risorse culturali e ambientali, rappresentano l’unico vincolo di cui andiamo fieri. Negli ultimi mesi, ad esempio, abbiamo mobilitato alcuni milioni di euro per la tutela del patrimonio naturale e alla valorizzazione delle risorse culturali e identitarie del Parco dell’Aspromonte. L’obiettivo è quello di migliorare le infrastrutture materiali e immateriali; l’educazione ambientale rappresenta, inoltre, un’azione costante per sensibilizzare le nuove generazioni ad un corretto rapporto con la natura e, al contempo, per sviluppare forme di crescita desiderabile per il territorio nel suo complesso. In una contemporaneità in cui le reti e le sinergie costituiscono una vera e propria innovazione di processo, è necessario stimolare le nostre comunità ad agire secondo una logica di sistema che punti alla valorizzazione delle eccellenze e all’esaltazione di ogni espressione naturale, culturale e creativa che possa definitivamente liberare la forza primordiale dell’Aspromonte.

 Cosa la fa sentire soddisfatto e su cosa vorrebbe puntare nei prossimi due anni di presidenza? 

aspromonte3L’efficacia delle azioni da intraprendere non può prescindere, comunque, da un costante e sistematico confronto con la Direzione e con tutto il personale dell’Ente che supportano sul piano tecnico e operativo gli indirizzi e le linee programmatiche del Presidente. L’Ente che mi onoro di presiedere si avvale di professionalità con elevata qualificazione, motivate dall’appartenenza ad un progetto comune, che risponde, grazie alla loro opera, ai più alti interessi di un territorio molto vasto. Con loro mi confronto quotidianamente e, sin dal giorno del mio insediamento, abbiamo intrapreso un lavoro che, pur nel rispetto della diversità dei ruoli e delle responsabilità, ci vede tutti attenti al raggiungimento degli obiettivi di tutela e di valorizzazione delle risorse della nostra area protetta.
Più in particolare, le priorità che ho stabilito sono da ricondursi al “restauro” del significato della “dimensione montagna”, quale ambito privilegiato da cui avviare un processo di sviluppo del nostro territorio. Tale consapevolezza rappresenta il segno tangibile del superamento di un’ottica che individua nella montagna il luogo dei problemi da risolvere e conduce, in una rinnovata visione, ad una identificazione del territorio montano quale fattore positivo di crescita per l’intera regione.
Emerge oramai chiaramente come il regime di protezione che “regola e salvaguardia” rilevanti porzioni del nostro territorio montano si ponga come elemento coordinatore e propulsore delle nuove politiche socio-economiche, svolgendo un ruolo attivo nei confronti delle aree con cui questo istituto interagisce. E’ necessario, tuttavia, ridurre le “dicotomie” con ciò che Parco non è, e privilegiare la “contiguità territoriale” per mettere in rete l’area protetta con quelle porzioni di territorio che hanno altri valori e intelligenze. Mi riferisco, ad esempio, alla contiguità tra la montagna e la costa e alle potenzialità, ancora non del tutto esplorate, di una offerta naturalistica e culturale in grado di mettere a sistema l’esclusiva incombenza della montagna al mare.
L’obiettivo della promozione dello sviluppo sostenibile, accanto ai compiti di tutela e conservazione, sottolinea l’importanza del ruolo che viene assegnato al Parco quale soggetto istituzionale capace di rispondere e aprire nuove prospettive alla crescente domanda di sviluppo del turismo culturale, enogastronomico e naturalistico, così come di fronteggiare e risolvere i problemi di degrado del territorio e di depauperamento e marginalizzazione economica e sociale delle aree interne. 

Il suo ruolo la spinge a stretto contatto con il mondo associazionistico e con i comuni del vasto comprensorio aspromontano. Con questi agenti territoriali, immagino, ci si confronta quotidianamente. Qual è il suo rapporto con le 'anime' dell'Aspromonte?

 aspromonteE’ un rapporto costante, proficuo. Le associazioni sono il cuore della nostra montagna, ne costituiscono il “motore” sia per le attività che promuovono e organizzano sul territorio, sia per il monitoraggio che effettuano. Alle associazioni, alle cooperative montane noi affidiamo il futuro dell’Aspromonte.  In questi ultimi due anni sono nate decine di cooperative montane, tutte composte da giovani che lavorano con l’Ente Parco per attività di manutenzione dei sentieri, antincendio boschivo, campi di volontariato, animazione territoriale.
E’ questo il “circuito” virtuoso che siamo riusciti a costruire insieme agli stakeholders: loro hanno trovato in noi interlocutori attenti e disponibili, noi abbiamo ricercato e individuato in loro risorse umane e professionali di fondamentale importanza per costruire un nuovo format organizzati e produttivo. E’ un lavoro che deve coinvolgere ogni intelligenza, ogni espressione. L’Aspromonte non è in cerca di un autore, ma di una intelligenza che sia in grado di valorizzare esperienze e sensibilità comuni, ad ogni livello. Le direttive sono tutte racchiuse nel disegno di un progetto elementare, entro cui è inscritto un Aspromonte “delimitato” dai suoi confini fisici e amministrativi, sede di interventi e progettualità, e un altro Aspromonte, invece, che non ha confini; quest’ultimo, liquido e aereo insieme, terrestre e parallelo, è il luogo delle idee e delle intese più alte; è il luogo della contiguità culturale, dell’abbattimento delle contrapposizioni, dei localismi; è il luogo del dialogo in cui avviare i processi di sviluppo e in cui collegare e mettere a sistema soggetti e gestori del territorio, enti ed amministrazioni pubbliche: in questa dimensione è irrinunciabile il ruolo e il contributo delle associazioni. E’ questo che manca nel nostro Aspromonte. Ciò che mi interessa, in questa fase, non sono tanto le scelte connesse con la tutela e la salvaguardia dell’inestimabile valore delle risorse naturali e ambientali, quanto, invece, l’esigenza di creare una infrastruttura culturale da sovrapporre a quella fisica e naturalistica: da ciò discenderà la capacità di tradurre sulla trama fisica del territorio le opportunità e le iniziative di sviluppo socio-economico. 

Qual’ è il suo rapporto con la ‘gente d’Aspromonte? 

La ‘gente d’Aspromonte’ è gente assai generosa per natura e vocazione. In questi giorni ho ricevuto diverse attestazioni di stima e incoraggiamenti nel proseguire in ciò che già si sta facendo. Sento una grande partecipazione ed un grande affetto e questo mi conforta, mi dà orgoglio. Prodiga di sostegno e d’iniziative. Nell’idea del cambiamento ci sono sempre dei nuovi punti fermi da rinvenire.bombino Bisogna essere consapevoli che molto si può fare per la nostra terra e per quei figli nuovi che essa potrà generare. Bisogna necessariamente uscire dagli stereotipi che altri ci hanno facilmente cuciti addosso, perché altrove nessuno condannerebbe sangue e carne innocente. La nostra gente sa parlare d’altro, deve solo essere ascoltata e premiata quando produce ed esalta la bellezza che ha dentro di se. Partiamo dalla convinzione che nessuno si può esimere dall’essere e rappresentare quello Stato, quella Patria che ci ha nutriti e formati, dobbiamo ritrovarci e riconoscerci in questa idea, fare e non aspettare che qualcosa migliori da sé o dall’alto. Dobbiamo coltivare e costruire quel senso del dovere, della bellezza, che ci spinga ad essere noi stessi gli artefici del cambiamento e del miglioramento. Questo ce lo dice la storia, la nostra storia e l’immenso contributo che gli illustri uomini di questa terra hanno saputo lasciare all’intera umanità.

 Nel corso del recente meeting sul sistema delle aree protette, promosso dall'associazione Ex Consiglieri regionali della Calabria, un suo intervento ha sottolineato che la bozza dello Statuto della nascitura Città Metropolitana, è zoppa; nel senso che la carta statutaria, non prevedrà l'ente Parco - area protetta - come identità istituzionale. Secondo lei, si tratta di una mancanza di visone? 

“Lasciatemi ringraziare il Sindaco Metropolitano Giuseppe Falcomatà per l’attenzione rivolta al Parco Nazionale d’Aspromonte: l’avermi invitato a partecipare ai lavori dell’ultima conferenza dei Sindaci, infatti, è un segnale di grande sensibilità e collaborazione. Siamo soddisfatti per l’individuazione di una quinta ‘Area Omogena’ denominata “aspromontana” anche se è utile evidenziare come una più alta ricerca dei significati in sede di denominazione dell’Area Omogenea “aspromontana” avrebbe consigliato di perfezionarne la identificazione esaltando in maniera più esplicita il pregio e il valore naturalistico che essa esprime. La presenza di un’Area Protetta dello Stato all’interno del perimetro metropolitano rappresenta, come ormai noto, un esempio pressoché isolato a livello internazionale; ritengo, pertanto, che aver rinunciato ad elevarla al rango di “area omogenea” renda meno “intellegibile” questa prerogativa, il cui eccezionale patrimonio naturalistico e di biodiversità è stato riconosciuto da una precedente Legge dello Stato (Legge Quadro Sulle Aree Protette n. 394 del 1991). foto parco aspromonteAver sacrificato una “intelligenza nativa” del nostro territorio è stato, a mio avviso, un errore.La dizione “Area Protetta Aspromontana” avrebbe trovato, inoltre, piena coerenza nel dettato normativo della Legge Delrio. Il territorio del Parco Nazionale d’Aspromonte include, infatti, ben 37 dei 97 Comuni complessivamente coinvolti nel “disegno” dell’Area Metropolitana di Reggio Calabria, i quali, edificando la Comunità del Parco, già da oltre 20 anni interpretano, ex lege, quell’istituto “associativo” e “unificante” richiamato nella Legge Delrio. Non a caso la stessa norma, nell’intento di ridurre i costi pubblici e di affrontare più agevolmente la variabilità territoriale che caratterizza le Città Metropolitane, suggerisce l’individuazione, in sede strategica e di pianificazione, di zone omogenee e di unioni di comuni dove rintracciare le medesime condizioni economiche, strutturali e ambientali, per orientare e valorizzare più efficacemente gli investimenti.
La Comunità del Parco, in esecuzione diretta di una norma dello Stato, è, di per sé, una “unione di Comuni” che ha eletto un processo identitario nell’ambito del quale ha stratificato, nel tempo, relazioni funzionali, immaginari collettivi e trame culturali condivisi intorno al valore della conservazione della natura, della qualità della vita e dello sviluppo desiderabile. Far coincidere la zona omogenea con il territorio del Parco Nazionale d’Aspromonte avrebbe determinato, quindi, l’ottimizzazione e la valorizzazione di un Istituto Statale ormai da tempo operante, quale è quello della già costituita Associazione dei Comuni che fondano la Comunità del Parco.

 Ente Parco e Città Metropolitana, dunque, quali prospettive per l’Aspromonte? 

Con il pieno riconoscimento del Parco dell’Aspromonte nel “sistema integrato” della Città Metropolitana, riusciamo nell’accostamento di un’intelligenza nativa, quella della natura, ad un’intelligenza artificiale. Abbiamo riqualificato 130 chilometri di rete sentieristica, per la prima volta dopo venti anni, affidando i lavori ai nostri giovani attraverso la “Legge sulla Montagna”; abbiamo cercato di valorizzare il ruolo dei pastori, veri ‘guardiani’ della nostra montagna per troppo tempo confinati ad un ruolo da “non protagonisti”. Con loro abbiamo costruito una rete e solo se saremo capaci di non interrompere questo sistema rilanceremo le nostre risorse agroalimentari e il settore pastorale, valorizzando e promuovendo quei prodotti di pregio quale il latte di capra e il formaggio caprino che abbinano alla qualità anche l’esclusività di produzioni strettamente legate al nostro territorio”.

parco aspromonteTra i momenti più difficili che hanno segnato il suo impegno istituzionale, senza dubbio, rientrano gli episodi intimidatori che l'hanno riguardata personalmente. La sua sfera privata, quella familiare, ancor prima che quella pubblica, è stata sensibilmente intaccata. Ha pensato anche solo per un attimo se ne valesse la pena continuare a presiedere l'ente Parco? 

Negli ultimi anni abbiamo assistito sì al vile gesto di chi ha compiuto riprovevoli azioni, ma, d’altra parte, abbiamo sopportato ingiustizie mediatiche e l’ignobile campagna di ingiurie estesa anche a chi ha sempre continuato, nonostante tutto, a fare il proprio dovere. Non dirò nulla che possa ulteriormente lacerare la mia terra, e seguendo il buon sentimento che mi lega ad essa e alla mia gente, penso che qualcuno sia semplicemente rimasto turbato dal cambiamento che stiamo operando.
Ci sono modi di fare e d’agire che sono prassi consolidate nel tempo. Ciò che cambia produce sempre smarrimento e reazioni non sempre positive. Non si può però considerare un Parco terra di nessuno o luogo dove tutti possono far tutto. Il Parco Nazionale d’Aspromonte è il prezioso luogo dove si concentrano e si fondono culture, spazi e pensieri contrastanti e perciò ancor più vitale di altri ambiti. È luogo d’immenso valore per la sua biodiversità e per le sue pregnanti peculiarità. Da sempre ha affascinato studiosi, viaggiatori e pellegrini e custodito miti e leggende, santi e anacoreti. Il Parco Nazionale d’Aspromonte può essere oggi il luogo delle opportunità per il territorio, laddove si voglia produrre il fine della tutela e della valorizzazione delle risorse naturali e paesaggistiche in esso presenti, laddove si voglia fare ricerca e costruire opportunità di impresa per quei giovani che investono sull’ospitalità, sull’accoglienza, sulla realizzazione di quel sistema di beni e servizi di cui si sente la necessità. Abbiamo detto ai giovani che intorno al “valore” della conservazione si può immaginare ed inverare la vera opportunità di sviluppo e di ricchezza, la solida e più duratura occasione di occupazione. E questo non lo dico io … ma lo suggeriscono le più accreditate teorie ed i principali indicatori economici, che individuano nelle “infrastrutture verdi” e nell’Ambiente la soluzione alla crisi economica che soffoca l’Italia ed il mondo. In una terra come la nostra, dove le questioni, spesso, vengono risolte con qualche contributo o con quell’approccio assistenzialistico che ha illuso intere generazioni, far passare il messaggio che occorra investire, credere e fare impresa intorno al valore della conservazione non è semplice, perché “chiama” ciascuno di noi ad una responsabilità e ad agire per cambiare lo status quo. Ciò ha probabilmente generato qualche “rigurgito” da parte di chi si è sempre proposto sul territorio come “referente” poiché ne millantava il pieno controllo. Il Parco è un istituto di tutela e crescita del territorio e crede nel territorio e nei suoi operatori. Deve quindi avverarsi e costruirsi la consapevolezza che noi tutti siamo lo Stato, cittadini ed istituzioni, non siamo parti avverse e in quanto Stato, siamo impegnati a realizzare una visione più alta della nostra terra e del nostro futuro. Dobbiamo credere nel miglioramento e spenderci perché ciò avvenga.

 Tra meno di due anni scadrà il suo mandato. Già potrebbe trarre dei bilanci. Certamente i suoi progetti a breve termine riguarderanno l'attività della presidenza dell'ente Parco, ma se volge lo sguardo oltre questo steccato temporale, come si immagina il suo futuro?

 Lo immagino nella mia dimensione naturale, quella Universitaria. E’ da quel mondo che provengo ed è a quel mondo che tornerò; Il mio impegno per la mia terra, tuttavia, non si arresterà. Non è necessario un incarico o una posizione istituzionale per “servire” la propria comunità. Lo farò da semplice cittadino, da innamorato, da appassionato: vivrò la Montagna con l’amore e la passione che hanno sempre contraddistinto il mio rapporto con essa. Essa non si è svelato adesso ai miei occhi, ma mi ha sempre posseduto; è stato come appartenere alla sua verità. Ho percorso l’Aspromonte da ragazzo, alla ricerca delle visioni di Corrado Alvaro e dei luoghi descritti da Domenico Giampaolo. E’ stato un percorso mentale, prima che fisico. Mi colpì, in particolare, la sua gerarchia geologica e minerale, l’ordine dei suoi lineamenti, il rigore dei suoi sentieri montani; e il peso dei suoi millenni, che è il peso delle preghiere delle genti che l’abitarono, ancora oggi persistenti come uno stemma.