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Mercoledì, 12 Agosto 2020

800 km di costa: un tesoro da valorizzare

Ecco come la Regione affronta l'emergenza ambientale
Filippo Diano colloquia con l'assessore all'Ambiente Franco Pugliano

Affrontare il tema dell'ambiente e del mare, in Calabria, è sempre difficile, per le continue criticità ed emergenze. Come intende muoversi la Regione su questo campo delicato e fondamentale?

E' opportuno premettere che il Consiglio regionale ha voluto confrontarsi sull'argomento, dedicandogli la seduta del 16 Aprile scorso, a testimonianza di una comune consapevolezza della Conferenza dei presidenti di Gruppo nel dover recuperare ritardi sulle politiche ambientali. Quando si parla di ambiente in Calabria si pensa con automatismo a criticità e negatività, quali il sistema dei rifiuti, quello della depurazione o quello dei siti inquinati. Non pensiamo, piuttosto, che le grandi ricchezze naturali ed ambientali che possediamo, dagli ottocento chilometri di costa e di mare meravigliosi, alle montagne splendide dei Parchi Nazionali e Regionale, alla Riserva Marina di Capo Rizzuto, ai 5 Parchi Marini, dovrebbero essere il punto di forza, il motore trainante di tutte lepolitiche di sviluppo regionale, solo se sapessimo comprenderne il valore e, quindi, tutelarle e valorizzarle. In questa direzione c'è il massimo impegno del presidente Scopelliti.

L'assessore all'ambiente Francesco Pugliano


Qui non si tratta di esprimere giudizi critici nei confronti di colleghi amministratori locali che, peraltro, si trovano dinanzi ai connotati di una crisi senza precedenti e con pochissime risorse a disposizione. Il messaggio che vogliamo invece far giungere è che non si possono perdere le opportunità che ci vengono offerte dalle politiche comunitarie che assegnano risorse imponenti per la salvaguardia dell'Ambiente, ma che richiedono una adeguata capacità di proposta, di progettazione e di tempestività che finora è mancata a molti comuni ed enti.

Questa Giunta regionale ed il suo Presidente, vogliono impegnarsi ad aprire una nuova stagione di concertazione e cooperazione con gli Enti Locali per riqualificare la macchina amministrativa ed essere opportunamente preparati alle nuove sfide. C'è bisogno, anche, di un patto per il mare, fra i cittadini calabresi, per recuperare la cultura del mare, che ha avuto un ruolo fondamentale nella storia, nella cultura e nell'economia di questa regione e che potrebbe tornare ad averlo.

Le Politiche ambientali sono spesso percepite dall'opinione pubblica come occasione di dispute ideologiche. Non sarebbe opportuno provare a rimuovere questa angusta e sterile posizione?

E' notorio che ci sia stato, e non solo a livello istituzionale, una scarsa sensibilità culturale sui temi dell'Ambiente. Mentre nel resto d'Italia e d'Europa il confronto è ormai esteso fino a coinvolgere modelli di sviluppo e di società sempre più attenti ai temi ambientali, da noi si fatica persino a far comprendere l'utilità, giusto per fare un esempio, della raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani. Ho già detto in Aula che dovrà essere la Regione, per prima, ad invertire la rotta, cominciando dal modello organizzativo, poiché credo sia impensabile per chiunque potere agire, con efficacia, nelle politiche ambientali, avendo a disposizioneal Dipartimento regionale alle politiche dell’Ambiente un numero limitatissimo di tecnici, a fronte di una gestione delle diverse tematiche ambientali, con gli enti locali e l'Europa, veramente ponderosa e delicata. Dovremmo comprendere facilmente che 29 unità lavorative, che si devono occupare di temi delicati e fondamentali come la depurazione, l'inquinamento, le bonifiche e il sistema dei rifiuti, che sta per essere trasferito dall'Ufficio del Commissario Delegato alla Regione, non possono assicurare la massima efficacia ed efficienza nelle diverse attività .

 

Sta lanciando un forte appello affinché la Calabria e le sue istituzioni facciano sistema.

Premesso che sulle condizioni precarie della depurazione pesa la confusione normativa, che ne ha trasferito la responsabilità dall'Ufficio del Commissario Delegato, che l'ha gestita fino al 2008, alla Regione, poi alle Province, successivamente agli AA. TT. OO., poi ai Comuni, credo che nessuno possa pensare di avere in mano la ricetta per far star meglio l'ambiente ed il mare della Calabria. Da noi c'è però anche un difetto culturale che frena il cambiamento. Siamo, infatti, contagiati da una sindrome masochista che ci induce a sperare che le cose non vadano bene, per avere la possibilità di indirizzare poi la colpa su chi guida le amministrazioni ai diversi livelli. L'appello alla cooperazione interistituzionale, nonché l'invito asotterrare l'ascia della contrapposizione politica, sono un appello a risvegliare l'orgoglio di appartenere ad una comunità e ad un territorio ricchi di storia, cultura e tesori naturali di incommensurabile valore.

 

Quali sono, secondo lei, le cause principali che impediscono di rendere efficiente il sistema della depurazione in Calabria, provocando delle vere emergenze, specie per la balneazione?

Le criticità, nel campo della depurazione, sono da ascrivere a tre macro-elementi: difetti infrastrutturali, difetti gestionali e difetti culturali.

 

Vogliamo citare qualche esempio?

Per quanto concerne i difetti infrastrutturali, c'è da dire che dal 2008 sono stati eseguiti 343 interventi, per un investimento di 350 milioni di euro di risorse finanziarie, senza una pianificazione ed una bussola di orientamento. Per tale motivo, tali interventi non hanno sicuramente prodotto i risultati che avrebbero potuto se ci fosse stata una pianificazione ordinata e coordinata da uno stesso livello di organizzazione. Dal 2010, 1'Assessorato ha avviato una programmazione degli interventi necessari, condividendo le priorità indicate dagli Ambiti territoriali ottimali, attraverso i Piani di ambito, con i Comuni interessati, impegnando 38 milioni di euro. Stiamo sollecitando a più riprese gli enti ritardatari- lo ha fatto in maniera decisa il presidente Scopelliti - tenuto conto che le convenzioni con i comuni destinatari degli interventi sono state stipulate nell'agosto 2011 e, allo stato, non è partito alcun lavoro.

 

Quali altre azioni si stanno programmando?

Con il presidente Scopelliti abbiamo condiviso la necessità di dare priorità agli interventi necessari per l'ambiente, nelle indicazioni che ha dato la Regione per la definizione del Piano governativo per il Sud. Ciò ha consentito alla Calabria di ottenere, nella Delibera CIPE del 30/04/2012, il finanziamento di 160 milioni di euro di risorse pubbliche, che pensiamo di implementare con 57 milioni di capitali privati, da destinare al superamento delle infrazioni comunitarie, nel campo della depurazione. Gli interventi previsti riguarderanno 16 agglomerati oltre i 15 mila abitanti, che coinvolgono 82 comuni.

Nella stessa Delibera CIPE, per come avevamo richiesto, alla Calabria sono stati finanziati ulteriori 42 milioni di euro da destinare alla bonifica dei siti inquinati. Numeri che dobbiamo rendere efficaci.

 

Quale bussola orienterà la rotta degli interventi con tali risorse?

Un suggestivo tratto di costa di Capo Vaticano


Quella della responsabilità. Per entrambe le materie, depurazione e bonifica, comune denominatore è la necessità di superare le infrazioni comunitarie aperte a carico della regione Calabria. Per la depurazione, la Unione Europea, dopo aver diffidato la Calabria nel 2005 e nel 2009, ha mandato le pratiche di infrazione alla Corte di Giustizia Europea che ha già convocato la Regione in udienza. C'è il rischio concreto, se non si superano queste infrazioni, se non si rende efficiente il sistema della depurazione negli agglomerati oltre i 15 mila abitanti, di arrivare alla sentenza di condanna per l'Italia, con 500 mila euro di multa per ogni giorno di ritardo.

E' chiaro che le eventuali multe che dovessero sopraggiungere, il Governo le ripartirà sulle spalle delle Regioni inadempienti. Per le bonifiche, aluglio 2010, la Unione Europea ha ammonito la Calabria per aver fatto solo carte senza aver iniziato alcuna attività di bonifica. I 42 milioni di euro finanziati serviranno a bonificare i 40 siti calabresi in infrazione comunitaria, che con i 45 milioni finanziati qualche settimana fa, con fondi POR per la bonifica dei 18 siti ad alto rischio, rappresentano una adeguata politica di disinquinamento del territorio regionale, mai iniziata in Calabria, per restituirlo ad uno sviluppo sostenibile e per tutelare la salute dei calabresi.

 

Passiamo al secondo macro-elemento: il difetto gestionale

Il sistema di gestione della depurazione si è inceppato, si è creato un corto circuito: i comuni non riescono a riscuotere i ruoli del servizio idrico integrato o, quando li riscuotono, non destinano le somme dovute al sistema della depurazione . Per questo motivo non riescono a pagare i corrispettivi contrattuali agli enti o ai soggetti gestori della depurazione, accumulando debiti nei loro confronti. Questi non ricevendo le risorse dai Comuni, non garantiscono un servizio adeguato ed entrano in difficoltà anche per i pagamenti del personale, creando disservizio. Il classico cane che si morde la coda.

 

Ci sarà pure un rimedio...

Un correttivo lo abbiamo introdotto. Nel 2010 su input dell'Assessorato, il Consiglio regionale ha approvato una legge semplice e snella che inserisce i poteri sostitutivi da parte del Governo regionale per gli enti inadempienti che, per disattenzione o incapacità, non riscuotono i ruoli dai cittadini o non li destinano al pagamento dei costi di gestione della depurazione.

Tale strumento, che prevede la nomina di un Commissario ad acta, è stato già sperimentato con effetti positivi. Infatti, un concessionario, gestore di una piattaforma depurativa importante che ha chiesto al presidente Scopelliti di attivare la legge in questione, la n. 22 del 2010, ottenendo la nomina di un Commissario ad acta, dopo un paio di settimane da tale nomina , ha chiesto la sospensione del commissariamento perché il Comune inadempiente aveva immediatamente pagato metà del debito.

Riteniamo, pertanto, di aver realizzato uno strumento efficace, non per attivare azioni repressive, ma piuttosto per interventi curativi ed educativi. Per restare ai difetti gestionali, non vi è ombra di dubbio che la principale causa che determina le criticità sulle acque di balneazione è la gestione e lo smaltimento dei fanghi della depurazione. Abbiamo la percezione che in molti posti non avvenga un processo corretto di smaltimento, visto che, dopo due anni di richieste ai comuni della Calabria circa le modalità di smaltimento dei fanghi, per rispondere alle richieste della Unione Europea, solo il 24% degli enti ha dato qualche riscontro. Una situazione che induce a pensare che questi fanghi, per evitare di sopportare il peso dei costi onerosi di smaltimento, vengano mandati da qualche parte. Quindi, non è da escludere l'eventualità che, direttamente od indirettamente, finiscano in mare, con grande gioia per le alghe che si nutrono degli stessi e producono le mucillagini presenti in molti tratti costieri in Calabria.


 

L'ultimo dei tre macro elementi, invece?

Curare il difetto culturale. Intanto dobbiamo tutti quanti, a partire dagli enti territorialmente competenti, vedere come stanare e combattere ogni forma di abusivismo ed illegalità, implementando attività di controllo e di vigilanza. Già nel 2011, la Regione Calabria ha istituito una task force tra Dipartimento regionale alle Politiche per l'Ambiente, Arpacal e Capitaneria di porto, per cercare di individuare le criticità e le anomalie segnalate ed individuarne le cause.

Per il 2012 abbiamo presentato un protocollo per implementare questi servizi straordinari di controllo e di vigilanza, al fine di individuare le patologie, le criticità e comporre una ‘cartella clinica’ sullo stato di salute del mare, monitorandolo in riferimento ai diversi interventi attivati. Sarà presto attivato un numero verde dove potranno pervenire le segnalazioni su criticità, abusi ed illeciti, per un pronto intervento della task force, via terra, via mare e, se necessario, via aerea. Sarà confermato ed implementato il servizio dei battelli per la pulizia delle acque superficiali di balneazione.

Credo che tutte queste attività abbiano bisogno, però, di una azione, di una politica educativa, formativa e di sensibilizzazione nei confronti della comunità. Perché, quanto più si rende partecipe la comunità nella definizione delle scelte politiche, tanto più il cittadino partecipa nella fase attuativa e, quindi, ogni intervento messo in campo dalle istituzioni potrà ottenere i risultati auspicati.

 

 F.D.