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Lunedì, 26 Ottobre 2020

La scommessa economicadei sistemi turistici locali in Calabria: successo o occasione sprecata?

Competitività e sviluppo economico, oggi, dipendono sempre più da una dimensione di governo locale. In questo scenario, è cresciuta l’importanza del ruolo giocato dalle politiche pubbliche, in particolar modo quelle attuate ai livelli regionali e locali visto lo spostamento dell’asse Competitività e sviluppo economico, oggi, dipendono sempre più da una dimensione di governo locale. In questo scenario, è cresciuta l’importanza del ruolo giocato dalle politiche pubbliche, in particolar modo quelle attuate ai livelli regionali e locali visto lo spostamento dell’asse decisionale e del controllo delle risorse economiche, in molti campi, dallo Stato ai livelli locali.

Il castello Ruffo di Scilla (Rc) Il castello Ruffo di Scilla (Rc)


Il settore turistico è un esempio lampante di tale cambiamento. A diversi anni dall’introduzione della legge Quadro 135/2001, che di fatti consegnava alle Regioni la competenza legislativa in materia di organizzazione e programmazione turistico/territoriale, ci si interroga, però, sui successi e sulle ombre del cambiamento in senso aziendalistico che ha interessato il settore pubblico in materia di turismo. In particolare si guarda agli sviluppi dei Sistemi Turistici Locali (introdotti dalla stessa legge quadro all’art.5), che avrebbero dovuto rappresentare il baluardo innovativo in materia di pianificazione strategica ma che, a distanza di anni dalla loro introduzione, appaiono invece come un’occasione sprecata.
La Calabria rientra tra le poche regioni ad avere completato il percorso di recepimento, attuazione e riconoscimento dei STL (Sistemi Turistici Locali), riconoscendone 5 (uno per ogni provincia). Eppure l’idea che aveva ispirato l’introduzione e l’attuazione di tali distretti turistici non sembra dare manforte ai dati sul turismo in regione secondo quanto confermato dalle statistiche contenute nel XIII Rapporto sul Turismo presentato in occasione della Fiera BIT (Borsa Internazionale del Turismo) di Milano nel febbraio 2014. Il XIII Rapporto sul Turismo in Calabria mostra una diminuzione degli arrivi (- 2,4%) e delle presenze in Regione (-4,3%) nel corso del 2013. I dati confermano un aumento dell’arrivo di stranieri in Calabria, ma una diminuzione del numero di pernottamenti.

La Certosa di Serra san Bruno La Certosa di Serra san Bruno


Gli interventi di rafforzamento delle tratte aeree e le partnership con tour operator europei ed extra europei hanno premiato la Regione che per la prima volta registra un’incidenza delle presenze straniere superiore al 20%. In termini di arrivi in Calabria spicca, tra i turisti extra-europei, la Russia (+166,9% di arrivi, +114,3% di pernottamenti): un dato, questo, che premia la strategia di potenziamento della promozione sul mercato russo, servito senza dubbio ad ammortizzare la flessione del mercato turistico nazionale.
Nonostante gli sforzi per la de-stagionalizzazione del turismo calabrese ancora oggi i dati confermano il trend del turismo di “rientro” (di chi cioè raggiunge la famiglia residente in Calabria) e del turismo sostanzialmente balneare (65,4% delle strutture ricettive e l’87,2% dei posti letto sono, infatti, collocati sulle località costiere) concentrati principalmente nelle ferie estive o nei weekend. Perché la destinazione-Calabria non decolla dunque?
Il problema non può essere circoscritto alla sola concezione, forse troppo ricalcata sui confini provinciali, dei Sistemi Turistici Locali, sui quali comunque grande speranza è ancora riposta. Il problema è piuttosto lo scarso coraggio da parte delle amministrazioni pubbliche che scommettono troppo sulla promozione e forse troppo poco sulla “risorsa- prodotto”. In pratica, non si può e non si deve più intendere il Sistema Turistico Locale come una semplicistica somma di piccole realtà locali confinanti o di prodotti tipici.

Il lungomare di Diamante (Cs) Il lungomare di Diamante (Cs)


Bisogna scommettere sul patrimonio naturale e ricettivo della Regione, ma soprattutto, bisogna allargare il proprio orizzonte di azioni e spostarlo da un’economia dei meri servizi, su cui si punta ancora molto oggi, ad un’economia delle esperienze che si va via via affermando sempre più nei dibattiti di settore come un’ idea di successo. Molte amministrazioni si stanno avvicinando a tale modello interpretativo dei distretti turistici: prima fra tutte l’Alto Adige ad esempio, che oggi investe gran parte dei suoi sforzi di programmazione turistica e territoriale nella componente emozionale dell’esperienza per spingere il turista a ricordare la destinazione “Alto-Adige” come “il posto in cui vivere”.
L’esperienza come proposta economica, accanto alla formulazione di progetti di sviluppo dell’offerta turistica compartecipati, finanziati e attualizzati da tutti i soggetti coinvolti nella crescita economica locale, possono essere la chiave di svolta della scommessa calabrese nel turismo. Ma non basta: bisogna affrontare le sfide future con atteggiamento più strategico e orientato ai risultati superando le criticità strutturali, le carenze di professionalità del management, le emergenze ambientali e criminali che frenano la corsa alla crescita di una Regione che ha tutte le potenzialità per arrivare ai livelli alti di riconoscimento del valore, al pari di regioni quali Friuli Venezia-Giulia e Trentino Alto-Adige, alle quali la Calabria non ha nulla da invidiare.
Silvia Franco