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Lunedì, 26 Ottobre 2020

Dialogo sulla biopolitica e la metamorfosi del potere

La concezione della politica come gestore principe nonché come sommo giudice della vita delle persone, un terreno d’incontro tra politica e sfera della vita, che ha origine proprio durante l’esplosione del capitalismo; il biopotere inteso come potere sulla vita, sviluppatosi La concezione della politica come gestore principe nonché come sommo giudice della vita delle persone, un terreno d’incontro tra politica e sfera della vita, che ha origine proprio durante l’esplosione del capitalismo; il biopotere inteso come potere sulla vita, sviluppatosi intorno ai secoli XVII  e XVIII in due precise direzioni, ovvero: la gestione del corpo umano nella società e la gestione del corpo umano come specie sempre all’interno della medesima società.

da sinistra: Rosita Borruto, Gianfranco Cordì, Rosaria Catanoso, Francesca Saffioti, Emilia Serranò Degli Espositi e Franco Iaria da sinistra: Rosita Borruto, Gianfranco Cordì, Rosaria Catanoso, Francesca Saffioti, Emilia Serranò Degli Espositi e Franco Iaria


Tutto questo concetto viene riassunto in una sola parola: biopolitica. Secondo il grande filosofo Foucault, la biopolitica rappresenta il terreno stesso su cui interagisce la rete di poteri che influenza pienamente la vita dell’uomo e delle popolazioni. Alla libreria Culture di Reggio Calabria, si è tenuta un’interessantissima tavola rotonda di filosofia, organizzata dalCentro Internazionale degli scrittori. Con la dottoressa Rosaria Catanoso, sono intervenuti, dopo la  presentazione della presidentessa Rosita Lorelay Borruto, il professore Gianfranco Cordì, la professoressa Francesca Saffioti, la professoressa Emilia Serranò degli Espositi, ed il dottore Franco Iaria.
“Biopolitica è il potere sulla vita o politica della vita?” ha esordito con una domanda la Serranò: “Bisogna scindere il significato in due parti. Politica sulla vita sta a significare un potere che si rivolge ai sudditi, al popolo, ed in questo senso la partecipazione alla vita politica si differenzia tra il mondo antico e quello moderno. Aristotele afferma che l’uomo è un animal politicus, però è anche vero che le due sfere, privata e pubblica, sono ben distinte, perfino nell’antica Grecia. Quando si parla di biopolitica, non si può fare a meno di menzionare la dottrina di Foucault, il quale fa risalire il discorso all’età moderna, dove entra in gioco la difesa della vita. Si pone dunque l’idea di un solo sovrano, detto Leviatano, il quale ha il compito di difendere la vita dai nemici. La stessa filosofia però, afferma che il popolo deve poi assoggettarsi al sovrano. La biopolitica, in sostanza, è difesa della vita e dell’uomo.”

Il filosofo Francese Michel Foucault. Il filosofo Francese Michel Foucault.


E’ intervenuta successivamente la Saffioti: “Il tema riguarda l’origine della politica stessa. La riflessione biopolitica, ci consegna la connessione tra le due sfere che in genere consideriamo separate, la politica e la vita. La biopolitica, dimostra che la politica fin dall’inizio si è fondata su una riflessione della vita. Si possono distinguere tre periodi biopolitici; il primo, quello iniziale, un governo della vita, della fondazione del pensiero politico, comprende la divisione tra zoè e bios, cioè vita biologica, e vita indirizzata all’organizzazione politica. Secondo Platone ad esempio, un fatto naturale come la riproduzione doveva essere controllato dallo Stato. Il secondo, la politica è un governo sulla vita, con la politica che entra nella vita privata; pensate ad esempio alla morte che viene ospedalizzata, diventando una fase neutra, atta a celare le debolezze del corpo, che non devono apparire alla società. Il terzo periodo, comprende una politica della vita, un potere che nasce dalla vita, e si contrappone allo stato, anche se secondo Foucault questa terza fase è sempre una forma di potere; c’è una vita che sfugge, al controllo della politica.” Successivamente la parola è stata passata a Cordì: “La vita e la politica correlate da una relazione. Questa correlazione spesso non è considerata. Oggigiorno tuttavia si ha il sentore che la politica abbia influenza sulla vita, basti pensare alle guerre, ai reality show televisivi, alle nanotecnologie eccetera. Dunque, se il biologico pare difficilmente regolamentabile, è pur vero che queste cose accadono. La domanda da porsi è: entro quale sfera la politica può influenzare la vita? E quando deve fermarsi?” E’ intervenuto infine Iaria, il quale ha asserito: “Esiste un processo di chiusura del bios e della politica in uno spazio ben delimitato. Foucult diceva che storicamente si è verificata una divisione in quadretti della società.

Francesca Saffioti La professoressa Francesca Saffioti


La biopolitica tuttavia non è un’invenzione  di Foucault, Foucault è riuscito solo a chiarificare questa rete di correlazioni tra politica e vita. Nella nostra epoca si è sviluppata una contraddizione per quanto riguarda il potere come stato, ed il potere come biopotere; abbiamo un indebolimento dello stato in alto, ed un declino dello stato all’interno della realtà nazionale. Dall’altro lato esiste un aumento del potere, perché si è allargato il campo di intervento del potere stesso, al punto che esso interviene sulla vita privata in maniera determinante. Il potere si è espanso nella sua area di intervento, tanto da farci accettare le sue condizioni. Abbiamo anche una metamorfosi del potere, che diventa un flusso che circola in maniera non identificabile. Si parla di potere opaco, non trasparente, che decide  in maniera subdola. Quindi la biopolitica pone degli interrogativi urgenti sui quali bisogna intervenire.”
Degli spunti interessanti, per una tematica che tuttora affligge la nostra società. Il controllo della politica in maniera del tutto subliminale, che entra nella nostra vita attraverso il bombardamento mediatico, deviando e piegando al proprio volere le nostre vite, le nostre abitudini, perfino i nostri sogni.