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Giovedì, 22 Ottobre 2020

Un ambizioso progetto di ricerca per la filiera legno-ambiente in Calabria

A colloquio col professor Giuseppe Scarascia-Mugnozza, ordinario di Ecologia forestale e Selvicoltura presso l'Università della Tuscia di Viterbo.

professor Giuseppe Scarascia-Mugnozza- professor Giuseppe Scarascia-Mugnozza-


Associato di ricerca presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche – Istituto per i Sistemi Agricoli e Forestali del Mediterraneo (CNR - ISAFOM), di cui è stato presidente del Consiglio scientifico per dieci anni, Scarascia è anche vice-presidente dello European Forest Institute (Joensuu-Finlandia e Bruxelles-Belgio), una delle più prestigiose e ascoltate organizzazioni di ricerca forestale d’Europa che raggruppa oltre 130 Istituzioni scientifiche, di 37 diversi paesi europei.
Lo intervistiamo in qualità di responsabile scientifico di un progetto di ricerca applicata che riguarda la nostra regione.

Ambiente – Legno – Foresta: tecnologie per una filiera mediterranea della bioeconomia forestale”. E’ il titolo dell’incontro che si svolgerà il 16 luglio prossimo presso l’Università della Calabria, nel corso del quale sarà presentato un nuovo laboratorio pubblico - privato per la valorizzazione delle risorse ambientali e forestali della regione Calabria. Di che si tratta?

Il Laboratorio Pubblico-Privato sulle foreste, il legno e l’ambiente è un’associazione temporanea tra enti di ricerca e istituzioni pubbliche con imprese private che si impegnano a collaborare insieme, almeno per un cinque anni, per tradurre i risultati della ricerca scientifica in innovazioni, nuovi prodotti e processi industriali nei settori dell’industria del legno, dei servizi di telerilevamento e osservazione dell’ambientee del territorio, e anche per la meccanizzazione, logistica e certificazione del legname dei boschi della Calabria. In poche parole, il paesaggio forestale calabrese è talmente ricco e diversificato che è veramente assurdo sprecarlo e utilizzarlo poco e male, mentre intanto si importa, per il fabbisogno delle industrie locali e per l’energia, il legname dall’Austria o magari da Paesi e continenti ancora più lontani.Foresta3 Bisogna innescare un circolo virtuosoche consenta di mobilizzare di più e meglio il legname locale, alimentando le piccole e medie industrie della regione e delle regioni vicine, creando occupazione qualificata per i nostri giovani tecnici e laureati, approfondendo le conoscenze sulle risorse ambientali delle foreste calabresi, sui diversi e preziosi servizi ambientali, o ecosistemici, che esse ci forniscono in larga misura (si pensi alla produzione di risorse idriche delle nostre montagne o ai pericolosi gas serra, come la CO2, che esse sottraggono dall’atmosfera mitigando i cambiamenti climatici) e migliorando la gestione, la conservazione e la protezione degli ecosistemi forestali.

Per i nostri lettori, che cos’è, in breve, un progetto PON?

Il programma PON, o Programma Operativo Nazionale per la Ricerca e la Competitività, è finanziato nell’ambito del Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale e cofinanziato dal Governo italiano; è gestito dal Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca (MIUR) e dal Ministero Sviluppo Economico (MISE) insieme alle Regioni della convergenza, e quindi anche dalla regione Calabria. Il PON ricerca e competitività ha l’obiettivo di sostenere, con investimenti pubblici per le istituzioni di ricerca e le imprese, lo sviluppo di infrastrutture e di attività di formazione e ricerca in modo da rendere più competitive nel panorama europeo e nazionale, le regioni che hanno un ritardo rispetto al resto dell’Italia e dell’Europa in termini di reddito, di infrastrutture e di capacità di innovazione industriale.

Quali sono gli enti e le strutture di ricerca coinvolte nel progetto?

Foresta1Questo Laboratorio pubblico-privato è coordinato dall’Istituto per i Sistemi Agricoli e Forestali del Mediterraneo del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) con sede a Rende; altre istituzioni coinvolte sono il CRA, Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura, anch’esso con strutture operative di ricerca forestale in Calabria; l’Università della Calabria; l’Università Mediterranea di Reggio Calabria; il Consorzio di ricerca CRATI per l’agrometeorologia di Lamezia e Cosenza; il Consorzio di ricerca sui materiali CETMA di Brindisi; le società TERN (telerilevamento), GST (telerilevamento), Officine Infobyte (servizi multimediali), Superelectric (Spettroradiometria), Laboratorio Tevere (Strumentazione aeronautica), SLL di S. Marco Argentano (travi lamellari) e Fabiano Legnami di Chiaravalle.

Sembra di capire che l’obiettivo principale del progetto sia quello di ottimizzare il rapporto tra ricerca scientifica e processi economico – industriali nell’ambito della filiera ambiente-legno. Da questo punto di vista qual è ad oggi la situazione calabrese nel panorama nazionale?

La situazione calabrese è, a mio parere, paradossale: la Calabria è la regione meridionale più ricca di risorse forestali e ambientali e, proprio perché si trova al centro del Mediterraneo, è una delle più ricche di biodiversità forestale tanto che addirittura dal Nord-Europa si riforniscono in Calabria per la semente forestale per i loro rimboschimenti. Le montagne e i boschi della Calabria producono grandi quantità di risorse idriche e le foreste calabresi immagazzinano gran parte di carbonio e gas serra prodotti dalle città, dal traffico e dalle industrie calabresi (da questo punto di vista la regione può essere considerata ad elevata sostenibilità ambientale);Foresta2 d’altra parte queste risorse forestali sono in larga misura scarsamente utilizzate, le risorse ambientali poco riconosciute e il legname per la piccola e media industria locale e per l’energia viene importato dall’estero. Nel panorama europeo, la Calabria appartiene alle regioni in ritardo per lo sviluppo e l’innovazione, ovvero al gruppo dei “modest innovators”, secondo la classificazione comunitaria; tuttavia, l’aspetto positivo è che nell’ultima decina di anni questa regione ha costantemente migliorato la sua posizione in classifica, progredendo in modo significativo sia nella ricerca applicata all’innovazione sia nell’efficienza di utilizzo delle risorse finanziarie europee, fino ad arrivare in prossimità del livello superiore della classifica, corrispondente ai “moderate innovators”.

La Calabria è una delle regioni a ritardo di sviluppo che presenta, in questa fase, le maggiori criticità sul versante economico ed occupazionale, come anche la Svimez ha recentemente fatto rilevare. Crede che un progetto siffatto possa contribuire ad invertire la rotta, ad innescare processi di sviluppo durevoli?

Sì, il percorso che abbiamo previsto dovrebbe consentire, nel giro di pochi mesi dall’attivazione del Laboratorio, la disponibilità di almeno 30 posizioni lavorative ad alta qualificazione nella ricerca industriale pre-competitiva e nei servizi alle imprese per un periodo di circa tre anni, in Calabria; inoltre sono previste altrettante borse di studio annuali per la formazione di personale specializzato, sempre nella nostra regione, per le innovazioni in tecnologia forestale e del legno e per la gestione forestale e ambientale, integrata e sostenibile.