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Sabato, 31 Ottobre 2020

Anassila: il tiranno nella Rhegion dello splendore

La storia, durante il proprio corso, ha donato ai posteri le testimonianze di numerosi uomini che hanno marchiato il loro nome con caratteri impressi nel fuoco del tempo, mediante le azioni e leimprese compiute, grazie alla volontà ed allo spirito La storia, durante il proprio corso, ha donato ai posteri le testimonianze di numerosi uomini che hanno marchiato il loro nome con caratteri impressi nel fuoco del tempo, mediante le azioni e leimprese compiute, grazie alla volontà ed allo spirito di abnegazione; uomini che hanno disegnato, con tinte più o meno forti, interi scenari geopolitici secondo il proprio desiderio di conquista, al quale nessun re o egemone può sottrarsi, sin dai tempi più ancestrali.

scultura in marmo raffigurante  il volto di Anassila. scultura in marmo raffigurante
il volto di Anassila.


Eppure, l'immagine che resta ai posteri, non ci è data dalle imprese di questi personaggi, bensì dal volto che la Storia stessa ha attribuito ad essi, attori di questo grande palcoscenico del tempo." Ciò che resta di noi, una volta che abbiamo varcato la soglia dell'Ade, non è il ricordo veritiero di ciò che abbiamo compiuto ma l'immagine che di noi è stata plasmata dalla storia" cita Valerio Massimo Manfredi in uno dei suoi migliori romanzi storici, dal titolo "Il Tiranno", a conferma di quest'ultima tesi.
La Magna Grecia, come d'altronde è risaputo, è stata teatro di queste grandi imprese, ed ha visto, nel corso della propria storia, importanti egemonie di comando sollevarsi su intere città, conducendo spesso queste ultime ad un epoca di grande splendore e prosperità. Uno di questi esempi più significativi che ci è stato tramandato, senza dubbio, è la tirannide di Anassila sull'antica città di Rhegion (l'attuale Reggio Calabria). Figlio della discendenza messenica che si aggregò proprio ai calcidesi, fondatori della città, il suo nome appare tra i vincitori dei giochi olimpici, dove trionfò nella corsa con le bighe,  competendo con altri atleti greci, nella gara dei carri trainati coi muli, sottoponendosi alla legge olimpionica della "parità dei partecipanti" nonostante fosse tiranno di una delle più importanti città della Magna Grecia, e quindi avente diritto a dei privilegi; alla fine vinse soltanto grazie alla sua abilità d'auriga. Aristotele narra che dopo la vittoria, egli organizzò un sontuoso banchetto al quale invitò tutti i greci presenti ad Olimpia nell'occasione dei giochi. Una volta tornato a Reggio, fece coniare la sua grande vittoria sulle monete d'argento, raffiguranti un  prestante auriga alla guida di una prestigiosa coppia di mule. In seguito, si fece comporre dal grande poeta Simonide di Ceo un epinicio per la sua vittoria, del quale ci è stato tramandato soltanto il primo verso da Aristotele: "Salve, o figlio delle cavalle dai piedi di procella".
La sua tirannide iniziò nel 494 a.C., quando occupò l'acropoli di Rhegion, rovesciando l'oligarchia che governava la polis, facendo leva sulla crisi interna del governo, che vide come una minaccia la politica espansionistica di Ippocrate, tiranno di Zancle e di Gela. Dopo la morte di quest'ultimo, nel 491 a.C., Anassila varcò lo Stretto con un ingente esercito di messeni, scacciando i samii ed i cadmii, e conquistando infine Zancle che ribattezzò Messana, in onore alla Messenia, patria d'origine dei suoi antenati.
In seguito, divenuto tiranno di ambo le città, Rhegion e Messana, divenne il controllore assoluto dei traffici dello Stretto di Messina, ed operò il primo importante tentativo di unificare le due città in un'unica metropoli. Rhegion raggiunse, sotto il suo governo, il massimo splendore, divenendo una delle più importanti potenze militari, ed uno dei più ricchi centri dell'intero Mediterraneo. In seguito, l'ambizione portò il tiranno reggino a voler espandere il proprio territorio, tantoché egli decise di attaccare la vicina Locri Epizefiri, violando così un patto sacro istituitosi durante il 580 a.C., con la battaglia del fiume Sagra, che aveva visto le forze locresi e quelle reggine combattere fianco a fianco contro l'esercito crotoniate. La città di Locri, a quel punto, vedendosi attaccata, si alleò con la potente Siracusa, mentre Anassila chiese aiuto all'esercito cartaginese, con a capo Amilcare.

Moneta coniata sotto Anassila, raffigurante su un lato il tiranno vincitore alle olimpiadi, sull'altro la leprecon l'iscrizione "RECINON" Moneta coniata sotto Anassila, raffigurante su un lato il tiranno vincitore alle olimpiadi, sull'altro la leprecon l'iscrizione "RECINON"


L'epico scontro tra la coalizione calcidese-punica ed i dorici, a quel punto, divenne imminente, ma mentre i dorici furono pronti a dar battaglia al momento dello sbarco delle forze cartaginesi ad Imera, Anassila non riuscì ad aggregarsi all'esercito punico perché quest'ultimo aveva subito un attacco al proprio campo ad opera proprio del tiranno siracusano Gelone. Fu così che il tiranno, con l'amaro in bocca per la mancata conquista, si spense nel 476 a.C.
Durante il tempo del tiranno, fiorì a Rhegion una delle più importanti scuole pitagoriche, che diede lustro alla città facendola risplendere per le arti e la letteratura,nonché per la cultura, influenzando anche gli usi e costumi, le idee e la legislazione repubblicana. Sorsero a Rhegion anche le scuole filosofica, lirica e la scuola di scultura; la prima formò filosofi come Pitone, vissuto ai tempi di Dionigi I di Siracusa, che si sacrificò per difendere la propria città dall'assedio del tiranno siracusano, Butera Lico, Ippone ed Ippi, quest'ultimo filosofo, oratore, storico e poeta, vissuto nel periodo dei re persiani Dario e Serse; Ippi fu l'autore di un'opera sulla Sicilia, un trattato sulle origini italiche, e tre libri di dicerie oziose. La scuola lirica fu la fautrice di un nuovo mondo poetico, un mondo incantato e luminoso, che elevò la poesia ad un livello superiore, dando così maggior rilievo alla scuola rispetto alle altre. I Grandi luminari di questa scuola furono Toagene Glauco ed Ibico.  Del primo non si sa molto, mentre Glauco fu l'autore dell'opera "intorno agli antichi musici e poeti" ,i cui versi ebbero un richiamo talmente consistente da diventare oggetto di studio per i giovani. Ibico, considerato il migliore fra tutti, raggiunse il massimo splendore a Rhegion; si dice che abbia scritto 60 libri, in lingua dorica, il cui contenuto sia prevalentemente erotico, tantoché venne accusato di essere corruttore della gioventù. Egli cantò nei suoi versi, gli amori di Talo e di Radamanto, gli eroi della guerra di Troia, la dea Diana, che in quel tempo era venerata a Rhegion, e secondo l'opinione di alcuni storici, fu l'inventore di uno strumento a forma triangolare chiamato ibicino.
La Reggio di Anassila copertina libroLa scuola di scultura reggina si distinse anch'essa nella propria arte fra tutte le altre città della Magna Grecia. grandi maestri di questa scuola furono Clearco e Pitagora da Reggio; Clearco fu il fondatore della scuola, e a lui venne attribuita la statua di Giove in bronzo che si trova a Sparta nel tempio di Atena Calcia. Pitagora da Reggio, che fu discepolo di Clearco, non solo superò il proprio maestro, ma venne addirittura incluso tra i cinque celebri statuari greci, vissuti dopo Fidia. Una delle sue opere più importanti fu senza dubbio la statua dell'Auriga di Delfi, ordinata proprio dallo stesso Anassila, mentre la Testa di Perseo, altra sua grande opera, è conservata tutt'oggi al British Museum di Londra. A lui venne attribuita con grande probabilità anche la famosa Testa del Filosofo, raffigurante il volto di un uomo barbuto, che si trova esposta al Museo nazionale della Magna Grecia di Reggio Calabria.
Non meno importanti furono i legislatori reggini, i quali furono autori di numerose leggi e riforme, all'insegna della giustizia e della ragione, che riguardarono non soltanto i propri concittadini, ma anche le altre popolazioni della altre città dell'intera regione. I più importanti furono Androdamo, che scrisse una raccolta di leggi denominata "De caede et de Haereditatibus", Teeteto, che secondo alcuni storici fu amico di Platone, Aristocrate, che viene menzionato in un intero capitolo della vita di Pitagora di Giamblico, ed Ipparco, che venne espulso dalla scuola pitagorica per aver rivelato pubblicamente i segreti riti iniziatici.
Di quella grande antica città, si parla nel libro di Natale Zappalà la Reggio di Anassila, edito da Leonida Edizioni.
In conclusione, l'antica città di Rhegion si può identificare nel volto del proprio tiranno, che fu l'iniziatore di una meravigliosa epoca di prosperità, sviluppo e gloria, un'epoca scomparsa, di cui ancora tutt'oggi la Calabria ne rimpiange le tracce, che si sono perse, sotterrate tra le sabbie del tempo e della Storia; un'epoca a cui i calabresi tutt'oggi dovrebbero attingere come esempio per la creazione di un futuro migliore, in cui si possa ritrovare la prosperità e l'armonia di un tempo.