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Domenica, 25 Ottobre 2020

Renoir in Calabria: storia dei bellissimi affreschi di Capistrano

Ci troviamo qui, immersi in un angolo intriso di natura del Bel Paese, il cui fascino ha sempre funto da humus per i cosiddetti "viaggiatori", molti dei quali sono stati artisti di notevole fama, che hanno riscoperto, grazie al Grand Tour italiano, nuove forme d'ispirazione e nuovi "respiri creativi", a cui hanno attinto per la creazione di opere di magistrale fattura, rimembrando così il loro trascorso nella terra d'Italia.

Pierre - August Renoir


Uno di questi artisti, fu Pierrre-August Renoir, grande genio dell' Impressionismo francese. Di lui, venne riportata, nel libro del figlio Jean Renoir, edito dalla Garzanti nel 1963 dal titolo "Renoir, mio padre",la spedizione in Calabria nell' anno 1881, per la precisione nel paesino di Capistrano, sito nell'entroterra vibonese, di cui l'artista venne a conoscenza durante una chiacchierata con un prete in una taverna di Napoli, perlopiù frequentata da chierici, dove egli si trovava già reduce dalla prima mostra degli impressionisti nello studio di Nadar nel 1874. Il figlio Jean, riporta così il ricordo del racconto di quell'incontro nel suo libro: “…le descrizioni che [il prete] faceva della sua terra dettero a Renoir il desiderio di visitarla (…). Partì, munito di una lettera di raccomandazione del vescovo, procuratagli dall’amico. A quell’epoca le ferrovie e le strade erano rare in Calabria. Mio padre fece il viaggio parte su una barca di pescatori passando da un porticciolo all’altro e parte a piedi. La lettera del vescovo gli apriva le porte di tutti i presbiteri.” Viene successivamente riportato nel libro, lo stesso ricordo che l'artista aveva della gente di Calabria, di cui egli rimase positivamente impressionato, e ne apprezzò la generosità,: “Tutti i calabresi che ho incontrato erano generosi e così allegri nella loro miseria!”. E poi ancora, Jean riporta il ricordo del racconto di suo padre circa la memoria di quel tempo, che gli faceva affiorare un’inabituale sorriso sulle labbra”. “[Mio padre] – scrive Jean –

Battesimo di Cristo nel fiume Giordano


è diventato uno di loro, faceva come i contadini del Sud: mangiava dalle sue stesse mani e si soffiava il naso con un lembo del vestito”. Un aneddoto divertente, poi, narra che il grande pittore, non riuscendo a guadare un fiume, venne soccorso da una ventina di popolane, che, divertite per la sua goffaggine, se lo passarono di mano in mano come un pallone da rugby, ed egli, sorpreso ancora una volta da tanta generosità, si sdebitava facendo un ritratto al bambino, rendendo felici quelle madri così premurose. Già prima di Capistrano, nel libro di Jean, viene menzionato il "paesello immerso negli ulivi" facente riferimento alla piana di Gioia Tauro, dove il pittore poté incontrare i famosi ulivi-quercia,che raggiungono altezze molto elevate, e le cui silhouettes scure di tronchi e rami conferiscono un aspetto da foresta misteriosa più che da macchia mediterranea. Nel paesino del vibonese, invece, il pittore, spinto dalla straordinaria accoglienza dei suoi abitanti, intervenne sugli affreschi della Chiesa Madre, intitolata a San Nicola di Myra, che si trovavano in fase di degrado a causa dell'umidità. Si trattò di un vero e proprio rifacimento, attuato con mezzi di fortuna, come riportato nello stesso libro di Jean Renoir: “Non mi intendevo molto di affreschi; trovai dal muratore un po’ di polveri colorate. Chissà se hanno retto…” .

Chiesa di San Nicola Myra


Si tratta, nella fattispecie, dei due tondi presenti sotto la cantoria della controfacciata, ovvero il Battesimo di Cristo e l'Adorazione dei Magi, e di due riquadri dell'abside, dietro l'altare settecentesco,sopravvissuto, insieme a pochi altri elementi originali della chiesa, al terribile terremoto del 1783: Gesù risorto incontra Maria di Magdala, e la Samaritana al pozzo di Sicar. Tutti questi affreschi riemersero da sotto gli intonaci durante un restauro della stessa chiesa di San Nicola avvenuto negli anni Novanta, e si ritiene siano proprio quelli compiuti dall'artista francese, anche se sulla veridicità della teoria esistono pareri divergenti. Lo Storico e critico d'arte Maurizio Calvesi infatti, liquidò il battesimo di Gesù come una volgare crosta del Settecento, mentre il critico d'arte Federico Zeri, sostiene che l'attribuzione sia probabile ma non impossibile, mentre l'entusiastica teoria di un pittore locale, Franco Natale, afferma che negli affreschi si può riconoscere l'arte di Renoir dagli stili e dai colori adoperati. In conclusione, al di sopra delle teorie e delle affermazioni più svariate, rimane la testimonianza di un viaggio visto con gli occhi di un artista, rimasto colpito da tanta sconfinata bellezza dei paesaggi e dei cuori delle persone, meraviglia quest'ultima, che forse nessun quadro potrebbe mai raffigurare, in quanto può essere carpita solamente con le emozioni della mente e del cuore, così come fece il grande pittore francese di fine Ottocento.