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Venerdì, 23 Ottobre 2020

La Sacra tragedia a Rizziconi. Tra religiosità e tradizione

"Mio Dio, Mio Dio, perché mi hai abbandonato". Questo è l'ultimo, disperato grido, di un uomo morente sulla croce, un uomo che ha vissuto per la propria fede, trasmettendola ai suoi discepoli per mezzo della Parola di Dio;

Gesù durante l'ultima cena


un uomo che ha realizzato dei miracoli, donando la vista ai ciechi, moltiplicando i pani ed i pesci, trasformando l'acqua in vino, lo stesso vino rosso come il sangue della propria Passione.
A Rizziconi si è svolta, nel giorno di Venerdì Santo, la Sacra Tragedia "Il Cristo",  detta anche  " A tragenica" in vernacolo, opera teatrale suddivisa in cinque atti che racconta la Passione di Cristo, sino alla sua crocifissione sul Golgota. La rappresentazione, creata nel 1902 dall'illustre concittadino Francesco Carbone, è divenuta col tempo, celebrazione di culto per l'intero paese, nonché una vera e propria tradizione, annoverata negli anni con una notevole qualità e perseveranza da parte dei cittadini e delle vari enti prestatesi all'evento. All'interno dell'opera, i valori religiosi si accompagnano alla tradizione popolare, nonché ad una fedele rappresentazione artistica che coinvolge non degli attori professionisti, bensì gente del luogo, che con impegno e dedizione rendono la rappresentazione sempre più affascinante.

Gesù arrestato dai soldati


I versi in rima, esprimono con grande fervore,  la sofferenza di Gesù Cristo, durante i suoi ultimi giorni sulla terra; parole come cuore, dolore, amore, si ripetono come in un giro di valzer, dando un valore ancor più pregnante alla manifestazione.  L'opera, nel corso della sua storia, ha subito diversevariazioni, dagli scenari, ai costumi, agli effetti speciali. Addirittura, durante le prime edizioni, i partecipanti alla manifestazione erano soltanto uomini, i quali ricoprivano anche i ruoli femminili.
E via dunque col primo atto, che si apre con l'ingresso di Gesù in Gerusalemme, celebrato dalla folla come il Messia. A seguire, vi è il concistoro dei sacerdoti che decretano l'ordine di arrestare e processare il nazareno.
Il secondo atto illustra l'Ultima Cena di Gesù con i suoi apostoli, durante la quale il sommo Messia si prodiga di lavare i piedi ai propri apostoli "Mio Giuda, ti dico con sommo dolore, oltre ai piedi, vorrei lavarti il cuore" recitano le parole di Gesù una volta arrivato il turno di Giuda  traditore. A seguire, viene inscenato il tradimento dello stesso Giuda nell' orto di Getsemani, il quale consegna il proprio maestro ai soldati romani, in cambio di trenta denari.

Gesù morente sulla croce


Uno dei momenti culminanti è proprio il tradimento, poiché avviene la cosiddetta "Caduta dei soldati" che alle parole, "Sono io Gesù il nazareno" cadono a terra inerti.
Durante il terzo atto, Gesù viene condotto da Pilato il quale rimane sconcertato dalle accuse infertegli, poiché non vede ombra di peccato in quell'uomo; in seguito, il Messia viene condotto al Sinedrio, dove affermerà di essere il figlio di Dio, provocando così, l'ira dei sacerdoti. Successivamente, viene messa in scena la rinnegazione di Pietro, il quale, impaurito dalle accuse di una serva che lo riconosce quale discepolo di Cristo, rinnega per tre volte il suo amato Maestro, poi pentito, supplicherà il perdono divino, ed un angelo gli annuncerà che Dio lo avrà assolto dal suo peccato.
Durante il quarto atto, si assiste ad un crescendo di emozioni palpitanti e drammatiche: Sono i momenti culminanti, ovvero quelli della Passione e della sofferenza di Gesù, che viene flagellato. condannato a morte, e costretto allo straziante cammino sul Golgota, con indosso la sua croce. "Popolo mio, che male ti feci io" recitano le lancinanti parole di Gesù, che si interroga sul perché di quella feroce condanna.

Gesù morente tra le braccia della madre


Viene rappresentata anche in questo atto, la morte di Giuda, momento di grande pathos, dove lo stesso traditore, vinto dal suo orgoglio ed incapace di pentirsi del suo peccato, si impicca, condannandosi alla dannazione eterna. "Giuda, pentiti del tuo peccato, e perdonato sarai" recita la voce dell'Angelo del perdono, ma il peccatore risponde "altra voce di sangue io sento" ed ignora gli ammonimenti ai quali viene chiamato.
Il quinto atto, quello finale, rappresenta la crocifissione. Il cielo e grigio, denso di nubi come riportato dalle Sacre Scritture. Ai piedi della Croce vi sono Maria, straziata dal dolore, il discepolo Giovanni e Maddalena.  Cristo chiede al padre di perdonare i suoi aguzzini, perché non sanno quel che fanno, e raccomanda Giovanni a Maria, dicendo le parole famose "Giovanni, ecco tua madre, donna ecco tuo figlio" per poi concludere con "Eli, Eli, lemà sabactani" e poi la morte. Infine, viene deposto il corpo dalla Croce e riconsegnato tra le bracciadella madre. Poi cala il sipario.
Un riconoscimento particolare è stato consegnato al dirigente regionale Pasquale Lojacono per il contributo offerto dalla Regione Calabria all'evento.
Dal 1987 è l E.SA.T , ovvero l'Ente Sacra Tragedia ad occuparsi della rappresentazione, nata su iniziativa di un gruppo di appassionati, il cui scopo è quello di far conoscere e valorizzare, la "Sacra Tragedia", simbolo del folklore cittadino, e volano di messaggi positivi alle nuove generazioni.