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Lunedì, 18 Gennaio 2021

Guccione (Pd) Scrive Al Ministro Balduzzi

Pregiatissimo Ministro Balduzzi,

la Calabria, insieme ad altre poche regioni, è assolutamente inadempiente per quanto riguarda i LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) nonostante ogni calabrese debba sopportare, tra tickets ed aumento dell’Addizionale Irpef ed Irap, un esborso di tasse pari a circa 100 euro all’anno, a fronte dei 30 euro che devono versare i cittadini della Sardegna.
A ciò si aggiunge un ulteriore incremento delle aliquote fiscali Irap e Addizionale regionale Irpef per l’anno d’imposta in corso nella misura, rispettivamente, di 0,15 e 0,30 punti e l’applicazione del blocco automatico delle assunzioni fino al 31.12.2013 per la mancata applicazione del Piano di Rientro Sanitario da parte del Presidente/Commissario Giuseppe Scopelliti.
Tutto ciò è il frutto dell’incapacità a tagliare sprechi e clientele che ancora persistono nel sistema sanitario regionale calabrese.
Fino ad oggi sono stati dismessi e chiusi ben 17 ospedali e non si è ancora provveduto alla riconversione  in 13 Centri di Assistenza Primaria Territoriale (CAPT), così come non si è proceduto ad una chiara definizione delle attività sanitarie da svolgere nei CAPT o nelle Case della Salute.
Persiste, quindi, una grave esposizione debitoria ed un forte ritardo nella ridefinizione della rete territoriale ospedaliera e di emergenza-urgenza che provoca gravi disfunzioni e non garantisce assolutamente i Livelli Essenziali di Assistenza e la continuità assistenziale.
Da parte del Commissario ad Acta per l’attuazione del Piano di Rientro è stata costruita un’organizzazione sulla carta e, perciò, virtuale del Sistema sanitario calabrese.
I fatti e i dati parlano chiaro.
Il sistema sanitario territoriale non solo presenta gravi criticità ed inefficienze, ma anche gli ospedali Spoke ed Hub della nostra regione sono tutt’altro che quello che viene definito nei decreti del Presidente della Giunta regionale nella qualità di Commissario ad acta per l’attuazione del Piano di Rientro dal disavanzo sanitario.
Se consideriamo, ad esempio, il Decreto n. 103 del 05.07.2011 che stabilisce come deve essere organizzato l’ospedale Spoke di Castrovillari ed individua in 223 i posti-letto da mettere a disposizione dei cittadini, ci si accorge che, ad oggi, la situazione di questo presidio ospedaliero offre solo 106 posti-letto per acuti, 14 in Day-Hospital e Day Surgery e 15 multidisciplinari che non possono essere considerati posti-letto per acuti.
Un situazione assolutamente allarmante che dà la giusta dimensione dello stato comatoso in cui versa la situazione sanitaria calabrese,  in cui non vengono rispettati addirittura neanche i parametri e gli standards previsti dal Piano di Rientro.
L’Allegato 1 al sopracitato Decreto prevede sempre per l’ospedale Spoke di Castrovillari 25 posti di Cardiologia, Uticed Emodinamica che ad oggi sono solo 16 più due di Day Hospital e l’Emodinamica funziona solo con accessi programmati perché il personale medico e infermieristico è insufficiente.
Su 30 posti previsti nel reparto di Chirurgia Generale ne risultano attivi solo 19 più due in day surgery.
Anche ad Ortopedia e Traumatologia su 20 posti previsti ne sono attivi solo 10.
Ad Oncologia e Neurologia sono previsti 10 posti letto per ogni reparto e, ad oggi, non è attivo alcun posto letto.
Così anche per Terapia Intensiva e Rianimazione: su 10 posti letto previsti, solo due sono attivi.
Nel reparto di Urologia su dieci posti previsti non ne è stato attivato nessuno.
E ci fermiamo qui solo per carità di patria, ma il quadro che emerge è veramente drammatico.
Ciò che è ancor più grave è il fatto che, ad oggi, non è stato individuato alcun percorso che sia in grado di garantire, a cominciare dall’ospedale Spoke di Castrovillari, un piano attraverso cui individuare risorse economiche e umane in grado di garantire i servizi minimi ospedalieri ed i posti-letto previsti dallo stesso Piano di Rientro.
Occorre rapidamente voltare pagina e passare da una sanità costruita sui decreti e, quindi virtuale, ad una sanità concreta e reale, che ha bisogno di risorse economiche e di personale infermieristico e medico che a tutt’oggi è assolutamente insufficiente.
Le disorganicità, le criticità, la confusione rischiano solo di generare problematiche gravi per i cittadini.
L’aumento dei decessi verificatisi in alcuni Pronto Soccorso solo nei primi sei mesi del 2012 rispetto al 2010 e al 2011 (pare che in alcuni casi si siano addirittura triplicati) ne sono una triste conferma.
Credo che tutto ciò la dica lunga sull’attuale stato delle cose e  dimostra come, ad oggi, i calabresi siano costretti a sopportare un’organizzazione del sistema sanitario inefficiente ed inefficace a fronte di un esborso economico che pesa come un macigno sui già magri bilanci familiari dei nostri corregionali e che, finora, non ha azzerato il debito sanitario preesistente.
A questo punto è urgente un’immediata e seria inversione di tendenza.
Chiedo alla S.V., previa verifica dei dati, di intraprendere tutte le iniziative necessarie atte a garantire il diritto alla salute ai cittadini calabresi, anche per come previsto dal Piano di Rientro.