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Martedì, 07 Luglio 2020

I diversi volti della violenza nel convegno promosso da Tilde Minasi

L’Italia è il primo Paese in Europa per numero di delitti che si consumano nelle famiglie. Il femminicidio è la prima causa di morte tra i 16 e i 40 anni ed è un vero e proprio atto di distruzione L’Italia è il primo Paese in Europa per numero di delitti che si consumano nelle famiglie. Il femminicidio è la prima causa di morte tra i 16 e i 40 anni ed è un vero e proprio atto di distruzione delle donne in quanto tali. Soprattutto, è trasversale.
E’ questo lo sfondo culturale, sociale e scientifico che ha dato vita ad in un interessante incontro promosso dal consigliere regionale Tilde Minasi, firmataria insieme con la collega Gabriella Albano di un progetto di legge che prevede una serie di norme di contrasto alla violenza di genere. L’iniziativa- che ha avuto il parere favorevole della terza Commissione consiliare ed attende il sì definitivo dell’Aula- è stato uno dei contributi, insieme a quelli di Mimmo Chindemi, consigliere della Corte di Cassazione, componente del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria ed autore di oltre 200 pubblicazioni - l’ultima della quali proprio sulla violenze psichiche e sugli aspetti giuridici e sociali- e del prof. Rocco Zoccali, direttore della Cattedra di Psichiatria dell’Università di Messina. Fuori da ogni tecnicismo, i relatori hanno saputo illustrare una tematica così complessa con grande naturalezza, a portata di mano del numeroso pubblico che si è ritrovato nella sala “Giuditta Levato” dove le varie associazioni femminili hanno dato voce al loro impegno sulla tematica (tra gli interventi, quello della presidente della Crpo Giovanna Cusumano). Da qui, un confronto interattivo che ha ribadito, ancora una volta, l’importanza di fare rete e che è servito a creare un collegamento tra la normativa ed il territorio. Al riguardo, il dott. Demetrio Costantino, direttore della Divisione di Pediatria dell’azienda ospedaliera “Bianchi-Melacrino-Morelli”, si è soffermato sull’istituzione del codice rosa, uno degli elementi innovativi della legge, disegnando il percorso di accoglienza e di sostegno che dovrebbe accompagnare le tante vittime all’interno del Pronto Soccorso.
“Prevenzione, formazione rivolta ad operatori sanitari e sociali, polizia locale, soggetti della rete per riconoscere il fenomeno e gestire il rapporto con le persone vittime di violenza, ed infine sostegno. Lungo queste tre direttrici si muove la legge che vuole sensibilizzare l’opinione pubblica, diffondendo la cultura della legalità, il rispetto dei diritti tra sessi, la lotta agli stereotipi di genere”, ha così esordito Tilde Minasi, indicando nei progetti personalizzati “uno strumento in più per offrire alla vittima ed ai suoi familiari un percorso di uscita dalla violenza, compreso il reinserimento sociale, lavorativo e abitativo”.
Tra le principali novità, la Rete regionale antiviolenza; l'Assistenza legale gratuita alle persone vittime di violenza; le famiglie di prima accoglienza inserite in un Albo ah hoc; il Centro di raccolta e analisi degli indicatori di violenza di genere e quello di coordinamento presso le aziende sanitarie; il Codice rosa; l'Albo degli imprenditori solidali e il Fondo regionale per il contrasto alla violenza di genere. Momento centrale, l’ultima fatica letteraria di Chindemi che nasce dall’esperienza di diverse donne, da cui l’autore ha estrapolato i comportamenti, ed il cui spirito è racchiuso nella volontà di offrire un contributo per rispetto ad un fenomeno sommerso ma purtroppo diffuso. “La vera sfida è la coscienza sociale che ci appartiene tutti in quanto cittadini e che rappresenta una delle premesse più frequenti del femminicidio. Tra i tanti vantaggi legati ad un grado maggiore di consapevolezza, ci sono anche i costi sociali che sono altissimi, dal momento che sempre più donne vittima di violenza ricorrono a medicinali nella speranza di trovare in essi un aiuto ai loro problemi”, ha rilanciato l’autore. Ed allora, quanto il diverso ruolo della donna di oggi, non tollerato dagli uomini, ha contribuito alla crescita del fenomeno? “Certamente è, così, perché la famiglia non più patriarcale ha cambiato equilibri, rapporti di forza e scenari all’interno della coppia – ha asserito il prof. Zoccali-. Ma alla base- non lo dobbiamo mai dimenticare- c’è la personalità deviata che si può , anzi si deve individuare dai primi sintomi, senza alcuna giustificazione. Inoltre, l’interpretazione del comportamento violento nei confronti delle donne deve essere letto a due livelli: il primo, in senso generale, fa riferimento all’aggressività  dell’uomo; il secondo, alla donna vittima dell’aggressione. Con unacertezza: il femminicidio non nasce oggi dal domani, ma è un processo che cammina e la vera partita si gioca anticipando e prevedendo”. Tra le proposte del prof. Zoccali, quella di “coinvolgere attivamente gli uomini creando tavoli permanenti di concertazione: magistratura, forze dell’ordine, servizi sociali e sanitari, case di accoglienza; sostenere le reti di servizi e migliorare i servizi per il disagio mentale”.