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Mercoledì, 05 Agosto 2020

Disturbi dell’apprendimento: la legge calabrese è fra le migliori, parola di esperto

Promossa dagli esperti a pieni voti (è forse la migliore fra quelle regionali), la legge calabrese sui disturbi dell’apprendimento è spesso ignorata o e’ solo parzialmente attuata.
La valutazione - che fa onore al Consiglio regionale e che premia il lavoro del consigliere Giuseppe Giordano, estensore assieme al collega Giovanni Nucera - boccia invece quanti hanno competenze a livello attuativo, bacchettando la Calabria, “ultima a livello diagnostico e per modalità d’intervento”. Insufficienze stigmatizzate dal professore Enrico Ghidoni (Struttura semplice di Neuropsicologia clinica, disturbi cognitivi e dislessia nell’adulto, Arcispedale S. Maria Nuova di Reggio Emilia – AID), sulla base dei dati Miur, alcuni di questi contestati da Mirella Nappa, Dirigente ufficio IX ambito territoriale per la provincia di Reggio Calabria dell’Ufficio Scolastico regionale e da Bruno Risoleo, neuropsichiatra infantile.
Al di là delle contrapposizioni, la questione è molto delicata se si pensa che in gioco c’è il futuro di tanti bambini (il 3-4 % della popolazione scolastica) che hanno una normale intelligenza e che possono divenire persone creative e geniali.
DSA diagnosticati in ritardo, male interpretati, o non adeguatamente affrontati possono scatenare disagi emotivi e psicologici finanche la depressione - ha spiegato Bruno Risoleo, neuropsichiatra infantile.
Ma quali sono i campanelli d’allarme? In primis, la difficoltà a leggere in maniera fluente e le scarse abilità nella scrittura. Anche se, diagnosticare i DSA non è sempre facile.
Secondo il professore Ghidoni “la scuola italiana, per molti versi, è rimasta al gessetto ed alla lavagna, quando invece i moderni mezzi tecnologici potrebbero rappresentare in questo settore la vera svolta. Anche  l’approccio didattico risulta, spesso inadeguato: il paradigma deve essere la competenza autonoma del docente; il sostegno, solo in casi gravi”.
Capacità di rilevazione, diagnosi precoce ed individuazione dei soggetti a rischio ma soprattutto, formazione dei docenti, degli operatori sanitari, delle Asp e delle famiglie, con il coinvolgimento di associazioni, mezzi di informazione e club service: questa è la bussola che deve guidare le politiche per affrontare i DSA, collocati fra le maggiori cause di dispersione scolastica.
Indicazioni emerse nel corso della Tavola rotonda “DSA: criticità e proposte sul territorio della Regione Calabria” promossa dal gruppo consiliare di Idv in collaborazione con l’AID (Associazione italiana dislessia,  che è stata anche occasione per un primo consuntivo  ad un anno dall'approvazione della legge regionale n. 10 dell’11 aprile 2012.
“Una legge approvata all’unanimità dalla massima Assise calabrese - ha spiegato il consigliere Giuseppe Giordano - a sigillo di un lavoro articolato ed impegnativo che ha raccolto le diverse sensibilità e competenze, attraverso una capillare attività di consultazione e raccordo. Con un unico obiettivo: generare una comunità educativa con al centro le Istituzioni, la scuola e la famiglia”.
Nel porgere i saluti a nome dell’AID di Reggio, Francesca Moricca ha detto: “Non sarà una legge a cambiare la mentalità, ma certamente sarà fondamentale per proseguire nel percorso di civiltà intrapreso e per fare una riflessione più complessiva sulla scuola”. Concetto rilanciato da Mario Caligiuri, assessore regionale alla “Cultura, istruzione e ricerca” secondo il quale “dobbiamo costruire un sistema sociale che abbia alla base un sistema scolastico inclusivo e di qualità. La dislessia è un fenomeno esteso e significativo, spesso sottovalutato, riconosciuto tardi dalla legislazione nazionale”.
Poi l’annuncio: “Sulla base delle indicazioni che emergeranno oggi lavoreremo alla prima bozza per la redazione dei decreti attuativi. L’idea è anche quella di prevedere una misura specifica dei fondi europei. La qualità delle Istituzioni si misura sempre da come viene sostenuto chi ha più bisogno. Dobbiamo ringraziare i consiglieri Giordano e Nucera per l’intuizione, la sensibilità e l’intelligenza politica”.
Per Armando Curatola, professore ordinario di pedagogia e didattica speciale presso l’Università degli studi di Messina, “occorre intervenire anche sull’università e sulla ricerca per garantire una formazione meno generale e frammentaria”.
Nel corso del suo intervento, Mirella Nappa ha reso noto che “presto vi sarà un protocollo d’intesa per gli operatori perche affrontino bene la problematica. Dobbiamo allargare la platea dei soggetti da formare” – ha concluso.
Risvolti clinici, culturali e sociali dei disturbi dell’apprendimento hanno trovato ampia disamina al convegno moderato da Maria Pia Scafuro, Responsabile del coordinamento AID Regione Calabria. La strada maestra resta in ogni caso il ricorso a strategie e metodologie didattiche adeguate, a percorsi educativi personalizzati, a misure dispensative e compensative e l’utilizzo di strumenti tecnologici (videoscrittura, calcolatrice e computer).