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Sabato, 28 Novembre 2020

La Calabria ha bisogno di normalità

Il presidente Francesco Talarico


Sempre più spesso, negli ultimi tempi, sta accadendo che rappresentanti delle istituzioni, esponenti di partiti, di associazioni e movimenti, ma anche e soprattutto i media regionali, si ritrovino, per fortuna uniti, a lanciare appelli per difendere la Calabria da tagli di spesa indiscriminati e spropositati, ritardi negli interventi in settori vitali, fughe dalle responsabilità e dai doveri di aziende pubbliche che operano nel settore del trasporto ferroviario e della comunicazione stradale. Sono situazioni, quelle per le quali si lanciano gli appelli, che se non affrontate con urgenza, finiranno col penalizzare ancora di più un territorio storicamente segnato da un solco che non si riesce a colmare e dove tutto diventa straordinario, diverso, quando invece dovrebbe essere normale.
L’ultimo allarme che abbiamo lanciato, dopo la decisione di cancellare il Mezzogiorno dalle priorità del Fondo per la crescita sostenibile, è paradigmatico di questa situazione in cui quanto si riesce a fare di positivo poi rischia di essere schiacciato da segnali negativi. La stessa cosa si può dire per la soppressione dei tribunali, i tagli di Trenitalia, le condizioni incivili dell’autostrada, la mancata modernizzazione della pubblica amministrazione.
All’origine di tutto ciò c’è l’idea che quanto si fa, o si deve fare per la Calabria, deve essere sempre straordinario, come se questa regione non ha il diritto di far parte di una visione nazionale in tema di sviluppo, istruzione, assistenza sanitaria, realizzazione di infrastrutture. E’ questo il nodo che bisogna spezzare per primo e che ha bisogno di un cambio di passo e di mentalità. Anche per questa via si può spezzare il circolo della rassegnazione e dell’attesa di risorse, di interventi, di spinte e incentivazioni allo sviluppo, che sono tutte cose indispensabili per uscire dall’emarginazione, dalla turbolenza sociale, dal bisogno di modernizzazione per far crescere le imprese e creare occupazione.
E’ questo il momento di cambiare mentalità e visione storica e culturale, ma soprattutto di far conoscere la vitalità e la potenzialità della Calabria. Le difficoltà internazionali e interne che coinvolgono il nostro Paese ed alle quali il Governo Monti sta cercando di far fronte, non debbono impedire di dare risposte alle sfide che la Calabria sta affrontando.
I diritti civili, le pari opportunità, lo sviluppo sociale, i problemi legati all’ambiente, la questione della mobilità, la battaglia contro la mafia, non possono più essere questioni da valutare con carattere di straordinarietà e per le quali ogni giorno bisogna lottare per evitare che la Calabria diventi un’ enclave e venga abbandonata a se stessa. Noi tutti, nelle istituzioni che operano sul territorio, abbiamo delle responsabilità, ma stiamo anche lavorando, in condizioni difficili, mai come ora, per cercare di dare concretezza alle cose che contano.
E’ in questo momento diventerebbe inutile discutere degli errori che sono stati compiuti in passato, come è inutile rivendicare l’operato del passato rispetto a quanto si sta facendo oggi, sempre che ci sia da rivendicare. Significherebbe non avere consapevolezza della profondità della crisi che stiamo vivendo. Serve in Calabria, in questo momento storico, un messaggio di segno contrapposto, di grande intensità e potenza, di sensibilità politica, di forte coesione sociale e di grande unità.
Tutti, insieme, bisogna muoversi nella stessa direzione, per influenzare le istituzioni nazionali e tenere aperti i canali di comunicazione con il Governo e le istituzioni nazionali. Dobbiamo renderci conto della necessità di questo cambiamento di passo, della necessità di mettere da parte personalismi o interessi individuali e di lavorare sodo per avere più voce in capitolo sul futuro della Calabria.
Il nodo cruciale da affrontare è quello di della restituzione ai calabresi di un orizzonte positivo di aspettative e soprattutto saper spiegare che la Calabria vuole cose normali e non straordinarie e che i problemi di questo territorio non sono problemi solo dei calabresi, ma di una parte di un paese che è parte integrante dell’Italia e dell’Europa.