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Sabato, 28 Novembre 2020

Riforme: per un regionalismo rinnovato ed incisivo

In una visione di maturità democratica e in un’ottica di piena sinergia con la neo ministra per gli Affari regionali Maria Carmela Lanzetta, daremo impulso e concretezza a tutte quelle riforme necessarie e da troppo tempo rinviate per il Paese In una visione di maturità democratica e in un’ottica di piena sinergia con la neo ministra per gli Affari regionali Maria Carmela Lanzetta, daremo impulso e concretezza a tutte quelle riforme necessarie e da troppo tempo rinviate per il Paese e per il Mezzogiorno.
Lavoreremo senza sosta perché, assieme, si possa rilanciare il tema dell’autonomia regionalista nella prospettiva costituzionale, anche in vista dell’importante traguardo che ci apprestiamo a compiere: i 45 anni di vita delle Regioni. Da uno sguardo d’insieme, emergono luci ed ombre, successi ed occasioni mancate. Ma il bilancio complessivo è positivo per una realtà legislativa ed amministrativa di nuova creazione che ha dovuto imparare a camminare sulle sue gambe. Il percorso fin qui compiuto ha prodotto molti benefici e consentito ad ogni territorio di poter valorizzare le proprie peculiarità.
L’esperienza del regionalismo ci ha educato all’autarchia, all’autonomia e alla responsabilità. In questi anni - tra obiettivi conseguiti e retromarce - abbiamo imparato la lezione del fare da sé, maturando la consapevolezza dei bisogni e delle specificità del territorio a cui abbiamo cercato di dare risposte.
La creazione di diversi livelli di governo ha moltiplicato le occasioni di democrazia e partecipazione, aprendo al coinvolgimento dei cittadini, dei sindacati, delle associazioni nelle scelte strategiche di sviluppo.
Oggi, questa preziosa esperienza sul campo, da cui abbiamo imparato a fare di più e meglio, non può essere travolta dalle spinte centralistiche emergenti. Sarebbe come tornare indietro, riconsegnando nelle mani di pochi, il destino di tanti, insieme al potere di disegnare ambizioni di sviluppo legate all’identità e alle specificità dei territori.
L’autonomia delle Regioni ed il regionalismo sono valori da difendere.
Per fare questo, siamo tutti chiamati a correggere errori che evidentemente sono stati commessi ed a testimoniare che le Regioni non sono centri di potere autoreferenziali. Sono e devono essere invece strumenti di servizio che concorrono, assieme allo Stato centrale, ad assicurare i bisogni dei cittadini e a disegnare un futuro di sviluppo e di progresso.
Quel che è mancato in questi anni, è stato forse un rapporto più cooperativo tra le Istituzioni dentro una cornice salda. Ogni Regione è andata per conto suo anche laddove non avrebbe dovuto, con un indebolimento della visione unitaria. A tutto questo si sono aggiunte l’assenza di controlli sui costi e la personalizzazione della politica.
Che fare dunque per rinverdire la vitalità delle Regioni?
Senza dubbio serviranno revisioni in grado di correggere eccessi, distorsioni e difetti. Occorrerà immaginare un regionalismo rinnovato e forte dentro il quadro statale ed europeo. Tra i passaggi fondamentali: l’urgenza di una nuova legge elettorale, nazionale e regionale; la riforma del Titolo V della Costituzione che sancisca la fine del bicameralismo paritario e, di conseguenza, la trasformazione del Senato in Camera delle Regioni, luogo in cui gli enti locali possano immediatamente interloquire con i poteri centrali e rappresentare i bisogni delle collettività. Tutto questo senza cedere alla sbrigatività di soluzioni parziali che - qualora trovassero ascolto - ridurrebbero la democrazia e andrebbero contro l’espressa volontà di un’organizzazione statale non centrale e monocratica, ma plurale e pluricentrica.