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Venerdì, 04 Dicembre 2020

Quei morti di Lampedusa sono anche nostri

Non vogliamo più contare i morti e piangere per tragedie come quella di Lampedusa, che si possono evitare se l’Europa e l’ Occidente non perdono definitivamente quello che è il senso e il valore della vita. Noi in Calabria, come Non vogliamo più contare i morti e piangere per tragedie come quella di Lampedusa, che si possono evitare se l’Europa e l’ Occidente non perdono definitivamente quello che è il senso e il valore della vita. Noi in Calabria, come in Sicilia e in altri territori del Meridione queste catastrofi mediterranee le viviamo con l’angoscia di discendenti di uomini e donne che hanno vissuto un esodo epocale, ai tempi della grande emigrazione italiana, quando si partiva per miseria e per fame. La nostra commozione, di fronte a simili sciagure, è il sentimento forte di un coinvolgimento direttonella tragedia; è il rivivere  lutti e sofferenze dei nostri progenitori. Quei morti di Lampedusa li sentiamo come nostri morti. Quando sulle coste della Calabria e della Sicilia, le popolazioni, soccorrono, assistono e curano gli immigrati che fuggono dai loro paesi, per motivi politici, per bisogno o per povertà assoluta, lo fanno con lo spirito di accoglienza e generosità che contraddistingue la gente del Sud che, nonostante le contraddizioni del presente, conserva i valori robusti che sono a fondamento della personalità umana. Il numero di morti di Lampedusa ha fatto sì che l’opinione pubblica europea e occidentale si impressionasse e si commuovesse, per l’enormità della tragedia, ma noi, in Calabria, nel Sud, abbiamo ben presente che, sommati negli anni, i morti per naufragio, nel Mediterraneo, sono migliaia e che è da tempo che l’Europa si sarebbe dovuta accorgere  e intervenire con aiuti e non con restrizioni, o peggio con l’indifferenza. Noi, tutti, ci dobbiamo chiedere cosa possiamo fare per una vita umana quando è in pericolo. Le lacrime e la partecipazione al dolore non bastano. Chi ha responsabilità deve agire e in questo momento non può che chinare il capo di fronte al monito di papa Francesco che ha pronunciato una sola parola: “ Vergogna! “. Occorre una mobilitazione delle istituzioni, regionali e nazionali, per spronare l’Europa ad avere una strategia e una politica per il Mediterraneo. La stessa Unione per il Mediterraneo “, che è nata con l’idea di promuovere un dialogo sempre più stretto tra l’Europa e il Mediterraneo, è caduta nel dimenticatoio della diplomazia euro-mediterranea. Bisogna riavviare subito il dialogo tra l’Europa e i paesi mediterranei, che parta, prioritariamente, dalla difesa della vita e che sia capace di coinvolgere le società civili dei paesi interessati, aprendo, anche attraverso le regioni meridionali, nuovi canali di comunicazione, non solo economici, ma prima di tutto umanitari, interculturali e politici .