Per offrire informazioni e servizi, questo portale utilizza cookie tecnici, analitici e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su qualunque altro link nella pagina o, comunque, proseguendo nella navigazione del portale si acconsente all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni sui cookie e su come eventualmente disabilitarli consultare l'informativa sulla Privacy.

Venerdì, 04 Dicembre 2020

Talarico, per una nuova stagione, puntare sul sapere

Quando si discute sul futuro della Calabria spuntano sempre nel dibattito, logicamente, i nodi ancora non sciolti della nostra questione: la mancanza di lavoro, la debolezza della base produttiva e del sistema economico, l'inefficienza della pubblica amministrazione, la fragilità del Quando si discute sul futuro della Calabria spuntano sempre nel dibattito, logicamente, i nodi ancora non sciolti della nostra questione: la mancanza di lavoro, la debolezza della base produttiva e del sistema economico, l'inefficienza della pubblica amministrazione, la fragilità del tessuto civile e  la minaccia della criminalità mafiosa a cui fanno fronte, con coraggio personale, spesso con mezzi insufficienti e inadeguati, gli uomini e le donne della magistratura e delle forze dell’ordine. Tutte queste questioni noi le conosciamo bene e siamo sempre più consapevoli che ci sono risposte che è difficile dare in tempi brevi e altre che vanno date con celerità, anche se ci troviamo in una contingenza difficile, in cui l’emergenza si è spostata a livello nazionale ed europeo e ognuno tende a difendere le proprie posizioni e gli interessi locali. Quando ci sarà la ripresa, per poterne aspirare anche noi, in Calabria, dobbiamo essere capaci di farci trovare preparati. Per questa ragione dobbiamo, fin da subito, saper mettere in movimento la regione, coinvolgendo tutte le energie democratiche della politica, della cultura e della società, con quella consapevolezza storica che da noi s’impongono fatiche supplementari, per uscire dalla nostra condizione di annosa arretratezza. In questo particolare frangente storico, con un clima politico nazionale teso e incerto, coeso per necessità, sarà sempre più difficile far emergere questioni considerate marginali, senza creare una rete di solidarietà regionale efficace e concreta. C’è la necessità di una visione comune del nostro futuro e di una sintonia con la domanda che viene dalla base del nostro territorio, dove si percepiscono più realisticamente le difficoltà e le priorità da mettere in agenda. Per aprire una nuova stagione, in Calabria, c’è bisogno di un nuovo rapporto tra la politica, le istituzioni e la società, anche con il sostegno di una comunicazione che non sia fondata solo sull’emozionalità, ma sulla verità e l’approfondimento, pur senza sconti per nessuno. Dobbiamo evitare che la competizione a tutti i costi, aggressiva e personale, soprattutto in politica, faccia dimenticare che gli interessi della Calabria e il bene comune vengono al primo posto. Le cose stanno cambiando in Calabria, in questa legislatura regionale, ma è ovvio che ancora c’è molto da fare e che serve anche che i cittadini comincino a vedere, concretamente, il risultato del lavoro che si sta portando avanti. Occorre da qui alla fine della esperienza di questa legislatura, uno sforzo collettivo e costruttivo che dia forza al processo di cambiamento. Stare insieme, fare rete, aggregare nel progetto di crescita quelle fabbriche del sapere che sono le Università è il primo e più importante passo da fare per dare credibilità e forza alla Calabria. Tutto questo ci serve anche per difenderci dall’idea - che non è minoritaria a livello di politica e opinione pubblica nazionale - di una Calabria arretrata, immobile, sempre uguale a se stessa, dove non è il caso di impegnarsi; dove non vale la pena di investire; dove si possono ignorare i diritti di cittadini che sono figli di una stessa Costituzione. Se il problema della Calabria, all’interno del più vasto problema meridionale, non è stato ancora superato, lo si deve anche a questa visione “ cieca “  che fa prevalere l’idea  del “ non vale la pena di fare “. Questa opinione malefica della Calabria, attraversa pezzi importanti dell’organizzazione dello Stato e dobbiamo farla cessare, alzando la voce, tutti insieme, per farci sentire. Un esempio, il più ignominioso, di questo insopportabile uso delle politiche e delle gestioni pubbliche, viene dall’atteggiamento di enti e aziende di Stato che operano in particolare settori pubblici. Se dall’Anas, per esempio, negli ultimi tempi, almeno a livello diinterlocuzione e di attenzione, dobbiamo registrare segnali positivi, diversamente dobbiamo dire da Trenitalia che ha abbandonato il territorio, facendo venire meno  i servizi essenziali per la mobilità dei cittadini, con il taglio indiscriminato dei collegamenti e l’abbassamento degli standard di qualità dei servizi rimasti in funzione. Le Ferrovie italiane hanno smesso di fare investimenti nell’estremo Sud come mai era accaduto in passato. Questa visione di due Italie, in pezzi importanti dello Stato che in una parte del paese realizzano e ammodernano e in un’altra demoliscono va corretta.  Questa correzione dobbiamo pretenderla tutti insieme, se riusciamo ad alzare la voce ed avere più credibilità. Il cambiamento passa anche per queste battaglie da fare per pretendere pari dignità e rispetto dei diritti e non solo dai problemi che tocca principalmente a noi risolvere.

Pubblicato su L'Ora della Cabria del 19-08-2013