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Venerdì, 04 Dicembre 2020

Serve l'unità dei calabresi e delle loro rappresentanze politiche

Sulla rubrica “Luna Rossa” il professor Pasquino Crupi in un corsivo dal titolo “Uniti per la Calabria, quando?” ha posto il problema dell’esigenza di unità dei calabresi e delle loro rappresentanze politiche, nei rapporti con le istituzioni centrali (Parlamento e Sulla rubrica “Luna Rossa” il professor Pasquino Crupi in un corsivo dal titolo “Uniti per la Calabria, quando?” ha posto il problema dell’esigenza di unità dei calabresi e delle loro rappresentanze politiche, nei rapporti con le istituzioni centrali (Parlamento e Governo) quando si tratta di richiamare l’attenzione verso una comunità, sempre più ricca, nonostante tutto, di fermenti positivi e volontà di cambiamento, ma afflitta da secolari problemi strutturali che, se non adeguatamente affrontati e risolti, impediranno ogni sviluppo e ogni svolta di modernizzazione.  L’unità, di fronte alle questioni della Calabria, ed il parlare con una voce forte e corale, è fondamentale e strategica e rappresenta un valore non di poco conto. La Calabria si è impoverita, e non si è sviluppata, anche per non essere riuscita a fare rete e a far emergere quella classe dirigente e quella società civile che sono sempre punti di riferimento imprescindibili, in ogni processo di crescita culturale sociale ed economica di un territorio. Ma, anche, perché è scomparsa, se c’è mai stata, dalle agende dei governi e delle istituzioni parlamentari che non hanno saputo, o voluto, ascoltare le richieste di interventi capaci di innescare meccanismi sociali e culturali essenziali per dare motivazioni allo sviluppo e che sarebbero serviti ad eliminare squilibri storici ed a segnare discontinuità con modelli storicamente caratterizzati da profonde divisioni e contrapposizioni. E’ stata sempre una debolezza della Calabria, e più in generale dell’intero Sud, non riuscire a portare in parlamento e al governo gli interessi della propria comunità e del territorio con una posizione politicamente potente, a prescindere dalle legittime appartenenze ideologiche e culturali di ognuno. Non possiamo aspettarci che si occupi di Calabria chi ha come slogan “prima il nord” o pensa a lasciare le tasse riscosse sul proprio territorio, creando così una separazione-secessione di fatto. Questi sono pericoli nuovi davanti a noi. Anche l’idea della nascita di una macroregione del Nord, non ha prodotto reazioni al Sud volte ad incoraggiare iniziative capaci di creare coesione e unità, quantomeno per contrapporsi a questi disegni egoistici e antiunitari che porta avanti una parte del paese. C’è solo una via d’uscita di fronte a queste spinte alla frammentazione, al prevalere di vecchi e nuovi egoismi, e può venire dalla unità d’intenti per creare un rapporto armonico e fecondo tra Stato centrale e autonomie locali, spendendo bene le nostre energie, mettendole insieme, le une accanto alle altre, avendo chiara la consapevolezza che la Calabria non è forte politicamente ed economicamente. La sfida la si può vincere cambiando marcia. La Calabria deve accelerare sui processi di riforma e di cambiamento, valorizzare le risorse migliori della società civile, evitare la fuga dei cervelli, far crescere più rapidamente le nuove generazioni, creando occupazione ed offrendo opportunità. Ma nei rapporti col potere centrale, c’è l’esigenza prioritaria di “concordia stabile” e di linee unitarie utili per rappresentare, con una voce forte e credibile, le esigenze di crescita di un territorio che ha bisogno di infrastrutture, di lavoro, ma anche di interventi capaci di favorire una svolta di socialità, che dia l’idea che la Costituzione e lo Stato sono uguali per tutti. Sapendo che investire nel Sud è una scommessa per il futuro di tutto il paese e dell’Europa.

 

Editoriale pubblicato da Calabria Ora