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Venerdì, 04 Dicembre 2020

L'auspicio per il 2013: "Un patto per il bene comune"

Si sta per chiudere un anno caratterizzato dalla gravità di una situazione economica che ha imposto rilevanti sacrifici agli italiani, resi ancora più pesanti in regioni e comunità, come le nostre, dove le criticità sono storiche e i cambiamenti non Si sta per chiudere un anno caratterizzato dalla gravità di una situazione economica che ha imposto rilevanti sacrifici agli italiani, resi ancora più pesanti in regioni e comunità, come le nostre, dove le criticità sono storiche e i cambiamenti non possono essere rapidi come desidereremmo. Dobbiamo però avere lo sguardo proiettato al futuro, con la serena coscienza che solo affrontando i problemi con determinazione, possiamo riuscire a riscattare la Calabria dalle sue condizioni. La crisi, come mai era accaduto prima, coinvolge aree ed economie considerate forti, ed è in questo quadro che ci ritroviamo ad agire in Calabria.
I bilanci del nostro lavoro, così come i piani di sviluppo e la nostra azione, per la crescita e il cambiamento, sono inevitabilmente legati a questo clima generale, teso e incerto. Occorre un supplemento d’impegno, nel nuovo anno che sta per cominciare, insieme ad una capacità nuova di accettare con determinazione e coraggio tutte le sfide che abbiamo davanti a noi. Serve un’accelerazione a tutto il nostro agire, sostenuta da una unità d’intenti, per non restare fuori dai nuovi equilibri economici, culturali e tecnologici che nasceranno dopo questa lunga crisi.
Le strategie per il futuro debbono nascere da un confronto serrato e da un “patto per il bene comune” tra istituzioni, forze politiche, produttive, sindacali e culturali. Un patto, che con la capacità di proposta e di realizzazione, riscatti il senso della politica e il valore dell’impegno di ciascuno nelle istituzioni.
Sono importanti, in questa fase, ed in questa prospettiva, l’efficacia dei provvedimenti e la qualità degli interventi. Se l’obiettivo è il bene comune e l’ingresso pieno e definitivo della Calabria tra le regioni “progredite e organizzate” non ci possono essere ragioni differenti dal buono e dal giusto, nel lavorare per la nostra regione. Solo così potremo affrontare i nodi mai sciolti, in un secolo e mezzo di Unità e quarant’anni di regionalismo, senza fermarsi a indugiare, pensando a chi non ha realizzato in passato e a che cosa si poteva fare e non si è fatto.
Il nostro orizzonte è l’oggi e il domani, ed è in questa fase che dobbiamo realizzare i nostri programmi, con il coinvolgimento e il rafforzamento di una “rete civile”, dentro la quale debbono esserci tutte le forze sane della Calabria, soprattutto le nuove generazioni. Conosciamo quali sono i nostri punti di debolezza, ma esistono i presupposti per crescere e svoltare, avendo chiara coscienza di possedere la risorsa primaria (rappresentata dal capitale umano dei nostri giovani) per innescare un processo virtuoso di sviluppo. Da questo punto di vista esistono delle priorità, insieme all’identificazione precisa dei settori su cui bisogna agire, partendo dal territorio e dalle comunità, anche le più piccole, avendo come obiettivo il rafforzamento delle autonomie locali. Dobbiamo concentrare i nostri sforzi, sapendo che le risorse sucui contare diminuiscono sempre più per effetto della crisi.
Le energie e i mezzi a disposizione debbono essere indirizzati, prioritariamente, all’occupazione ed al precariato, avvertendo pure l’urgenza di interventi nella sanità, l’ambiente, la tecnologia, i trasporti e per una sana ed efficiente pubblica amministrazione, che è fondamento importante per la crescita e la modernizzazione. A questa svolta per il cambiamento dobbiamo crederci, per poter uscire dalle nostre condizioni di sottosviluppo e per cancellare dalla nostra terra quella criminalità mafiosa che è causa principale dei nostri mali.
Molti sono i successi ottenuti in questo campo da magistratura e forze dell’ordine, rappresentate da donne e uomini a cui va la nostra gratitudine di calabresi, ma abbiamo ancora bisogno che lo Stato rafforzi la sua presenza. Sarà determinante, nell’ambito di questa visione, il consapevole apporto di tutte le energie istituzionali, politiche, culturali e sociali e sappiamo che il senso dello Stato deve entrare definitivamente nell’agire quotidiano di tutti i calabresi. La nostra deve essere una rivoluzione civile e culturale. La Calabria merita un futuro migliore, per la sua storia, l’umanità e l’umiltà della sua gente che ha contribuito, con sacrifici non sempre riconosciuti, allo sviluppo del Paese ed al suo ingresso in Europa. Con questi sentimenti, auguro a tutti i cittadini calabresi un 2013 di pace, di serenità e di vera svolta verso un futuro di progresso e di liberazione delle nostre questioni.