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Lunedì, 06 Luglio 2020

Area Metropolitana dello Stretto, fra progetto e realtà

Delle prospettive che potrebbero dischiudersi dalla realizzazione di questo ambizioso progetto abbiamo parlato con Emilio Minniti, dottore di ricerca in Storia delle dottrine politiche e Filosofia po­litica. Minniti attualmente svolge attività di ricerca nell’ambito del diritto pubblico, con particolare riferimento Delle prospettive che potrebbero dischiudersi dalla realizzazione di questo ambizioso progetto abbiamo parlato con Emilio Minniti, dottore di ricerca in Storia delle dottrine politiche e Filosofia po­litica. Minniti attualmente svolge attività di ricerca nell’ambito del diritto pubblico, con particolare riferimento alle tematiche connesse alla sovranità e allo Stato d’eccezione. area metropolitana

Area Metropolitana dello Stretto, vera opportunità di sviluppo?

Il passaggio preliminare quanto indifferibile è quello di pervenire ad una definizione precisa del concetto di “Area Metropolitana dello Stretto”. Gli aspetti storici, sociologici e ambientali che da sempre conferiscono concretezza e capacità di suggestione a questa “soggettività” territoriale devono necessariamente essere integrati da valutazioni di carattere economico e, in senso lato, geopolitico. L’Area Metropolitana dello Stretto, intesa non più come un’area d’interscambio tra realtà territoriali differenti, ma come dimensione essenzialmente unitaria e connotata da una precisa identità, può senza dubbio rappresentare un contesto più favorevole di quello attuale per processi di sviluppo socio-economico.

Lei sostiene che l’Area dello Stretto è affetta dalla sindrome di Baumol ossia il sovradimensionamento di settori a basso indice di produttività. Quali, al contrario, i settori su cui investire?

Emilio Minniti Emilio Minniti, dottore di ricerca in Storia delle dottrine politiche e Filosofia po­litica


L’analisi dei principali indicatori economici relativi agli anni sia precedenti che immediatamente successivi alla crisi economica del 2008, mette in evidenza come i trends che caratterizzano la realtà produttiva delle province di Reggio Calabria e Messina risultino più simili tra loro di quanto non lo siano rispetto ai contesti regionali di appartenenza. Limitando l’analisi alla valutazione della struttura economica dell’Area dello Stretto - sebbene considerazioni sostanzialmente analoghe possano estendersi alla Sicilia e alla Calabria o al Mezzogiorno nel suo complesso – è possibile ravvisare tutti gli elementi della cosiddetta “Sindrome di Baumol”. In una serie di studi condotti a partire dagli anni sessanta, l’economista statunitense William Baumol ha infatti evidenziato come il sovradimensionamento rispetto al complesso dell’economia del settore pubblico, dei servizi globalmente considerati e dell’edilizia residenziale, ossia di ambiti che denotano un indice di produttività basso, non sia in grado di sostenere la crescita di un sistema economicamente avanzato. Lo sviluppo concentrato su settori a bassa produttività e che assorbono elevata forza lavoro determina la perdita di produttività complessiva del sistema e l’impoverimento progressivo del capitale umano. Sebbene sia, dunque, l’intero assetto del sistema economico della nostra area a contenere squilibri considerati paralizzanti rispetto ad ogni ipotesi di serio sviluppo, e a necessitare di un riequilibrio strutturale, appare realistico ipotizzare un recupero mutando alcune caratteristiche interne all’ipertrofico terziario. Nell’ambito del terzo settore i “servizi per il consumo” si differenziano dai “servizi per la produzione”, i quali risultano destinati al sistema produttivo e presentano una dinamica della produttività più accelerata rispetto al terziario nel suo complesso.
E’ infatti evidente come un efficiente sistema di servizi di trasporto e di comunicazione contribuisca in misura significativa a rendere meno costose e più produttive le attività delle imprese che lo impiegano. Una tale evidenza non sembra tuttavia concretizzarsi nell’Area dello Stretto che, sebbene si configuri come un’area omogenea sotto molteplici aspetti della struttura economica, non ha sviluppato un adeguato sistema di trasporti e servizi alla mobilità – destinato sia alle persone che alle merci – concentrando la propria struttura terziaria nei settori meno produttivi. E’ dunque dallo sviluppo di un efficiente sistema di servizi destinato ai trasporti, contestualizzato nell’ambito di un progetto di costruzione dell’Area Metropolitana dello Stretto, che può provenire un fondamentale input versoun terziario più produttivo nonché la realizzazione di un contesto favorevole allo sviluppo di imprese industriali, agricole o operanti nel settore turistico.

L’Area Metropolitana dello Stretto presenta delle peculiarità specifiche ed un’identità caratteristica che la distinguono dalle altre aree metropolitane del Paese. Quali sono le specificità da esaltare e valorizzare?

A 170 mastro copertineL’identità dell’Area dello Stretto è data dalla sua specifica dimensione geopolitica. Se – facendo riferimento ad una celebre analisi di Carl Schmitt - si assume un punto di vista che vede nel mare un fattore decisivo dell’ordinamento spaziale e, conseguentemente, si comincia a guardare al Mediterraneo in termini di linee di comunicazione e di punti d’appoggio, si vedrà come nell’ambito della dimensione peninsulare italiana l’Area dello Stretto di Messina rappresenti uno dei principali avamposti, in quanto canale di transito di alcune tra le più importanti rotte commerciali internazionali. Se, inoltre, si assume come dato di riferimento la riflessione di Halford Mackinder, geografo inglese ritenuto a buon diritto il fondatore della moderna geopolitica, il quale individua il confine sud dell’Europa nella barriera naturale rappresentata dal deserto del Sahara - prospettiva di fatto adottata in sede di Unione Europea dalla “Dichiarazione di Barcellona e partenariato euromediterraneo” – emergerà ulteriormente la centralità dell’Area dello Stretto nel contesto geopolitico euro-mediterraneo. È in questo quadro che, dunque, va ricercata e definita l’identità di quest’area.
E’ osservando “dal mare” che acquista un senso la costruzione di una soggettività economica, istituzionale e politica capace di comprendere e valorizzare quello che il contesto geografico ha determinato.

La nascita imminente della Città Metropolitana di Reggio, realtà nel cuore del Mediterraneo e dentro l’Europa, apre nuovi varchi alla realizzazione dell’area metropolitana integrata dello Stretto?

Certamente, il fatto che ad affacciarsi sullo Stretto siano due realtà organizzate in Città Metropolitane non può che favorire uno strutturale processo di integrazione.

I protagonisti della riforma sono alle prese con una vera e propria opera d’ingegneria istituzionale. Si lavora allo Statuto. C’è un disegno di massima che deve essere riempito di contenuti. Bisognerà ragionare sempre di più in termini di sistema, cioè partendo da una visione complessiva dei problemi e da una strategia di sviluppo condivisa?

Se Reggio e la sua provincia concepiranno se stesse sempre meno come punta avanzata dell’entroterra calabrese e se sempre più come sbocco europeo del mediterraneo e come terra d’approdo delle rotte atlantiche, immaginando un futuro legato allo sviluppo della portualità e del commercio internazionale, saremo in presenza di una “visione di sistema” orientata all’Area dello Stretto.

E l’accorpamento delle Autorità Portuali di Messina e Gioia Tauro come può leggersi in questo quadro?

Da quanto detto emerge come, in realtà, non vi siano alternative a questo accorpamento a meno di non decretare la fine dell’Area dello Stretto intesa come soggetto unitario. Un’ipotesi contraria decreterebbe la rinuncia alla dimensione geostrategica di cui abbiamo illustrato la natura.

Si parla anche di un nuovo protagonismo e del coinvolgimento attivo dei cittadini nella condivisione delle scelte strategiche con i territori di riferimento.La definizione utilizzata è: Partecipazione a rete in una dimensione territoriale di area vasta. Cosa significa e come si esplicita concretamente questo concetto?

La partecipazione diffusa e consapevole alle scelte strategiche che interessano i territori rappresenta una risorsa preziosa per il sistema istituzionale che, oggi, tenta di recuperare un maggiore livello di legittimazione e riconoscimento di fronte ad una sostanziale crisi di consenso. Tuttavia, l’approdo finale nonché l’elemento fondamentale del processo politico è la “decisione”: un sistema politico incapace di decidere sulle fondamentali linee strategiche abdica alla propria funzione consegnandosi alla dissoluzione.