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Martedì, 01 Dicembre 2020

La filosofia interroga la Prima Guerra Mondiale

"Si sta come d'autunno, sugli alberi le foglie": così recita in uno dei suoi più famosi versi il grande Giuseppe Ungaretti. Poeta che riuscì ad esprimere magistralmente la condizione dei soldati durante il primo conflitto bellico. Come una foglia nella stagione autunnale a cui basta un sottile colpo di vento per essere spazzata via, così i soldati in uno dei conflitti più sanguinosi nella storia dell'umanità.

tavola rotonda di filosofia. Da sinistra: Rosita Lorelay Borruto, Gianfranco Cordi', Emilia Serranò Degli Espositi, Rosaria Catanoso. Tavola rotonda di filosofia. Da sinistra: Rosita Lorelay Borruto, Gianfranco Cordi', Emilia Serranò Degli Espositi, Rosaria Catanoso.


La Prima Guerra Mondiale che segnò la fine della Belle Epoque e che vide in gioco gli Imperi centrali europei trovò il suo casus belli nell'assassinio dell'arciduca Francesco Ferdinando da parte dello studente serbo Gavrilo Princip. Tuttavia, già dai primi anni del Novecento si respirava un'aria di conflitto in tutta Europa dove molto diffusi erano il Nazionalismo ed il Patriottismo che infervoravano il popolo verso la chiamata alle armi quale gesto eroico da compiere per il proprio Paese. Come se, morire in battaglia fosse un sacrificio onorevole da compiere per seguire un'ideologia basata sul predominio di una nazione su tutte le altre per la creazione di un utopistico "Stato Mondiale".
Proprio su questo argomento, presso la biblioteca del palazzo della Provincia di Reggio si è tenuto un interessantissimo dibattito moderato dal dottor Gianfranco Cordì ed organizzato dal CIS, Centro Internazionale Scrittori della Calabria. Dopo la presentazione della presidente del CIS Lorelay Rosita Borruto, sono intervenuti il dott. Franco Iaria, la dott. Rosaria Catanoso, e la professoressa Emilia Serranò Degli Espositi.
"La guerra in questione inaugura il secolo breve" ha esordito Gianfranco Cordì:" E porta in se’ i caratteri della globalità. Proprio per questo viene definita Mondiale. Ad essa seguirà la Seconda Guerra Mondiale e la caduta del muro di Berlino nel 1989;

Soldati in trincea durante la Prima Guerra Mondiale Soldati in trincea durante la Prima Guerra Mondiale


il secolo del Novecento si contraddistingue quindi per una internazionalità della guerra, non trattandosi più del concetto di battaglia come conflitto dislocato, bensì di conflitto che coinvolge intere nazioni al fronte." La parola è passata poi a Rosaria Catanoso la quale ha detto: "Riflettere sulla Prima Guerra Mondiale, induce inevitabilmente a porre delle domande, ancor di più in un momento come questo in cui - come ha affermato il Papa - viviamo in uno stato di guerra planetaria dovei conflitti sono in tutti luoghi ed in tutti i paesi, e sono talmente radicati che non basta certamente debellarne uno per debellarli tutti. Lo stato Mondiale in cui viviamo si contraddistingue per la tecnica. Oggi basta una sola bomba, un solo sparo per non sapere chi è più il nemico davanti a noi. La Prima Guerra Mondiale invece è stata un conflitto di materiali, dove l'uomo stesso è stato ‘materiale’ da utilizzare in combattimento. Il Milite Ignoto e la trincea sono i due simboli di questo grande dolore”. Emilia Serranò degli Espositi ha ricordato: “Questo è l'anno del centenario della Prima Guerra Mondiale. Un conflitto disastroso che portò ad un numero infinito di morti e che segnò la rottura rispetto al secolo precedente, caratterizzato invece da un periodo di pace e di progresso anche sul piano filosofico. Fu allora che maturò il nazionalismo, e cioè l’idea del potere di una nazione di estendere i propri confini, come nel caso della Germania che voleva diventare stato centralistico, secondo una concezione che ebbe le sue radici nella filosofia.

Armi utilizzate durante la Prima Guerra Mondiale Armi utilizzate durante la Prima Guerra Mondiale


Da Hegel in poi infatti si può notare come la storia sia concepita come un continuo flusso e gli eventi siano concatenati ad avvenimenti precedenti. Sempre in Hegel c'è l'idea dello stato etico e del primato dello stato tedesco. A ciò si aggiunga la teoria di Darwin secondo cui in natura c’è una continua lotta per la vita dove sopravvive solo chi è più forte. Dal punto di vista bellico, la Prima Guerra Mondiale ha visto lo sviluppo tecnologico, l'inizio dei grandi armamenti come i sottomarini e gli aerei da combattimento. Successivamente è intervenuto Franco Iaria il quale ha asserito: "Come diceva Marx:’Gli uomini fanno la storia, ma non sanno che storia fanno’.
Noi abbiamo degli obiettivi ma non abbiamo la certezza di tutti gli elementi connessi che poi si configureranno nella realtà. Questo punto di vista solleva questioni filosofiche profonde perché introduce il concetto di responsabilità in capo all'uomo per quella capacità di modificare la realtà. Un esempio di frattura fra volontà e realtà obiettiva fu proprio la Prima Guerra Mondiale. I grandi potenti del periodo, come lo Zar Nicola II, Guglielmo II e Francesco Giuseppe non si sarebbero mai impegnati certamente nella guerra se avessero saputo che dopo il conflitto i loro imperi si sarebbero dissolti. In definitiva, mancò una vera e propria causa a scatenare la guerra, sebbene vi furono segnali di premonizione del conflitto.


Divisione politica dell'Europa prima dell'inizia della guerra Divisione politica dell'Europa prima dell'inizia della guerra


La Francia, ad esempio, sognava la rivincita; la Germania con Bismarck era diventata una grande potenza economica in concorrenza con l'Impero Britannico ed aveva diffuso la cultura del ‘Pangermanesimo’ secondo cui lo stato tedesco doveva dominare tutta Europa. L'impero austro-ungarico era già in dissoluzione ad inizio Novecento. L'Italia provinciale invece viveva nel suo periodo di Belle Epoque ma c'era tuttavia la corrente sostenuta da D'Annunzio che incitava all'eroismo. La diffusione tra le masse di tutti questi concetti ci spiega perché alla fine sia scoppiato uno dei più grandi conflitti mondiali della storia."
Dunque, un coinvolgente dibattito che rivela come paradossalmente la Prima Guerra Mondiale abbia costituito l'incipit del conflitto moderno. Quest’ultimo tuttavia nel mondo attuale non si basa sull'ideologia ma soltanto sulla distruzione di massa. Concetto quest'ultimo terrificante se si pensa invece al futuro del mondo da tutti auspicato. Un futuro in cui tutti i conflitti possano finalmente cessare, determinando così la costruzione di una società migliore dove le condizioni siano la pace e la serenità per i popoli.