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Mercoledì, 25 Novembre 2020

Madama Butterfly, dalla Calabria al Sol Levante

A colloquio con il maestro Bruno Tirotta. Il fascino dell'arte musicale che rimane immutato nel tempo, e che col tempo stesso può solamente migliorare, rendendo migliore il mondo circostante grazie alla magia di una bacchetta guidata dalla mano di un A colloquio con il maestro Bruno Tirotta. Il fascino dell'arte musicale che rimane immutato nel tempo, e che col tempo stesso può solamente migliorare, rendendo migliore il mondo circostante grazie alla magia di una bacchetta guidata dalla mano di un sol uomo, che scandisce il suono di uno strumento,

Il maestro Bruno Tirotta Il maestro Bruno Tirotta


e poi un altro e poi un altro ancora, fin quando la caleidoscopica sinfonia di un'intera orchestra non risuona nell'aria, infondendo gioia ed ammirazione in coloro che la ascoltano: con queste parole si può descrivere l'opera di un grande maestro, quale è senza dubbio Bruno Tirotta, musicista reggino eclettico nonché raffinato direttore d'orchestra e docente di musica. Dopo aver studiato oboe e canto a Reggio Calabria, si è trasferito a Vienna, dove ha avuto occasione di perfezionare i suoi studi, ottenendo il diploma di Direzione d’orchestra ai Wiener Meisterkurse für dirigenten, studiando con J. Kalmar; sempre a Vienna ha ricevuto una particolare attenzione al IV Concorso Internazionale d'Orchestra. Prima di diventare direttore d'orchestra a tutti gli effetti, ha intrapreso numerosi ruoli di maestro sostituto, direttore musicale di palcoscenico, maestro rammentatore, maestro collaboratore e maestro del coro. Importantissime sono state le collaborazioni con direttori di fama quali: : Lorin Maazel, Daniel Oren, Maurizio Arena, Nicola Luisotti, Ottavio Ziino, Janos Acs, Daniel Lipton, Niels Muus, Anton Guadagno, Angelo Campori, Reinald Giovaninetti, Nicola Samale, Bruno Aprea, Renato Palumbo…e a cantanti di chiara fama, fra cui; P. Cappuccilli, Leo Nucci, R. Bruson, G. Dimitrova, F. Cossotto, K. Ricciarelli, G. Giacomini, N. Martinucci, G. Filianoti, G. Cecchele, R. Panerai, D. Theodossieu, E. Dara, G. Casolla, F. Bonisolli…nonché con grandi registi di fama internazionale.
In 26 anni di attività ha diretto molte orchestre in opere liriche, Concerti sinfonici, lirico-sinfonici, Oratori, Messe.
È stato Direttore musicale stabile, per tanti anni, del Laboratorio Lirico Sperimentale di Reggio Calabria; in tale veste, ha diretto molte opere liriche, oratori e concerti sinfonici in varie città. Lavora come Direttore ospite, collaborando attivamente con vari Teatri, specialmente del sud Italia.
Ha ricevuto numerosi riconoscimenti culturali, consensi di pubblico e di critica su importanti quotidiani nazionali e su riviste specializzate come L’opera, Lirica, Amadeus, Il Sole 24. Intensa è anche la sua attività didattica, che ritiene elemento indispensabile per la diffusione della cultura musicale: ha fondato e diretto il Coro di Voci bianche del Conservatorio A. Corelli di Messina, ha spesso collaborato con il Ministero della P. I. per la formazione di docenti delle Scuole primarie e secondarie, tenuto lezioni-concerto in tutti gli Atenei calabresi e scritto articoli, studi e saggi pubblicati in riviste, quotidiani nazionali e in alcuni libri editi.

La direzione del maestro Tirotta al castello Nijo La direzione del maestro Tirotta al castello Nijo


Nel mese, di settembre, ha ricevuto il grande encomio di dirigere il coro della città di Kyoto, in Giappone, dove ha arricchito la propria esperienza, nonché aggiunto prestigio al suo curriculum. Per la nostra testata, racconta lo straordinarioviaggio nella terra del Sol Levante.

Maestro Tirotta, dalla Calabria al Giappone: cosa le è rimasto impresso maggiormente della cultura, usi e costumi del Sol Levante?

Del Giappone avevo sempre sentito parlare in termini molto positivi ma viverlo per almeno un paio di settimane, significa assorbirne quasi l’humus a tutti i livelli. I giapponesi hanno un rispetto verso ogni essere umano, persino verso gli alberi e le piante che fanno crescere legandone il tronco con delle canne di bambù perché, appunto, crescano dritte. Sono sempre sorridenti, precisissimi, non prevaricano mai il prossimo e sono molto amanti della cultura a tutti i livelli, soprattutto dell’arte e della musica italiana, tanto più che moltissimi vengono qui in Italia per studiare, per attingere e ricreare in loco. Ma ancor più, ciò che li caratterizza è l’amore e la passione profonda per tutto ciò che fanno. Pensi che erano loro stessi che mi chiedevano di poter studiare delle ore in più….

Lei ha diretto il coro della città di Kyoto nella splendida cornice del castello Nijo costruito nel 1603 dallo shogun Togukawa Ieyasu: cosa ha rappresentato per lei dirigere in un così prestigioso edificio per altro patrimonio dell'Unesco?

Nel precisare che il Coro era formato da artisti provenienti da tutto il Giappone, (Tokyo, Osaka….) dico che il castello di Nijo è straordinariamente bello. L’emozione è stata, certamente, grandissima dal momento che per i giapponesi è un luogo sacro, custodito giorno e notte da uomini in divisa. Dirigere in un sito che è patrimonio dell’Unesco significa prendere reale consapevolezza che si vive e si ri-dona il messaggio universale dell’ Arte perché tutti i popoli possano abbracciarne l’intrinseca bellezza che rende migliori e che permette di conquistare l’agognata pace.

Cosa ha significato per lei dirigere una grande opera come Madama Butterfly per il Kyoto Opera Festival?

Il maestro Trotta Il maestro Bruno Tirotta con il soprano Yuka Matayoshi


Pensi che è stato sempre il mio sogno dirigere la “Butterfly”, una partitura difficile e molto bella allo stesso tempo, da cui bisogna trarne un’adeguata espressione e un melodismo da infinite sfaccettature agogiche e dinamiche. Non ho mai pensato, sinceramente, che quest’ opera, ambientata appunto in Giappone, l’avrei diretta proprio a Kyoto, capitale dell’impero nipponico per secoli in cui la Cultura sprizza da ogni centimetro quadrato. Dunque, dirigerla con dei personaggi in scena, quali erano i componenti del coro, con le eleganti movenze registiche a loro perfettamente confacenti, coi loro meravigliosi costumi, circondati dagli splendidi edifici e dalla flora del Nijo castle ha significato viverla e interpretarla molto più incisivamente di quanto avrei provato dirigendola in qualsiasi altro luogo. E ha significato prendere consapevolezza di quanto sia importante recarsi nei luoghi dell’ambientazione dell’Opera per poterla, appunto, interpretare. Pensi che il grande Herbert von Karajan non diresse mai il Boris Godunov (nonostante numerose richieste) se non dopo essersi recato un paio di volte in Russia per “sapere” cosa è la Russia…

Lei ha sostituito il direttore Hirofumi Yoshida, colpito da un malore, lo considera un segno del destino che un grande maestro come lei, con una grande carriera alle spalle, dovesse debuttare ad un così grande concerto?

Hirofumi Yoshida è una persona semplicemente squisita, è bravissimo (non per niente è il più grande Direttore d’Opera in Giappone), molto semplice e si identifica un missionario chiamato, appunto, a donare il messaggio musicale. Non mi sorprende questo, dal momento che Hiro (lo chiamo così perché fra noi è nata una bellissima amicizia) fa parte di quel 3% della popolazione di cristiani che ci sono in Giappone. E’ un infaticabile lavoratore. Traspare in lui una grande gioia del fare ma allo stesso tempo una serietà che vuol significare rammarico verso coloro che non partecipano con la stessa intensità e la stessa passione all’esecuzione. E questo, per un interprete che fa della sua vita una missione, è giustissimo. Sono anch’io cosi…chi mi conosce può essere testimone. Ho lavorato con lui qui in Italia come Maestro del Coro (nel Rigoletto di Verdi e ne La Rondine di Puccini). La stima nei miei confronti ha determinato la mia chiamata, da parte sua, in Giappone dove ho potuto appurare l’entità di questa stima, dal momento che è stato proprio lui a volere che fossi proprio io a sostituirlo. Questa gratificazione da sola è appagante. Per il resto,per il mio vivere con spirito cristiano, cammino nella realtà del presente e nella speranza del domani, speranza di poter ancora interpretare Partiture che amo.

Prima dell'opera non ha avuto a disposizione nemmeno la partitura per tutti gli strumenti: ha rappresentato una difficoltà ai fini della direzione?

Il maestro Tirotta durante le prove al castello Nijo Il maestro Tirotta durante le prove al castello Nijo


Si e no. Ero nel Teatro allestito al “Nijo” in attesa della prova antegenerale quando mi ha raggiunto l’ispettore d’orchestra dicendomi che Hirofumi Yoshida ha detto che avrei dovuto sostituirlo nella prova. Avevo lo Spartito per Canto e Pianoforte in cui, come in ogni mio spartito, ho segnato tutto ciò che i Direttori hanno sempre inteso interpretare. Dirigendo con questo spartito, sono riuscito a portare fino in fondo l’opera (che conosco molto bene) ma con le ovvie fermate dovute alle difficoltà del non poter avere la visione completa delle parti d’orchestra. Per quanto molto bravi, non sapere l’esatta entrata di uno strumento, né la dinamica… beh! Fa “sbandare” il Direttore un pochino…. Certo, non avrei mai immaginato che l’entità del malore avrebbe prolungato la degenza del Direttore e così ho affrontato la prova generale e la prima…..ma questa volta, ovviamente, con la Partitura….

Parliamo della sua carriera: una sfilza infinita di grandi risultati, tra cui l'incisione di numerosi Cd e Dvd e la pubblicazione di libri di musica su Francesco Cilea: Qual è il più bel ricordo che ha della sua carriera professionale?

Si, effettivamente, ho in repertorio centinaia e centinaia di esecuzioni accanto a Direttori, registi e cantanti di fama internazionali, molte delle quali sono state trasmesse in mondovisione o in eurovisione. Di molte opere liriche (ho 72 titoli in repertorio) sono stati realizzati dei DVD e dei CD anche in prima esecuzione assoluta. Molte di esse sono state trasmesse in diretta Radio3. Anche io, da Direttore d’orchestra, ho diretto molte opere, prediligendo il repertorio settecentesco ma anche dell’800 italiano..) nonché molte esecuzioni di Oratori e dimusica sacra in genere (che amo moltissimo!).
Anche nel campo della Didattica, ho lavorato moltissimo. Ho pubblicato saggi, articoli e studi in molte pubblicazioni e quotidiani. Insomma,le soddisfazioni sono state veramente tante, non posso certo lamentarmi… anche se, a volte, sono pervaso da una certa tristezza e delusione per il fatto che abito in una terra (per scelta) in cui non si investe quasi per niente nella Cultura. Negli ultimi tempi ho anche pensato di andarmene… (e non mi era mai passato per la mente….). Altrove riconoscono il talento che un Artista possiede… e investono su di esso, gli danno spazio!

La sua carriera vanta inoltre la collaborazione con grandissime voci: cosa ha rappresentato per lei lavorare al fianco di Katia Ricciarelli?

Si, ho lavorato accanto a grandi voci. Guardi, per me, ai fini sociali e artistici, lavorare accanto a belle voci che siano debuttanti, sconosciute o grandi artisti in carriera internazionale, non cambia proprio nulla. Molti giovani talenti (al di là che si perdono per strada per mancanza di studio o perché vogliono affrontare qualsiasi repertorio, con le ovvie conseguenze…) non hanno “protettori” ed è molto triste che non possano proseguire nella carriera. Certo, quando c’è un grande nome nello stesso cartellone… produce un po’ di soddisfazione in più perché è come se avessi superato un’altra fase di esame e hai fatto qualche passo in più in campo artistico. Le più belle soddisfazioni che ho provato, sono state quando ho lavorato (oltre a Katia Ricciarelli) con “giganti” del canto del calibro di Leo Nucci, Ghena Dimitrova, Piero Cappuccilli, Enzo Dara, Renato Bruson,Dimitra Theodossiou …. tanto per fare qualche nome, perché nel corso delle prove e nel dopo-prove, hai modo di conoscere a fondo la loro personalità, esperienza professionale e umana…e spesso si ha tutto da imparare, come ad esempio, dal grande Leo Nucci, che mi ha arricchito moltissimo.