Per offrire informazioni e servizi, questo portale utilizza cookie tecnici, analitici e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su qualunque altro link nella pagina o, comunque, proseguendo nella navigazione del portale si acconsente all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni sui cookie e su come eventualmente disabilitarli consultare l'informativa sulla Privacy.

Giovedì, 06 Agosto 2020

Il barbaro buono e il falso beato

Sull’invenzione della storia e della tradizione in una città di provincia
In questo volume, Il barbaro buono e il falso beato, Rubbettino Editore (pp. 182), l’autore, Giovanni Sole, docente di storia delle tradizioni popolari presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università della Calabria, ricostruisce, o meglio, destruttura, quel mix di mito, leggenda popolare e storia, che aleggia attorno ad alcuni eventi storici in qualche modo afferibili a dinamiche relative alla città di Cosenza e che, seguendo la tesi del professore, avrebbero creato più di qualche equivoco o addirittura “falso storico”. In particolare il testo si sofferma sulle vicende inerenti alle figure di Alarico, mitico re dei Visigoti e di Giovanni Calà, il “falso beato” appunto.
Una lettura brillante ed efficace, che lascia spazio anche alla ricostruzione di alcuni meccanismi psicologici grazie ai quali la leggenda o il sentimento popolare, sono riusciti, o meglio hanno contribuito, a creare qualche mito che nel tempo ha sconfinato nei confini storici e un po’ oltre.
Interessante, anche per quanti non avessero particolari legami con la città di Cosenza, proprio perché, partendo da due casi specifici, illumina su come a volte la storia possa venire influenzata e distorta da elementi non propriamente storici.