Per offrire informazioni e servizi, questo portale utilizza cookie tecnici, analitici e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su qualunque altro link nella pagina o, comunque, proseguendo nella navigazione del portale si acconsente all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni sui cookie e su come eventualmente disabilitarli consultare l'informativa sulla Privacy.

Giovedì, 06 Agosto 2020

L’Africa di Simone Pelle, l’esperienza di un giovane medico

Dalla Calabria all’Africa, passando per Roma. E’ questo il filo rosso, geografico e umanitario, tracciato da Simone Pelle, medico crotonese trentenne, specializzato in Ortopedia e Traumatologia presso il Policlinico di Roma, da qualche anno impegnato in attività di volontariato internazionale.
Pelle è tornato a Crotone dopo due settimane passate in Africa, a Tanguiéta, città a nord del Benin (distante 650 chilometri dalla costa), dove ha eseguito 30 interventi su pazienti affetti da gravi patologie ortopediche, soprattutto malformazioni pediatriche ed esiti di traumi non curati per tempo. Un’esperienza che il giovane medico crotonese ripete da tempo nell’ospedale fondato e gestito da quarant’anni da frate Fiorenzo Priuli, da molti definito “l’uomo dalle mani d’oro”.
Bresciano della Val Camonica, Priuli non è un prete, nonostante 40 anni fa abbia pronunciato i voti di povertà, castità, obbedienza e ospitalità diventando un seguace di San Giovanni di Dio, il fondatore dell’ordine dei Fatebenefratelli. Priuli è un chirurgo, che con passione e fatica gestisce questo ospedale attorno al quale  è nata una vera e propria città composta per lo più da case di fango indurito e grandi campi incolti. 350 i posti letto ufficiali disponibili, ma di fatto la struttura accoglie un numero di pazienti  di gran lunga superiore, visto che giungono anche da altri Stati quali Burkina Faso, Niger e Togo, dove se possibile la situazione economica e sociale è ancora peggio rispetto al Benin. Composto da un reparto di malattie infettive, uno di chirurgia, uno di medicina interna, un pronto soccorso, un reparto di urgenze ginecologiche e quello di patologie ortopediche, l’ospedale può contare su un’equipe medica locale altamente specializzata ma anche una serie di specialisti che in vari periodi dell’anno offrono gratuitamente le loro competenze al servizio di frate Priuli; tra questi una squadra di oftalmologi spagnoli, un famoso primario francese, un grande urologo svizzero, e diversi specialisti italiani.
In questo contesto lavora, da diverse estati, Simone Pelle, che spiega appunto come soprattutto per la cura delle patologie ortopediche il problema più grande sia la differenza culturale e l’approccio che i pazienti hanno verso la malattia. “Le prime volte – racconta – avvertivo un grande senso di frustrazione, perché in questo contesto chi deve essere operato ad un arto compromesso o per una frattura non curata non è pronto ad affrontare la riabilitazione. In un certo senso è come se si fosse abituato alle malformazioni e al dolore, allora l’impegno grande per noi medici diventa quello di spiegare passo passo le modalità con cui affrontare le cure e di conseguenza una vita migliore ”.
Si perché in Benin, come in molti altri Paesi dell’Africa, dove l’assistenza sanitaria è quasi assente e l’analfabetismo interessa gran parte della popolazione, la cura di malattie di ogni genere è legata ancora a retaggi culturali che intrecciano magia e rimedi naturali. In particolare, sono i bambini e le donne ad affrontare questo tipo di problemi: i primi molto spesso nascono con patologie che se affrontate per tempo potrebbero essere risolte senza troppi problemi, le altre invece spesso si portano dietro fratture che non curano perché il loro compito principale è quello di provvedere alla cura delle famiglie.
Ma indubbiamente il problema più grande da affrontare per un medico che si ritrova ad operare in un Paese così povero è il senso di frustrazione causato dalla difficoltà nel reperire materiale per le sale operatorie e gli ambulatori.  Proprio per questo nel natale del 2011 Simone Pelle è stato promotore di un importante progetto di cooperazione tra l’ospedale di Crotone e quello di Tanguietà: novantotto chili di strumenti infatti, tra cui chiodi per tibie e femori, viti, placche, fissatori per ortopedia; divaricatori, pinze e altri strumenti ginecologici non più utilizzabili in Italia ma ancora nuovi sono stati donati dall’azienda sanitaria provinciale all’equipe africana di frate Priuli, che li ha accolti con grande entusiasmo.
Mentre racconta questa esperienza non c’è sentimentalismo spicciolo nelle parole di Simone Pelle, ma un forte senso di praticità e la voglia di fare, di raggiungere obiettivi concreti e tangibili. “Quella fatta con l’ospedale di Crotone – spiega – è stata un’esperienza importante, frutto della disponibilità e della sensibilità dell’azienda sanitaria provinciale, ma non straordinaria perché in Italia ci sono tanti ospedali che nei depositi conservano materiale ancora nuovo, basterebbe fare rete tra le varie strutture ospedaliere per spedire tutto questo materiale nei Paesi più poveri”.
Sul suo profilo Facebook Simone ha raccolto istantanee che immortalano alcuni dei pazienti curati (oltre 150) e i vari momenti di vita e lavoro vissuti durante le svariate esperienze maturate in contesti internazionali, i più significativi quelli di Sanà (Yemen), dove è stato già tre volte e il Benin appunto, da dove è tornato pochi giorni fa prima di riprendere il suo lavoro a Roma, anzi, i suoi innumerevoli lavori, visto che il settore sanitario, così come tanti altri risente della crisi economica e occupazionale. “Collaboro con varie strutture private – racconta – visto che ormai il posto fisso in Italia è un sogno, ma tutte queste esperienze mi danno modo di accumulare competenze che poi posso mettere a frutto in contesti quello come africano”.
Un’esperienza, quella del volontariato, che il giovane crotonese conta di rifare sicuramente. “Non so ancora se tornerò in Benin – ammette – in un certo senso è come se sentissi di aver concluso un percorso in quel Paese, che mi ha ripagato con grandi soddisfazioni professionali e personali, ma ci sono tanti posti in cui vorrei mettere in pratica le competenze acquisite. Ad ogni modo deciderò quando sarà il momento”.