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Sabato, 15 Agosto 2020

Le foto di Scarriglia per curare i mali dell’anima

Leonardo Scarriglia, 33 anni, crotonese, è il vincitore di due importanti riconoscimenti assegnati all’interno dell’undicesima edizione di “Corigliano Calabro Fotografia”, appuntamento ormai tra i più importanti per esperti e amanti della fotografia, svoltosi quest’anno dal 26 al 30 giugno scorso Leonardo Scarriglia, 33 anni, crotonese, è il vincitore di due importanti riconoscimenti assegnati all’interno dell’undicesima edizione di “Corigliano Calabro Fotografia”, appuntamento ormai tra i più importanti per esperti e amanti della fotografia, svoltosi quest’anno dal 26 al 30 giugno scorso nel castello ducale della cittadina jonica.

Leonardo Scarriglia


Con i due progetti fotografici “Rimbombo” e “Il rischio di pensare” Scarriglia si è aggiudicato altrettanti riconoscimenti per “Autore dell’anno Fiaf”e“Mostra itinerante Calabria 2013”, che gli verranno assegnati ufficialmente nel prossimo mese di settembre, durante il Convegno nazionale della Federazione italiana associazioni fotografiche, partner ufficiale del festival. A giudicare i lavori sono stati fotografi di fama internazionale come Guido Harari, Luciano Ferrara, Joe Oppedisano, Francesco Cito e Gaetano Giani, supervisore per il circuito Fiaf.
Due progetti intensi ed emozionanti quelli realizzati dal fotografo, formatosi 4 anni fa tra le fila del “Gruppo Fotoamatori Crotone”, e che considera l’arte della fotografia come una vera e propria terapia indispensabile per curare i mali dell’anima.
“Fare foto – spiega mentre da dietro gli occhiali da solescuri osserva il mare Jonio della costa crotonese – è un po’ come entrare in analisi; a volte si inquadra e cattura un soggetto apparentemente senza un motivo particolare, ma dopo qualche tempo ci si accorge che tutto fa parte del bagaglio umano che ognuno si porta con se per tutta la vita”.
Ed è anche con questa concezione che sono nati i due progetti premiati, legati dal filo rosso della memoria – quella personale e familiare e quella di una delle pagine più tristi della Storia europea, ovvero l’orrore dei campi di concentramento nazisti.
È un vero e proprio viaggio infatti quello che Leonardo Scarriglia ha compiuto negli ultimi due anni con l’obiettivo di ricostruire le vicende di suo nonno, Francesco Lucente, che nel 1941, a soli sedici anni e dopo la morte prematura della madre, venne deportato a Innusbruck e costretto ai lavori forzati. Scappato qualche tempo dopo e tornato a Crotone a piedi grazie alla complicità di alcuni partigiani, l’uomo ha conservato per tutta la vita quei dolorosi frammenti di vita e sofferenza, consegnandoli lentamente alla memoria di suo nipote Leonardo, che dopo la scomparsa dell’uomo ha deciso di omaggiarlo con il progetto “Rimbombo”, un portfolio di 22 scatti in bianco e nero realizzati con la tecnica della sovrapposizione.
Ecco allora che nelle immagini di Scarriglia una vecchia foto di nozze dei nonni si sovrappone ad altri oggetti di vita comune, che raccontano momenti vissuti e rivissuti nel corso degli anni nella grande casa di famiglia. E ancora, l’immagine di un vecchio tappeto acquistato con il sudore del lavoro, oppure il tesserino dei campi di lavoro di Innsbruck e molto altro.
“È stato come cercare la giusta combinazione – spiega - tra i sogni, i ricordi e il tempo. Credo fermamente che il ricordo non resti mai uguale nel tempo, perché si altera con l’immaginazione di chi lo conserva e poi lo ripesca dai cassetti della memoria. E’ stata come una sorta di condivisone tra i ricordi di mio nonno e i miei, stipati negli della mia infanzia vissuta accanto a lui”. Proprio per questo è stato scelto il titolo di “Rimbombo”. “Come un tonfo – spiega Scarriglia – che avviene non solo nello spazio, ma anche nella memoria, e lentamente diventa qualcos’altro”.
Un esperimento tecnico e narrativo ampiamente riuscito quello di Leonardo Scarriglia, che con questo progetto ha surclassato altri 18 fotografi italiani aggiudicandosi il premio di autore dell’anno Fiaf”.
E dallo stesso viaggio compito dall’autore nei luoghi della Memoria è nato anche lo scatto vincitore del premio “Mostra itinerante Calabria 2013”. L’immagine è stata catturata nel febbraio 2012 dopo una visita ai campi di concentramento nazisti di Cracovia. Un viaggio inseguito e voluto dopo la lettura del romanzo “Se questo è un uomo” di Primo Levi e che lo aveva segnato nell’anima, in cui rimbombavano anche i racconti di nonno Francesco. Lo scatto, dal titolo “Il rischio di pensare” ritrae una donna sola, seduta al tavolo di un bar, mentre una candela le illumina leggermente una mano, su cui la donna pare aver poggiato tutti i pensieri e i ricordi di una vita.
“Questi due premi credo non siano arrivati per caso – conclude l’autore – esco infatti da un momento della mia vita in cui ho perso tutto quello che c’era da perdere, e in cui la fotografia mi ha aiutato a rimanere a galla. Credo sia questa la possibilità per chiunque si trovi in una situazione difficile, ovvero cercare quella forma espressiva che consente di trasmettere emozioni che non sembrano chiari se veicolati a voce”.
Il Portfolio “Rimbombo” andrà in mostra il prossimo anno durante la prossima edizione del Festival di Corigliano, e farà seguito all’esposizione di un altro fotografo crotonese, Gregorio Patanè, che lo scorso anno ha ottenuto lo stesso riconoscimento con il progetto “Hotel Margherita”, dedicato ai migranti provenienti dai Paesi del Mediterraneo e che arrivano sulle coste calabresi con l’illusione di una vita migliore.