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Venerdì, 14 Agosto 2020

Franco Eco: per la musica di “Oggetti smarriti” mi ha ispirato un filosofo

La colonna sonora (25 tracce in tutto) è stata  realizzata dal compositore e regista teatrale crotonese Franco Eco, nome d’arte di Francesco Cerruto. C’è anche un po’ di Calabria in “Oggetti smarriti”: film diretto da Giorgio Molteni che, dopo aver La colonna sonora (25 tracce in tutto) è stata  realizzata dal compositore e regista teatrale crotonese Franco Eco, nome d’arte di Francesco Cerruto. C’è anche un po’ di Calabria in “Oggetti smarriti”: film diretto da Giorgio Molteni che, dopo aver conquistato il secondo premio al Giffoni Film Festival,  si appresta a sbarcare nelle sale cinematografiche italiane. Distribuito da “Microcinema” e interpretato tra gli altri da Roberto Farnesi, Giorgia Wurth, Ilaria Patanè e Michelangelo Pulci, la pellicola narra le vicende di Guido, giovane architetto di successo amante delle belle donne e delle auto, talmente superficiale da dimenticarsi di avere una figlia di sei anni, Arianna, che lo adora. Fin quando la piccola non gli sparisce letteralmente da sotto il naso. Da qui prenderanno il via una serie di bizzarre vicissitudini che fanno capo ad un sedicente ufficio “Oggetti smarriti” e che gli permetteranno di conoscere Sonia, la vicina di casa bella e disinvolta di cui non si era mai accorto prima.
Le immagini del film, a metà tra la commedia e il dramma, si intrecciano con la colonna sonora(25 tracce in tutto) realizzata per l’occasione dal compositore e regista teatrale crotonese Franco Eco. Prodotto dalla Warner /Chappell Music Italian, il progetto è solo l’ultimo in ordine di tempo curato dall’artista, che per la stessa casa discografica ha già composto le musiche per i film “Napoletans” e “Come trovare nel modo giusto l’uomo sbagliato”.

Parliamo di questa sua ultima colonna sonora, “Oggetti smarriti”

Probabilmente sembrerà strano, ma per scrivere questa colonna sonora non sono partito dal film, bensì da un libro - La musica e l'ineffabile -  scritto da un filosofo da me particolarmente amato, Vladimir Jankélévitch. Nel film Oggetti Smarriti la musica - col pretesto di nascere dal silenzio - si ripiega nel silenzio, forse più semplicemente per confondere la metafisica della narrazione col metaforico del musicale. La musica arriva quasi in punta di piedi, bagnata dal silenzio: intrecci corali, forme d’onda meditative e atmosfere sintetiche sono al servizio della metafisica pura, tutto atto a descriverne il vuoto e l’ineffabile, come direbbe Jankélévitch. Così il silenzio non è un non-essere (come siamo abituati ad interpretarlo), bensì diventa un altro… dall’essere.

Può spiegarci come nasce una colonna sonora e quanto può essere difficile dare forza emotiva a immagini già raccontate dal regista del film?

Ogni compositore ha una sua poetica, un metodo che sviluppa soprattutto con l'esperienza; perché scrivere colonne sonore è un mestiere altamente pragmatico ed empirico. Esperienza che per me manca ancora. Indubbiamente i migliori alleati per un compositore sono la tecnica musicale e l'autocontrollo emozionale, valori molto dissimili tra loro, che spesso aiutano a scrivere una musica che sostanzialmente non è "assoluta" bensì "applicata", in questo caso alle immagini in movimento.
E poi, detto onestamente e per quanto se ne scriva, non esiste una teoria estetica accettata univocamente dalla musicologia che definisce il rapporto musica-immagine.

Quando ha capito di voler fare musica e teatro, e quanto è stato difficile inseguire questa strada? 

Non so esattamente, è stato un qualcosa che è andato maturando pian piano. Premetto di non venire da una famiglia di musicisti, ma i miei genitori hanno influito molto, lasciandomi sempre libero di sbagliare per cercare da solo quello che doveva essere il mio piccolo posto nel mondo. E poi è contato molto l'incontro con persone straordinarie che hanno creduto per prime in quello che scrivevo: Emanuele Montagna, registadi Bologna che mi ha dato per la prima volta la possibilità di confrontarmi con un testo (La "Divina Commedia"), poi Giancarlo Passarella di MusicalNews e UDU Records, che sostiene ogni mio progetto musicale. Infine Giovanni Marolla della Warner/Chappell, grazie al quale sto imparando giorno dopo giorno il mestiere per crescere come compositore, a lui devo davvero molto.

Purtroppo il settore culturale continua a subire tagli su tutti fronti. Secondo lei perché a differenza di quanto accade in altri Paesi europei in Italia è così difficile investire in questo campo?

Molto dipende dalle classi politiche che si avvicendano. Non potremmo mai capire il valore della "cultura" senza accostarla al valore della "civiltà". La classe politica dovrebbe comprendere un concetto semplice e politico: la cultura costa, ma l'incultura costa ancor di più!

Lei è uno di quei giovani talenti che per poter fare arte e affermarsi ha dovuto lasciare la Calabria. Ha mai pensato alla possibilità di fare rete con altri colleghi per creare qualcosa in questa regione?

Certo! È la mia prima priorità, anche perché non avrebbe senso averne la possibilità e non contribuire alla crescita culturale della propria terra. Ma è molto difficile fare "rete" perché in questo settore c’è molto individualismo. Per questo mi sono allontanato da molti colleghi e avvicinato a pochi. Insieme a questi pochi però stiamo coltivando importanti progetti per il rilancio culturale della Calabria. Ne parleremo presto!

Qualche tempo fa ha realizzato il progetto “Dante Concert”, molto apprezzato dalla Critica e dal pubblico mondiale. Ha mai pensato di raccontare in musica la figura di Pitagora, visto che proprio nella sua città natale (Crotone) il filosofò fondò una delle più celebri scuole di Musica e Scienza dell’antichità?    

È vero, "Dante Concert" ha avuto risonanza mondiale, riuscendo a vendere addirittura in Giappone, Cina, Russia e in alcuni paesi del Sud America, grazie al mercato digitale. Scrive un concept album su Pitagora potrebbe essere un'idea alla quale non avevo proprio pensato. Ultimamente mi sono avvicinato molto ad alcune filosofie di stampo pitagorico. Chissà!

Quali sono i progetti a cui sta lavorando attualmente?

In questi giorni sto ultimando il mix del film The broken crown - La corona spezzata del regista Ruben Soriquez, musiche edite da Warner/Chappell. Un film girato tra l’Italia e la Germania che parla di mafia. Il film ancora non ha una data di uscita ufficiale, ma sicuramente avrà una distribuzione internazionale. Poi ho un progetto su De André in collaborazione con Universal e con l’Orchestra Sinfonica Rai, ma per il momento non vorrei dire altro. Infine ho da poco iniziato a lavorare al primo disco di Chiara Ranieri, già concorrente di X-Factor. Sarà il mio primo da produttore, sentivo il bisogno di produrre musica leggera, e si è presentata l’occasione di Chiara. Sarà un album molto delicato, pregno della sua sensibilità.