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Martedì, 04 Agosto 2020

Ripartire dall’etica per sconfiggere la crisi

“Economia altra - percorsi non violenti per uscire dal sistema”: un focus realizzato a Reggio Calabria e dal quale hanno preso le mosse nuove riflessioni su un mondo fortemente in affanno.
Nessuna azienda è tanto grande da poter ignorare i propri consumatori che con le loro scelte dettano le regole del mercato e dell’economia.
E mai come oggi, scelte consapevoli e responsabili possono fare la differenza, portando sul podio le aziende e le banche che esprimono crescita economica, valori sociali ed ambientali ed emarginando invece quanti fanno esattamente il contrario.

Da Sinistra Domenico Nicolò, docente di Economia Aziendale all’Università Mediterranea di Reggio Calabria; Leonardo Becchetti, ordinario di Economia Politica all’Università Tor Vergata di Roma; Francesca Panuccio, direttore dell’Istituto di formazione Politico-sociale “Mons. A. Lanza”; Tommaso Marino Marino coordinatore soci della Calabria di Banca Popolare Etica


E’ anche questo un modo di votare, di esprimere il consenso, specie in un mondo globalizzato dove è l’economia, e non più la politica, a stabilire principi e governare processi. Se tutti agissero così, si cambierebbero le regole e le Istituzioni.
Uscire dal sistema attuale per crearne uno più giusto: questo, in sintesi, il messaggio al convegno “Economia altra - percorsi non violenti per uscire dal sistema”, ospitato nella sala mons. Ferro di Reggio Calabria.
“Cresce la richiesta di aiuto e di soccorso a cui non sempre la nostra comunità riesce a dare risposta” – ha detto mons. Vittorio Mondello, vescovo metropolita della Diocesi Reggio-Bova che ha poi soggiunto: “Di fronte ad una crisi generale si cercano suggerimenti e strade per tentare di trovare una via di uscita dal tunnel, come quelli che potranno sicuramente venire da questa interessante iniziativa promossa dall’Istituto Diocesano”.
Oggi non basta parlare di miseria, secondo la professoressa Francesca Panuccio, direttore dell’Istituto di formazione Politico-sociale “Mons. A. Lanza”, “bisogna invecefare esperienza della povertà dallo sguardo della realtà di chi vive questi problemi”.
L’imperativo è ripartire dall’uomo e dalla sua dignità. “In questo senso – ha detto - vanno riconsiderate le scelte economiche così come vanno sostenute le imprese socialmente responsabili che, oltre a soddisfare gli obblighi giuridici, investono in capitale umano, ambiente e relazioni con le parti interessate. In tal modo, queste realtà riescono a mantenersi produttive e al contempo socialmente orientate, offrono prodotti utili e garantiscono un’attività rispettosa dell’ambiente, contribuendo alla crescita umana e del territorio in cui operano”.
“La finanza eticamente orientata – ha detto il coordinatore soci della Calabria di Banca Popolare Etica, ing. Tommaso Marino – è sensibile alle conseguenze non economiche delle azioni economiche”.
“Significativa in questo senso è l’attività di B.P.E che - secondo Marino - favorisce la partecipazione dei risparmiatori e dei soci alle scelte dell’impresa e soprattutto garantisce la massima trasparenza di tutte le operazioni: sul sito della banca è possibile vedere chi ha ricevuto del credito, in quale misura e per quale impiego”.
Affidando i nostri risparmi ad un istituto di credito - ha sottolineato - compiamo un grande atto di fiducia ma proprio per questo non possiamo ignorare chi sia o di chi sia quella banca”. Perché, come sosteneva Edgar Morin, “L’etica è una creazione permanente, un equilibrio sempre pronto a rompersi, un tremore che ci invita a ogni istante all’inquietudine dell’interrogazione e alla ricerca della risposta giusta”.
Dopo la relazione di Tommaso Marino, è intervenuto il prof. Leonardo Becchetti - ordinario di Economia Politica all’Università Tor Vergatadi Roma. Quest’ultimo si è soffermato sul peso che abbiamo come cittadini consumatori nel modificare il sistema economico.
Il docente romano ha ribadito la necessità di una “riforma della finanza che, in Italia, è pletorica e sprecata”.
Per Becchetti “bisognerebbe separare le banche commerciali da quelle di affari, e scoraggiare l’uso speculativo della finanza tassando la velocità delle transazioni. Le tasse, infatti, andrebbero tolte da ciò che crea valore e spostate su quanto produce effetti negativi sulla società, come l’inquinamento e la speculazione finanziaria”.
“Il vecchio modo di concepire l’economia non funziona più e non saranno certo le Istituzioni o un politico illuminato a salvarci - ha spiegato Becchetti. Il sistema si sbloccherà nella misura in cui cittadini e imprese compiranno un salto di qualità nella responsabilità socialmente orientata. E questo accadrà solo ‘se voteremo col portafoglio’ ovvero solo se premieremo con il consumo ed il risparmio le aziende all’avanguardia nel creare valore economico, sociale e ambientale. Certo, bisognerà lavorare ancora molto migliorando qualità dell’offerta e informazione, garantendo così ai consumatori vere opportunità di scelta.
Sul ruolo delle imprese innovative come risposta alla crisi si è incentrato l’intervento del prof. Domenico Nicolò, docente di Economia Aziendale all’Università di Reggio Calabria. Per Nicolò “Senza una dura lotta alla 'ndrangheta e senza spezzare il legame che fa leva sul consenso elettorale nessuno sviluppo è possibile in Calabria”.
Rispetto alla situazione generale del Paese il docente ha stigmatizzato “lo spreco di denaro che avvantaggia una burocrazia elefantiaca e costretta a svolgere lavori inutili mentre, dal canto loro, gli imprenditori stranieri non sono invogliati ad investire in un Paese dove la giustizia è troppo lenta, le controversie fiscali durano anni, le infrastrutture carenti. Eppure le imprese sono gli unici soggetti capaci di creare ricchezza. In particolare – ha sottolineato - quelle socialmente orientate sono le aziende che alla lunga si rivelano vincenti. Una industria miope, che per massimizzare il profitto assume in nero, non offre garanzie ai lavoratori, inquina, evade o elude le tasse, esaurisce presto la sua capacità di produrre ricchezza e prima o poi collassa. Lo dimostrano le statistiche e lo confermano studi di settore”.
Al convegno hanno trovato una eco altri argomenti su cui si dibatte da tempo. Se il Pil misura un’economia, non è in grado tuttavia di quantificare benessere e felicità. Lo hanno detto gli economisti, lo ha affermato Bob Kennedy nel 1968 durante un incontro con gli studenti dell’Università del Kansas : “Il Pil misura tutto, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta. Con troppa insistenza e troppo a lungo, sembra che abbiamo rinunciato alla eccellenza personale e ai valori della comunità, in favore del mero accumulo di beni terreni. Il Pil - ha concluso - non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia”.
Così anche il primo ministro del Bhutan, Jigmi Y. Thinley, nel corso della Conferenza delle Nazioni Unite, aveva dichiarato: “Un modello che costringe a una crescita infinita, su un pianeta con risorse limitate non ha senso economico mentre è la causa di azioni immorali e autodistruttive”.
Tre i pilastri alla base del nuovo paradigma economico invocato dall’Onu: la crescita economica, il progresso sociale e la maggiore attenzione nei confronti dell’ambiente. “Sono queste tre componenti che definiscono la felicità globale” – ha ribadito Ban Ki–moon, Segretario Generale delle Nazioni Unite.
Si potrebbe allora ben parlare di Felicità Interna Lorda come misura alternativa al Pil.