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Venerdì, 14 Agosto 2020

Riforma della Costituzione “ma senza pessimismi”. Si va verso il Senato delle Regioni…

A colloquio con  la costituzionalista Carmela Salazar, fra i 35 saggi scelti per aggiornare la Carta Costituzionale. La stagione dei “saggi” si arricchisce di un nuovo capitolo sulla via di un percorso che dovrà condurre verso una riforma significativa della A colloquio con  la costituzionalista Carmela Salazar, fra i 35 saggi scelti per aggiornare la Carta Costituzionale. La stagione dei “saggi” si arricchisce di un nuovo capitolo sulla via di un percorso che dovrà condurre verso una riforma significativa della Carta Costituzionale. Così dopo i “dieci” del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ecco una squadra nuova di zecca composta questa volta, da trentacinque personalità fra teorici e pratici del diritto.

Carmela Salazar


Trentacinque saggi che il Presidente del Consiglio, Enrico Letta, ha voluto al proprio fianco per definire al meglio le regole di una sfida che nel giro di un anno e mezzo, si propone di produrre risultati significativi. Fra i protagonisti di questo processo riformatore c’è: Carmela Salazar, ordinario di diritto costituzionale presso il Dipartimento di Giurisprudenza ed Economia dell'Università “Mediterranea” di Reggio Calabria. La cattedratica reggina è una delle dieci donne che fa parte della commissione ed unica esponente calabrese.

Professoressa sono giorni molto impegnativi,gli incontri con i massimi vertici istituzionali e una prima riunione operativa. Quali sono le sue sensazioni?

Naturalmente sono molto onorata per l’incarico che mi è stato dato e al tempo stesso emozionata per la grande responsabilità di cui dovrò farmi carico. E’ un lavoro che può lasciare una traccia molto significativa. Ovviamente il decisore politico sarà il Parlamento a cui consegneremo una bozza preparatoria alla stesura di un testo definitivo, che sarà anche espressione della società civile. Noi infatti siamo prima di tutto dei cittadini che hanno dedicato gran parte della propria vita allo studio e alla ricerca. Il fatto che la massima assemblea legislativa abbia segnalato l’esigenza di questo tipo di supporto, è indice di una nuova sensibilità nei confronti di quei contributi che il tessuto sociale è perfettamente in grado di offrire.

La commissione dei 35 saggi è di fatto il primo passo verso il percorso di riforma costituzionale. Che tipo di contributo pensa di voler portare?

Non abbiamo ancora indicazioni nette e precise da un punto di vista operativo. L’organizzazione del lavoro verrà definita meglio nei prossimi giorni. Certamente i primissimi contatti lasciano già intuire che al centro del dibattito ci saranno innanzitutto le ipotesi legate al progetto di Senato federale. Se sia cioè il caso di istituire una camera delle Regioni e se sì, in che modo, se in questa Camera possono anche accedere espressioni degli enti locali e così via. Il nostro apporto in questa fase è comunque ancora individuale anche se ovviamente, non è escluso che nelle prossime settimane ci venga chiesto di formare dei gruppi di lavoro che agiscano su determinate materie».

I temi sul tavolo sono tanti, anche se tutte le attenzioni sembrano per il momento concentrarsi sul dibattito fra i sostenitori del presidenzialismo e quelli del semipresidenzialismo.

Fino ad oggi come argomento di discussione all’interno della commissione dei saggi, la questione non è stata al centro dell’attenzione, così come la stessa riforma elettorale. D’altra parte, il primo tema su cui saremo chiamati a discutere sarà il bicameralismo. In ogni caso parlare in astratto serve a poco eoccorre vedere poi cosa in concreto verrà proposto. Personalmente, non sono così convinta che la scelta sia tra presidenzialismo e semipresidenzialismo. Probabilmente si agirà in direzione di una ulteriore razionalizzazione della nostra forma di governo parlamentare analizzando, eventualmente, dei meccanismi che richiamino al sistema francese. Però tutto ciò al momento costituisce solo il quadro delle ipotesi.

Il fatto che la commissione abbia solo poteri referenti può costituire un limite?

Non lo vedo come un limite, anzi credo che abbiano fatto benissimo a strutturarla in questi termini. Il ruolo degli intellettuali non deve essere confuso con quello dei decisori politici. L’idea di un governo di filosofi o di saggi che viene chiamato per salvare la patria non credo che possa essere una buona prospettiva. Semmai, ritengo che ci debba essere sempre una partecipazione costante da parte dei cittadini che non devono mai delegare tutto né ai politici, né come in questo caso, agli esperti. La comunità deve seguire sempre attentamente l’evolversi dei processi decisionali, prestando particolare attenzione soprattutto ai percorsi di riforma della Costituzione che toccano da vicino la vita di tutti noi.

I tempi previsti per lo svolgimento dell’intero “processo riformatore” sono davvero strettissimi: 18 mesi. Un traguardo davvero raggiungibile?

In occasione dei due recenti incontri con il Capo dello Stato e con il Presidente del Consiglio, in un clima segnato da grande emozione, quello che ho potuto riscontrare è stata una grande determinazione e una voglia di assecondare la necessità di dare impulso a dei cambiamenti istituzionali, sempre ovviamente, nel più assoluto rispetto della Costituzione e dei principi contenuti nella prima parte. In particolare, il presidente Napolitano si è rivolto a noi invitandoci ad abbandonare ogni forma di possibile pessimismo e ad agire in un’ottica costruttiva. Un impegno vero, reale, perfettamente coerente del resto, con il duro discorso che lo stesso Presidente ha rivolto alla politica per il suo insediamento e nuovamente ribadito proprio in questi giorni, in occasione dell’intervista con Eugenio Scalfari. Le sensazioni trasmesse dai massimi organi istituzionali sono dunque incoraggianti.

Lo scorso inverno le pagine di “Calabria on web” ospitarono una sua approfondita disamina sul tema del regionalismo. In che misura quegli argomenti tornano d’attualità in questa nuova fase?

Toccare la struttura del Parlamento significa anche modificare la possibilità di intervento, di una o di entrambe le Camere sulle diverse materie ora di competenza statale, ora regionale. In altre parole, la riforma del bicameralismo dovrebbe facilitare uno sblocco della situazione che oggi è piuttosto ingarbugliata. Com’è noto, dopo la riforma del Titolo V, non c’è stata un’attuazione legislativa e l’organo che ha poi chiarito le attribuzioni fra Stato e Regioni, è stata la Corte Costituzionale. Questo comporta una serie di problematiche, perché la mancanza di luoghi d’incontro tra Stato e Regioni, di fronte ad un sistema molto caotico, determina un tipo di confronto che non ha regole predeterminate. Diversamente, la presenza di un Senato delle Regioni in cui i rappresentati territoriali opererebbero nell’organo che decide, ridurrebbe notevolmente le conflittualità.

Come giudica il primo impatto con gli altri “saggi”? A proposito le piace questa etichetta?

No, non mipiace molto. In questo caso identifica delle persone che hanno una conoscenza specifica in un determinato settore, ma ciò vale per qualsiasi categoria professionale. Di certo, nessuno possiede doti o poteri particolari. Molti di noi si conoscono già da diverso tempo, ma nel complesso il clima è piuttosto sereno. La cosa forse sorprendente è stata registrare una certa emozione anche tra quanti hanno magari maggiore anzianità di servizio e quindi in teoria più confidenza con dei contesti di così alto prestigio istituzionale.

Privi di poteri e di compenso visto che per questo incarico lavorerete a titolo gratuito...

L’assenza di un compenso a mio parere è assolutamente giusta. Siamo in un momento di grande crisi in cui quotidianamente assistiamo a manifestazioni di disperazione da parte della gente e quindi credo che sia importante dare un segnale tangibile di sobrietà. D’altra parte, noi tutti siamo stati chiamati semplicemente per svolgere il nostro lavoro, niente di diverso da ciò che facciamo ogni giorno in termini di studio, ricerca, aggiornamento. In questo caso si tratta di mettere in pratica su un piano più concreto, il frutto di anni e anni di impegno accademico.

Buon lavoro dunque, per quella che si preannuncia già un’estate d’ intenso lavoro.

Esattamente, per fortuna il meteo sembra darci una mano, almeno per il momento.