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Sabato, 15 Agosto 2020

“Se soltanto mancasse il vento…” L’esordio del commissario Bellantoni

A colloquio con Assunta Morrone, l’autrice di un racconto all’interno della raccolta “Vento noir” curata da Cristina Marra ( Falco editore). Ha già  pubblicato  per lo stesso editore  “Come fa l’onda”, un libro di monologhi lirici aventi come oggetto il mito. Da sempre interessata al settore dell’istruzione e della pedagogia, è  dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo di Mendicino, scrive e collabora con la rivista insegnare del Cidi (Centro di Iniziativa Democratica degli Insegnanti) e con il trimestrale Dada «rivista di creatori, di creazioni, creativa e ricreativa».  Ha pubblicato di recente Il Bosco, una fiaba per i più piccoli nelle due versioni di albo illustrato e kamishibai.

Assunta Morrone


Il racconto Se soltanto mancasse il vento… che vede Assunta Morrone esordire nel noir, è una narrazione cui, seppur breve, non manca proprio nulla, anzi: un doppio narratore e una doppia ambientazione, un racconto intertestuale che cita Melville e proverbi calabresi, un’indagine poliziesca che si muove parallelamente ad un excursus nell’ampio campionario delle paranoie e delle perversioni umane.
Flora Mercati scompare poche ore prima del suo matrimonio durante una giornata di vento, il suo corpo viene ritrovato dietro una siepe, nel giardino della villa che avrebbe ospitato la cerimonia. Il commissario Clorinda Bellantoni arriva sulla scena del crimine con l’agente Massimiliano Giuliani e assieme cominciano gli interrogatori e coltivano ipotesi.
Il contesto insolito, una reinterpretazione della Firenze della seconda metà del Quattrocento, la stravaganza dei personaggi e l’intrecciarsi delle loro relazioni e/o dei loro moventi rendono il mistero sempre più intrigante.
Sullo sfondo del crimine e dell’indagine, emerge una anzi più storie di donne sole ma tenaci; ostinate, ciascuna a modo suo, a raggiungere l’obiettivo prefissatosi; donne ispirate, perseguitate o scoperte dal vento.
Il racconto è avvincente fin dal prime pagine e coinvolge subito il lettore; i colpi di scena sono numerosi e la narrazione, seppur utilizzando l’espediente del narratore plurimo, quasi di una voce fuori campo o di quella della coscienza, è chiara e scorrevole.

L’arte e il simbolismo che ne trascende hanno costituito il punto di partenza di un celeberrimo thriller Il codice da Vinci di Dan Brown e così avviene anche per altri romanzi; lei li abbina, invece, in maniera originale (oltreché ridicola per alcuni versi, fortemente ironica per altri), ad un breve racconto noir…

Mi sembrava opportuno che l’ironia fosse una delle chiavi di lettura del racconto, ancora più dell’ironia, il grottesco per alleggerire i temi della violenza e del delitto, forse perché in un racconto d’esordio non mi sentivo di partire con immagini troppo eccessive o torbide.
Il sorriso amaro dell’esagerazione e dello stravagante per dire anche di eventi terribili mi ha permesso di costruire una storia verosimile ma anche un po’ surreale.
All’interno della vicenda principale che viene narrata, che è quella dell’omicidio, se ne insinua un’altra, ovvero la storia personale del commissario Clorinda Bellantoni, calorosa e a tratti violenta come il Libeccio…
Clorinda è una donna di cui si riconoscono immediatamente le sofferenze taciute o sottese ai suoi comportamenti. Il dolore l’ha resa leggermente distaccata ma fatica a tenere a freno la passione e le sue radici. È una donna che rappresenta la sua terra: come la Calabria, Clorinda è priva di una identità riconoscibile dagli altri ma tenta con il suo lavoro di affrancarsi e di combattere. Clorinda non si arrende mai.

Al vento sono sempre stati attribuiti differenti significati figurati o attribuiti dalla tradizione popolare, il nome stesso della raccolta di cui fa parte il suo racconto, “Vento noir” appunto, lo erge a sommo protagonista e a filo conduttore dell’intera antologia, ma che cosa rappresenta per lei o per il suo personaggio? E come sarebbe, citando il titolo del suo racconto, «se soltanto mancasse il vento…»?

Nel mio racconto il vento ha una voce e questa voce è un flusso di coscienza che si appropria dei pensieri altrui e li esplicita. Se questa voce mancasse, saremmo orfani della nostra stessa consapevolezza. Il vento c’è sempre stato e sempre ci sarà, anche se nonlo sentiamo trasporta lontano le foglie e i pensieri, non possiamo pensarci senza vento. Mi convinceva l’idea che a raccontare la storia ci fosse un richiamo fuori campo, indirettamente coinvolto nella vicenda e attento ai particolari, un monito per un lettore meno attento, un compagno di viaggio per un lettore interessato.

La storia si svolge a Firenze, città in cui la protagonista si è dovuta trasferire per questioni lavorative, ma il ricordo e il bagaglio culturale portatosi dalla Calabria è sempre vivo tra i pensieri della donna. Il forte legame del personaggio con il territorio immagino che equivalga anche al suo…

Firenze è stata una location obbligata, a causa dei temi del racconto e perché mi piaceva l’idea che Clorinda Bellantoni si occupasse di delitti che avessero a che fare con l’arte di Botticelli.
La protagonista ha legami doppi, con la Calabria e con la Toscana. Questi legami lanciano un messaggio, tra gli altri: siamo il frutto di tante esperienze e di tanti eventi che insieme fanno la nostra storia personale che si inserisce nella storia collettiva.
Sono sempre più convinta che le proprie radici siano le fondamenta dell’identità, soprattutto se rappresentano ostacoli da superare. Io amo la mia terra ma non mi sento speciale per questo, sono qui ed ora, sia  con la presenza fisica, sia solo con un pensiero costante, ma sono cittadina di un mondo più ampio, allargato, senza confini. Mi piacerebbe cambiare quello che non va e mettere in luce quanto di splendido c’è e non tutti conoscono della regione in cui vivo, ma con la stessa forza che cercherei di trovare se pensassi alla risoluzione dei problemi di qualsiasi luogo del mondo. Non è più tempo di provincialismi inutili e poco fattivi.

A dispetto delle questioni sorte proprio qualche giorno fa sulle donne calabresi, mi sembra che qui, tanto nel ruolo svolto dalla Bellantoni, quanto nel suo ruolo di dirigente scolastico, scrittrice e quant’altro, siamo proprio agli antipodi di certi “vincoli” regionali” Cosa ne pensa?

Non ci sono vincoli regionali, semmai ci sono pregiudizi senza basi conoscitive.
Chi emette giudizi e sentenze senza conoscere quello di cui parla e cercando solo facili generalizzazioni. Ciò mi preoccupa e mi indigna. In Calabria accadono eventi tristi e omicidi efferati che hanno ragioni diverse, nella maggior parte dei casi si tratta di situazioni che si possono verificare in qualsiasi parte del mondo.
Il modello più accreditato è quello della Calabria, terra di ‘ndrangheta e di malaffare, con l’aggravante dell’arretratezza culturale.
Non sono e non voglio essere tra quelli che si nascondono i problemi facendo finta che non esistano, la Calabria vive una situazione difficile sul piano sociale che, in alcuni territori, è molto più forte e riconoscibile. Ma esistono tanti volti di questa terra e tanti luoghi dove è possibile registrare anche situazioni di eccellenza che il resto del Paese ignora.
Io mi sento e so di essere una calabrese fiera che lavora per la sua terra e per l’Italia e che cerca di dare il suo contributo per la crescita culturale delle giovani generazioni. E a questo compito si risponde se non si è da soli, non si va da nessuna parte in solitudine e chi tenta di emergere crolla sotto il peso della superbia di dantesca memoria. Si fa molto se si costruisce un pensiero condiviso e con gli altri.
Clorinda Bellantoni è una donna moderna, con le paure e le preoccupazioni per il suo lavoro, una persona normale che vuole esserci per contare.
Da parte mia, scrivo con il desiderio e la speranza di lanciare dei messaggi positivi, di crescita e di formazione, come quando, dopo essere partiti per un viaggio, si ritorna diversi da prima, sicuramente più ricchi.


Ha mai pensato di fare della sua Clorinda Bellantoni una sorta di Salvo Montalbano, creando un seguito alle sue avventure?

Un seguito? Chi non sogna non fa. Tutto è possibile!
Clorinda mi appare nei miei sogni di scribacchina e si lamenta che io non abbia tempo per lei. Chissà… ma il Maestro Camilleri è irraggiungibile.

Oltre all’essersi cimentata con il noir, lei si occupa di pedagogia e didattica e ha di recente pubblicato Il Bosco per l’editore Artebambini, una fiaba illustrata per i più piccoli, quanto potrebbe dire che conta la propensione dei genitori per la lettura affinché i bambini vi si avvicinino spontaneamente? Lo stesso commissario Clorinda Bellantoni dichiara di aver ereditato dal padre la passione per la letteratura.

I libri devono far parte del patrimonio culturale di una famiglia ma non devono essere mai imposti. I bambini si avvicinano alla lettura se il mistero intorno ad essa è sapientemente ordito. Tutti, almeno una volta nella vita, abbiamo deciso di leggere un libro che ci era stato proibito. La mia casa conteneva il giusto numero di libri ma i miei genitori sono stati molto riservati sui consigli di lettura, due persone semplici e schive che però erano e sono consapevoli dell’importanza delle acquisizioni culturali come ascensore sociale per i propri figli. Mio padre lanciava dei messaggi che sembravano lontani dalla lettura vera e propria, notizie misteriose e indecifrabili,  mi parlava, ad esempio dei miti greci e io correvo a cercare un libro che potesse darmi informazioni in più; mia madre si inventava le storie con personaggi improbabili e io mi divertivo a chiederle altre storie e altri personaggi, poi d’improvviso mi regalava un libro e io correvo a ricercare i protagonisti delle sue storie e, anche se non erano gli stessi, io mi divertivo ugualmente e scoprivo mondi nuovi. Mi sono sentita una libera lettrice e la libertà sta alla base delle scelte non solo di lettura. Dovremmo ricordarcene come educatori e come genitori.
L’esperienza dell’albo illustrato, Il Bosco, mi ha divertito molto perché racchiude in sé le mie memorie letterarie, rivisitate con gli occhi di bambina, e il sogno di scrivere da quando ho imparato a tenere una penna in mano, scritture ritmiche a cui danno anche voce le illustrazioni luminose e coloratedi Jole Savino.
Non a caso Clorinda Bellantoni porta il nome dell’eroina del Tasso e il padre adottivo le ha donato con levità l’amore per la letteratura, in questo mi sento molto vicina a lei.


A volte i bambini vivono la lettura come una sorta di punizione che gli viene inflitta. Che consigli può dare  per renderla un gioco vivace e divertente?

Mi convince molto un approccio alla lettura che sia ludico e piacevole: penso alla costruzione di libri o all’invenzione di storie. I bambini si sentono protagonisti e  scelgono volentieri di inventare e poi di scoprire nuovi mondi e nuovi modi di leggere.
Costruire un libro è fonte di grande soddisfazione.

 Cosa c’è nel suo futuro? Ci potremo aspettare una raccolta personale di racconti noir o di altro genere?

Sto dedicando una piccola parte del mio tempo alla scrittura per bambini e ragazzi anche se la letteratura fatica a stare chiusa in compartimenti stagni per fasce d’età. Ho sempre pensato che la letteratura è letteratura, al di là degli steccati generazionali. A breve dovrebbero vedere la luce due nuovi libri illustrati. Nel frattempo il tempo per scrivere si accompagna al tempo del lavoro e al tempo da dedicare ai figli, lettori per caso degli scritti della loro mamma un po’ ingombrante.


Quanto è stata importante la visibilità datale dal Festival del Giallo di Cosenza, organizzato da Cristina Marra e cosa si aspetta da una prossima edizione?

Cristina Marra ha curato questa bella antologia che ha fatto conoscere in giro per l’Italia, in molti festival e mostre sul genere giallo e noir ma anche in kermesse come il Salone del Libro di Torino. Questo lungo viaggio di Vento noir e del Festival del Giallo di Cosenza è una magnifica avventura che continua. Tra le possibilità che ho annotato mi colpisce molto l’opportunità di incontrare persone, storie, situazioni che allargano il tuo orizzonte e ti fanno crescere professionalmente e umanamente. Stare dentro ad un’antologia con scrittori di fama mi procura molta emozione, con lo sguardo puntato al futuro e i piedi ben piantati per terra.