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Venerdì, 14 Agosto 2020

Uno strepitoso sogno in “corto” girando per New York

Marialuisa Garito al suo attivo ha tre cortometraggi; un documentario sulla musica a New York ed ora sta scrivendo una sceneggiatura teatrale con il regista italiano Andrea Teodori. E’ una giovane e talentuosa filmmakers di origine catanzarese che ha trovato Marialuisa Garito al suo attivo ha tre cortometraggi; un documentario sulla musica a New York ed ora sta scrivendo una sceneggiatura teatrale con il regista italiano Andrea Teodori. E’ una giovane e talentuosa filmmakers di origine catanzarese che ha trovato nella “Big Apple” la sua strada. Classe 1981, dopo aver conseguito il diploma a Catanzaro, nel 2001 si iscrive alla facoltà di Ingegneria gestionale a Roma. Studi per i quali non si sente per niente portata.

Marialuisa Garito


Tant’è che nel 2003, approfittando di una borsa di studio dell’Erasmus, vola in Spagna, a Madrid, e comincia a frequentare, oltre alle sue regolari lezioni di corso, da “imbucata” anche quelle di un professore che era filmmaker e che teneva un seminario sul montaggio cinematografico. Si apre per Marialuisa un mondo tutto nuovo, come lei stessa racconta: “Durante quelle lezioni ho capito che era quella la mia strada. Mi piaceva da morire lavorare con le immagini e da esse creare, inventare una storia. Una volta rientrata a Roma ho ripreso i miei studi di ingegneria, ma non mi sentivo realizzata, avevo ormai la testa ad altri progetti; così quando ho ottenuto una borsa di studio in una delle scuole di cinema capitoline, ho preso la palla al volo ed ho intrapreso questo nuovo percorso che già dall’inizio, e partendo proprio dall’Italia, mi ha dato tante soddisfazioni”.
Infatti, nonostante l’iniziale reticenza dei genitori che per lei avrebbero voluto un futuro professionale più “sicuro”, Marialuisa ha dimostrato da subito di avere carattere e tutte le carte in regola per aprirsi un varco nel mondo dell’arte. E così tra un corso di cinematografia, un altro di fotografia, uno di montaggio, un periodo trascorso come assistente alla regia in diversi progetti - anche per la Rai - di notti insonni passate a scrivere sceneggiature, ha trovato anche il tempo di partecipare a diverse mostre ed esibizioni di pittura e fotografia. E a montare i suoi primi cortometraggi, con la stessa passione e volontà che mette ancora oggi negli States, a distanza di nove anni dai suoi primi passi, per migliorarsi e apprendere tutto ciò che le serve per diventare sempre più brava, anche a New York, dove vive e lavora ormai da cinque anni.

Sul set a New York per sound of Asphalt


Confessa: “Chi mi conosce lo sa, di carattere sono sempre stata molto fantasiosa, ma a tutt’oggi, fondamentalmente, non so darmi una risposta concreta del perché io non abbia assecondato fin dall’inizio questa mia passione e vena artistica, aspettando invece diversi anni prima di trovare il coraggio e buttarmi dentro”. E ancora: “Il mio primo vero progetto è stato ‘Bui’, il cortometraggio artistico con il quale ho vinto moltissimi premi (miglior regia, miglior cortometraggio, miglior sceneggiatura, miglior montaggio) in altrettanti Festival cinematografici in giro per l’Italia (Telesia Festival, Tropea Film Festival, VideoCorto Nettuno, per citarne solo alcuni), e assieme al mio secondo cortometraggio ‘Nyah’ sono arrivata fino in California per il Sundance Film Festival 2008”.
Inizialmente, a New York Marialuisa, è approdata nel 2008 per seguire un prestigioso corso di sceneggiatura, e da lì tra un cosa e l’altra in poco più di dueanni si è ritrovata a fare una miriade di attività. A realizzare una quantità tale di lavori di produzione, collaborazioni, montaggi e simili che in Italia, con i tempi lenti e le poche chance che esistono per gli emergenti come lei, non ne avrebbe portato a compimento né tantomeno iniziato uno; ad esempio è stata anche regista di alcune ‘puntate pilota’ (come vengono definite in gergo tecnico i singoli episodi di una serie o di un serial televisivo trasmesso prima del primo episodio regolare per tastarne l’apprezzamento del pubblico) della serie Parenthood.

Marialuisa Garito sul set di Buy, con la troupe e l'attrice Valentina Beotti


Spiega: “Non lo dimenticherò mai quel 14 marzo del 2008 buio e tempestoso. Appena scesa dal taxi sulla 76th street, il primo impatto con la Grande Mela non è stato dei migliori, tant’è che mi ha fatto esclamare, ma questa non è la città delle cartoline, è diversa! E già dopo pochi minuti volevo ritornare in Italia con il primo volo”. Racconta simpaticamente la giovane regista, che non tralascia di ricordare come una volta respirata l’aria pungente di quella mattina di marzo a New York non si è più mossa da lì, riuscendo a realizzare non senza sacrifici e rinunce il suo sogno: diventare filmmaker perché come lei sottolinea “NY e' un simbolo di meritocrazia, e quindi di successo per le persone che sognano e fanno di tutto per riuscire in quello che rincorrono. NY è il simbolo della giovinezza che trionfa. Qui i giovani vengono ascoltati, in Italia invecchiano prima di poter riuscire a finire una frase”.
“Può sembrare la trama di un film – ci dice Marialuisa - e non avrei mai e poi mai immaginato potesse accadermi tutto ciò in una città che non mi piaceva per niente, ma proprio qui, nella Grande Mela, nella città delle mille opportunità, ho trovato anche l’amore, mi sono sposata e sono diventata mamma di due splendide bambine. Perché è vero che a New York, se hai un sogno e tanta determinazione, lo puoi realizzare.  Io il mio sogno l’ho realizzato addirittura con una piccola casa produttrice tutta mia, la ‘76th street Production’, che ricorda la strada sulla quale ho poggiato quel famoso 14 marzo 2008, il piede per la prima volta in questa meravigliosa città a stelle e strisce.

Marialuisa e il suo staff durante l'intervista, per Sound of Asphlat, al musicista jazz David Amram


I motivi che mi hanno spinto a venire qui, sono gli stessi che hanno spinto il padre di mio padre, 60 anni, fa quando si è trasferito anche lui a NY. Quello che cambia è il contenuto della valigia e del portafoglio. Avevo più vantaggi di lui. Più libri in testa. Più soldi. Ma quello che avevamo dentro il cuore era lo stesso. Cercare qualcosa di meglio. Opportunità per un futuro migliore, e non di quiete lunga anni. Volevo che mi accadesse qualcosa, volevo spingere un motore acceso, non una macchina senza batteria. Insomma volevo dei risultati. Ora ho da poco concluso il montaggio di un interessante documentario sulla musica da strada di New York dal titolo The Sound of Asphalt, un film-documento sulle nuove realtà musicali nate all’interno della city, dai suoi aspetti più underground a quelli più istituzionali, attraverso la storia di questi gruppi musicali che ho selezionato tra i mille ascoltati e incontrati, come attraverso i quartieri in cui vivono questi gruppi. Ho lavorato con la troupe per sedici ore al giorno, sette giorni su sette, andando su e giù da Brooklyn al Queens, fino al Bronx, stanchi ma felici, perché ci ha messo in contatto con artisti musicisti provenienti da ogni parte del mondo che hanno scelto proprio questa città per realizzare il loro sogno. Un’esperienza meravigliosa, che potrebbe anche trasformarsi, tempo e budget permettendo, in una serie televisiva, questa volta itinerante, cioè partire da New York, per andare alla scoperta della musica in tutte le maggiori città statunitensi. Ora sono in procinto di scrivere una sceneggiatura con il regista teatrale italiano Andrea Teodori per una produzione americana, ma ho già in mente altri due progetti pronti per essere messi su carta… Ci penserò dopo le vacanze estive, che sicuramente trascorrerò in Calabria, sulla costa ionica catanzarese che mi ha vista crescere e che piace tanto anche a mio marito e a mia figlia più grande”.