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Giovedì, 06 Agosto 2020

Il cuore della Calabria che batte al Nord

Conversazione con Italo Richichi, cardiologo e presidente della Federazione italiana circoli calabresi  «Quando ancora non c’era il porto era tutto una distesa di agrumeti bellissimi». Il porto in questione è quello di Gioia Tauro mentre i ricordi di infanzia appartengono Conversazione con Italo Richichi, cardiologo e presidente della Federazione italiana circoli calabresi  «Quando ancora non c’era il porto era tutto una distesa di agrumeti bellissimi». Il porto in questione è quello di Gioia Tauro mentre i ricordi di infanzia appartengono al professore Italo Richichi, cardiologo di fama internazionale, per anni primario del Policlinico San Matteo di Pavia e docente universitario.

Il professore Italo Richichi


Ma non è tutto. Infatti nel curriculum del professore ci sono anche tre libri di argomento scientifico e oltre duecentosessanta articoli su riviste specializzate di stampa nazionale e non solo. Insomma Richichi è uno di quei calabresi che dai tempi dell’Università (prima a Messina e poi a Pavia) di strada ne ha fatta tanta e ci tiene a specificare che è frutto del suo impegno, perché, da figlio di contadini, l’impervia via dell’affermazione professionale l’ha costruita da solo, mattone dopo mattone.
«Personalmente sono partito- spiega - perché ero molto affascinato dalle strutture sanitarie e di ricerca che si trovavano fuori. Ho studiato per tanti anni a Messina, pensando a Pavia, perché avevo come obiettivo un uditorio più vasto, più europeo, più globale».
Nell’arco della sua lunga carriera, non c’è stato però solo spazio per la professione medica, Richichi, infatti, dal 2002 è presidente della Firc. Una realtà, questa, nata per riunire insieme le diverse associazioni di calabresi emigrati nel nord Italia e che ad oggi vanta la presenza di ben cinquanta realtà dislocate in tutto il Nord Ovest ed in parte del Nord Est. «Il nostro obiettivo – afferma il professore – è quello di mantenere viva la tradizione della nostra terra ed il nostro grande patrimonio culturale per evidenziare le qualità calabresi». Qualità queste che al Nord pagano il peso della malavita organizzata secondo il cardiologo e meritano di essere portate avanti con forza e determinazione per evitare che si faccia «di tutta l’erba un fascio».
«In Lombardia  - afferma Richichi –siamo ottocentomila tra calabresi e figli di calabresi ed il nostro obiettivo è proprio quello di far comprendere a chi ci osserva che non siamo tutti uguali, il nostro obiettivo è quello di confrontarci».
Una Regione che cerca di emergere in un contesto molto difficile, dove gli interessi personali sembrano essere al centro della vita pubblica e Richichi sembra aver le idee chiare, l’individualismo gli fa rabbia perché «non paga ed è causa di degenerazione sociale». Ecco perché unione e lavoro di squadra sono le parole chiave che da anni sostengono le iniziative fatte dalla federazione che «è l’unica associazione – ci tiene a precisare il cardiologo – accreditata dalla Regione Calabria e che porta avanti una integrazione tra le nostre risorse volontarie e le risorse istituzionali».
Il professore spera che la Federazione possa trovare uno spazio di rappresentanza legale e associativa nella sede di via Broletto prossima alla riapertura perché «in funzione dell’Expo 2015 – afferma– è importante per tutti noi che viviamo lontani avere un punto di riferimento in cui poter lavorare assieme alla Regione e in cui poter valorizzare le nostre eccellenze come la dieta mediterranea che, dato il tema della prossima esposizione mondiale, diventa per noi punto di forza da cui partire».
Da cardiologo esperto qual è Richichi conosce benissimo i vantaggi e i benefici della dieta mediterranea che definisce «patrimonio immateriale dell’umanità e risorsa per l’Expo 2015».
E’ verace il professore Richichi e si accende di passione e rabbia quando parla della Calabria. Da medico, non può fare a meno di evidenziare come ci siano molti calabresi che si spostano al Nord, pur avendo avuto cure professionali, per avere «quel parere in più, quel parere “superiore”». «Questo non va bene- sostiene  - perché prima di tutto si spendono molti soldi e poi perché non è una risposta sociale qualificata. Le eccellenze ci sono anche da noi, basti pensare all’ospedale di Reggio o alla struttura universitaria di Germaneto,  però bisogna lavorare molto sul rapporto di fiducia medico-paziente. E’ la che bisogna conquistare il valore reale».
Italo Richichi è un calabrese che in sé porta quel senso di malinconia per le spiagge dolci e il mare, gli elementi che gli mancano di più, perché mentre la nostra chiacchierata volge alla conclusione mi confida: «ho una casa sugli scogli ad Arenzano, in Liguria, ma in Calabria, l’acqua è tutta un’altra cosa…»