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Mercoledì, 03 Marzo 2021

Calabria ribelle

Questo volume, Calabria ribelle, di Giuseppe Trimarchi, Città del Sole Edizioni, colpisce già a partire dalla scelta del titolo e del sottotitolo. A che cosa si ribella la Calabria; a quale potere o forza cerca di resistere? La risposta viene Questo volume, Calabria ribelle, di Giuseppe Trimarchi, Città del Sole Edizioni, colpisce già a partire dalla scelta del titolo e del sottotitolo. A che cosa si ribella la Calabria; a quale potere o forza cerca di resistere? La risposta viene data per scontata, e già questo risulta un dato sul quale riflettere. Che nella nostra terra un editore possa titolare “Calabria ribelle” ed essere sicuro che i potenziali lettori intenderanno subito, senza neanche bisogno di fare il nome, che si parla di ‘ndrangheta non è cosa da poco. E a rafforzare il ragionamento ci si mette anche il sottotitolo, che spesso viene utilizzato proprio per suggerire all’eventuale lettore qualcosa che attraverso la sola lettura del titolo potrebbe non essere risultata chiara. Ma anche in questo caso niente. Occorre rassegnarsi. La parola ndrangheta non serve pronunciarla. La ndrangheta è così pervasiva da non avere bisogno nemmeno di essere nominata. Se la Calabria si ribella, a tutti è sin da subito chiaro a cosa si stia ribellando. O almeno questa è la convinzione che la scelta editoriale del titolo indica. E purtroppo non appare una scelta forzata. Il messaggio sembra passare chiaro. Ma se la ndrangheta, a volte, non serve nemmeno nominarla, vi è invece fortissima esigenza di parlarne. E questo lo sanno bene, l’editore (ed il suo catalogo ne è prova) l’autore, e i molti protagonisti del libro. Il testo è infatti è una raccolta di interviste fatte a sette calabresi, uomini e donne, che in merito alla ribellione alla ndrangheta e al potere costituito che ormai rappresenta (e non più solo in Calabria), hanno molto da dire. E la volontà di affrontare la tematica col metodo dell’intervista rende l’opera diretta, viva, limpida, efficace. Importante da leggere. A parlaresono Deborah Cartisano, figlia del fotografo di Bovalino (RC) rapito e ucciso nel 1993;  don Pino De Masi, prete coraggio, esponente di Libera nella martoriata Piana di Gioia Tauro, ispiratore delle esperienze di lavoro nelle cooperative sulle terre confiscate alla criminalità; Stefania Grasso, figlia un meccanico della Locride ucciso perché non voleva pagare il pizzo, Mario Congiusta, padre del giovane Luca ucciso perché aveva ficcato il naso in affari che non lo riguardavano, Liliana Carbone, madre di un giovane che aveva la colpa di essersi innamorato della donna sbagliata; gli imprenditori Michele Luccisano, e Gaetano Saffioti, che hanno visto la loro attività prima taglieggiata dal racket e poi quasi distrutta dalla mafia e dalle difficoltà economiche, dopo le denunce.
Come scrive nella prefazione il sociologo Tonino Perna, Calabria ribelle è «un testo sorprendente, che scompagina i luoghi comuni sui calabresi... In questo lavoro sono le vittime che raccontano le loro tragedie personali, il modo in cui sono arrivati a ribellarsi. Sono pagine intrise di dolore e sofferenza, ma anche il segno tangibile che c'è chi non si piega più e cerca giustizia per sé e per gli altri».