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Lunedì, 28 Settembre 2020

Il pubblicitario sbarcato a New York: “Innovare per convincere!”

Domenico Vitale e la sua “People Ideas & Culture”: “La pubblicità è una forma d’arte”. Ha lavorato nelle migliori agenzie pubblicitarie tra Italia, Europa e States, occupandosi personalmente delle campagne dei brand più rinomati e marchi illustri su scala mondiale Domenico Vitale e la sua “People Ideas & Culture”: “La pubblicità è una forma d’arte”. Ha lavorato nelle migliori agenzie pubblicitarie tra Italia, Europa e States, occupandosi personalmente delle campagne dei brand più rinomati e marchi illustri su scala mondiale come Jaguar, Ford Motor Company. Per lui, “dire quello che si vuole dire” non è mai la cosa migliore.

Domenico Vitale


Per convincere qualcuno bisogna essere un po’ degli artisti e degli innovatori. E sicuramente un innovatore, Domenico Vitale, deve esserlo eccome, se è riuscito a cambiare completamente il criterio sul quale si basavano fino ad un decennio fa gli spot pubblicitari, oltrechè essere alquanto perspicace nel capire cosa desidera vedere realizzato il cliente in una reclame.
Domenico, Mimì per gli amici, nasce a Catanzaro nel 1969 e da oltre venti vive e lavora a New York, dove ha sede la sua agenzia pubblicitaria “People Ideas & Culture”, fondata nel 2008, dopo che, rientrando da uno dei suoi viaggi di lavoro in giro per il mondo, capì che era arrivato il momento di mettersi alla prova, concretizzando le sue innovative idee, come lui stesso racconta: “Ero sull’aereo che mi riportava da Tokio a NY, dove mi ero recato per lavoro e, forse complici la stanchezza e le lunghe ore di viaggio, ho capito che era arrivato il momento giusto per me di dare una svolta alla mia carriera. Da qualche tempo mi frullava in testa questa idea, sentivo l’esigenza di misurarmi in prima persona sul mercato pubblicitario con una mia agenzia nella quale applicare la mia ventennale esperienza, sviluppare e rivoluzionare quelle che erano le regole e le idee pubblicitarie, per me di gran lunga superate, visto che si basavano ancora sullo stile delle reclame degli anni 60. Sentivo di poter dare e fare di più nel mio settore”.
La sua è una storia affascinante. Il viaggio nell’universo degli spot, per l’intraprendente pubblicitario ha inizio negli anni ‘90 appena ventiduenne e fresco di laurea – presa in Relazioni internazionali negli States – grazie alla quale, rientrando in Italia, si getta a capofitto nel lavoro facendosi apprezzare per la sua arguzia e la sua  bravura, dalla “Saatchi & Saatchi” una delle più note agenzie del settore a  Roma. Dopo appena sei mesi di “tirocinio” italiano, decide di rientrare negli USA, dove segue un master in Comunicazione, inizia a lavorare nella nota agenzia newyorchese “Ogilvy & Mather”, e decide definitivamente di mettere radici nella Big Apple. Presso la “O&M” segue sia la campagna che la strategia pubblicitaria globale di numerosi marchi illustri, e ben presto si accorgono di lui e delle sue qualità altre grandi agenzie e nel giro di un decennio collabora con altri importanti brand - LVMH, BMW, Moet & Chandon e, ancora, The History Channel, Tommy Hilfiger, Olympus - e due famose multinazionali europee, la “Euro Rscg” e la “Kirshenbaum bond & partners” nella quale  resta fino al 2007 e grazie alla quale si ritrova ad essere appena trentenne fra i più giovani patner dirigenziali, oltrechè diventare presidente, per diversi anni a seguire, del Consiglio di amministrazione del gruppo degli Strategisti d’America, e partecipare come giudice in diversi e importanti premi pubblicitari.
Nel 2008 inaugura la sua agenzia, la “People Ideas & Culture”, nel famoso quartiere Soho di NY, creando un nuovo concetto di fare e creare pubblicità, che guarda al futuro e alle nuove strategie di fare comunicazione coinvolgendo a 360 gradi tutti i media, riuscendo proprio per il suo originale modo di lavorare a “strappare” alla concorrenza dei grandi colossi del settore, importanti clienti. “Quello che ho creato con la mia agenzia è un modello che rispecchia in tutto, quelli che sono i fabbisogni dei clienti di oggi che sono ben diversi dalle esigenze degli anni ‘60, e sui quali, ancora oggi, continuano a basarsi la maggior parte delle agenzie pubblicitarie nel mondo” e  aggiunge: “Non mi piacciono gli ambienti di lavoro affollati, non ritengo che per fare dell’ottimo lavoro, servano troppe menti intorno ad un progetto. Io con me, per esempio, ho 30 collaboratori tra i quali ragazzi molto giovani dalle idee fresche, interessanti, divertenti e che, soprattutto, funzionano sul mercato - dove ogni errore ti può tagliare fuori dal circuito – e piacciono ai clienti con i quali collaboriamo attivamente dall’inizio alla fine della campagna. Sta proprio in questo la nostra strategia e la nostra forza. Quando vedo spot di altre agenzie, mi accorgo subito degli errori che hanno commesso, e per quale motivo non avrà presa sul pubblico.  Importante è far partecipare i consumatori nella comunicazione stessa, cercando di cambiare ed evolvere con il potere della gente e con delle giuste idee, la cultura di tutti i giorni, la cultura popolare negli Stati Uniti. Concetto, che ho racchiuso nel nome stesso dell’agenzia “People Ideas & Culture” che rispecchia il nostro fine, perché la pubblicità è una forma di comunicazione che in ogni caso è una forma di arte che deve poter catturare l’immaginazione delle persone alle quali essa è rivolta. Quindi il vecchio target di “dire quello che si vuole dire” non è mai la cosa migliore per convincere qualcuno, bisogna essere un po’ degli artisti e degli innovatori”.
Anche mentre racconta della sua vita americana, Domenico non manca di ricordare la sua città in Calabria e i suoi amici d’infanzia, con i quali ha ancora contatti. “Io vivo nel West Village ed ogni mattina impiego non più di 20 minuti per raggiungere a piedi il posto di lavoro; è come se trovandomi a Catanzaro percorressi il tratto di strada che va dai giardini di San Leonardo a piazza Matteotti. Catanzaro è sempre nel mio cuore, in Italia vengo spesso per lavoro, in Calabria solo per le vacanze estive, ahimè. Girando il mondo ho incontrato tanti calabresi ed ho notato che per quanto la nostra terra dia pochi sbocchi e possibilità, per altri versi al contrario ci arricchisce, e ci dà quella carica in più che ci porta ad essere molto più bravi di tanti altri in quello che facciamo. Siamo lavoratori e abbiamo ambizioni. Credo sia proprio questo a renderci singolari e famosi nel mondo, il fatto di essere dei gran lavoratori, oltrechè dedicarci anima e corpo in quello in cui crediamo, ed essere incredibilmente intraprendenti fuori dai confini italiani. Chissà forse un giorno, anche in Calabria cambierà qualcosa e ci saranno più opportunità per chiunque abbia un’idea vincente”