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Lunedì, 28 Settembre 2020

Varacalli: morto che cammina. Un libro con Federico Monga

Rocco Varacalli, il pentito che ha svelato i segreti della ‘ndrangheta al Nord, di Natile di Careri, insieme ad un giornalista, Federico Monga, vicedirettore del ‘’Mattino’’ con un passato anche in un giornale calabrese che oggi non c’e’ piu’, ‘’La Rocco Varacalli, il pentito che ha svelato i segreti della ‘ndrangheta al Nord, di Natile di Careri, insieme ad un giornalista, Federico Monga, vicedirettore del ‘’Mattino’’ con un passato anche in un giornale calabrese che oggi non c’e’ piu’, ‘’La Provincia cosentina’’, ha scritto un libro molto importante, ‘’Sono un uomo morto’’ ( Chiarelettere, pagine 192, euro 13,90).
Un libro che va fuori dal tradizionale coro delle centinaia e centinaia di pubblicazioni sulla mafia calabrese, che riempiono scaffali ma invece di aumentare la conoscenza del fenomeno stanno finendo col rendere incredibile il suo stesso racconto, le sue stesse dimensioni, aumentandole e gonfiandole a dismisura, come se gia’ quelle note non fossero sufficienti a renderla pericolosa. In questo libro la ‘ndrangheta parla da sola, parlano i fattie il quadro che ne esce fuori e’ quello giusto: al nord comanda la ‘ndrangheta perche’ loro hanno i soldi, i ‘’picciuli’’ come li chiamano in Sicilia, e quelli contano nelle dinamiche criminali. Il resto e’ sociologia d’accatto.
“Ho condiviso la cella con gente del calibro di Rosario Barbaro, i Trimboli, i Nirta, i Morabito, che mi hanno confidato omicidi, estorsioni, intrighi con la politica e l’economia’’: più volte arrestato, Varacalli è stato condannato per traffico di stupefacenti, poi e’ diventato pentito e la sua confessione è diventata l’asse portante dell’inchiesta Minotauro, condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Torino, che nel giugno 2011 ha portato all’arresto di 150 persone e al coinvolgimento di politici, assessori, consiglieri regionali, imprenditori. Di ogni colore o appartenenza politica.
Varacalli ha raccontato tutto: la scelta di pentirsi, le pressioni della famiglia, il disconoscimento, le minacce, le stragi e gli omicidi. E di come funziona l’organizzazione. E del perche’ dalla locride disperata e’ stata presa la strada del Piemonte, della Liguria, dellaLombardia, dell’ Emilia Romagna.
‘’In Calabria – dice infatti Varacalli a Monga– ormai si puo’ costruire solo qualche ponte, qualche strada provinciale. Poca roba. I grandi affari si fanno tutti al Nord’’.  Cioe’ la ‘ndrangheta (ma anche Cosa Nostra) va li’ dove ci sono i soldi e Varacalli e Monga danno conto di un fatto insieme elementare ma strategico: cosa c’era da fare nel famigerato triangolo dei sequestri di persona (Natile, Plati’, San Luca) se gli affari veri oggi si facevano altrove? E allora via, tutti al Nord ricco ma anche smemorato, distratto, convinto che i problemi erano nel povero sud e nel ricco nord tutto si poteva pensare ma non alle mafie.
Cosi’ e’ andato avanti, invece, ed e’ cresciuto il travaso che c’e’ stato per decenni, dalla Locride abbandonata da dio e dagli uomini al bengodi del Nord, dove si costruivano, ad esempio, centri commerciali su oltre 20 mila metri quadri (Le Gru di Grugliasco). Quel giorno dell’inaugurazione – ricorda Varacalli – c’era tutto il bel mondo della politica italiana del Nord (di tutti i partiti, si badi bene) ma anche il fior fiore delle famiglie di Locri, Siderno, San Luca, Bovalino, Natile, Careri, Marina di Gioiosa Jonica. Tutti insieme appassionatamente, alla faccia del Nord pulito e onesto contro un Sud brutto, sporco e soprattutto cattivissimo. Proprio per questo, forse, Rocco Varacalli, oggi detenuto, ha detto una verita’ scomoda, confermata fin qui in tutti i processi. Ed e’ per questo che e’ un morto che cammina.