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Mercoledì, 03 Marzo 2021

Corrado Calabrò: “L’innovazione oggi è soprattutto digitale, ma…”

Intervista al  giurista-poeta, calabrese illustre: Presidente onorario del Consiglio di Stato, ex Presidente dell’Agcom e del Tar del Lazio. La sua ricetta contro la crisi è l’accelerazione dell’Agenda digitale. Al concerto di Natale del ‘C3 International’ a Roma c’era pure Intervista al  giurista-poeta, calabrese illustre: Presidente onorario del Consiglio di Stato, ex Presidente dell’Agcom e del Tar del Lazio. La sua ricetta contro la crisi è l’accelerazione dell’Agenda digitale. Al concerto di Natale del ‘C3 International’ a Roma c’era pure lui,  che da decenni porta in alto il nome della Calabria in Italia e all’estero.

Corrado Calabrò giurista-poeta, Presidente onorario del Consiglio di Stato, ex Presidente dell’Agcom e del Tar del Lazio


Corrado Calabrò, classe 1935, non ha bisogno di presentazioni. A margine dell’evento organizzato a Roma, nello splendido scenario del Circolo antico tiro a volo, il professore ha spiegato a Calabriaonweb  il suo punto di vista sulle sfide che attendono l’Italia e il Mezzogiorno, tra Europa e Mediterraneo. Citandoci una frase dello storico cancelliere tedesco Ludwig Erhard: “l’economia è per metà psicologia”. E ribadendo con forza i concetti espressi a giugno in occasione del XXI premio internazionale ‘La Calabria nel Mondo’, istituito dall’associazione presieduta da Peppino Accroglianò.

Presidente Calabrò, il periodo è difficile e nessuno ha la bacchetta magica. Il Sud dell’Europa come può uscire dall’isolamento?

Non credo nella realizzazione a breve termine delle tanto pubblicizzate grandi opere. Non ci sono i soldi necessari. Resta comunque un’assurdità il fatto che nel 2012, i rapporti tra i Paesi del Mediterraneo non siano abbastanza avanzati, se pensiamo che nel 1050 bastavano le barche a vela per arrivare da una sponda all’altra. Esso ha rappresentato nei secoli il tramite principale per lo scambio interculturale e per i flussi commerciali tra l’Europa, il Nord Africa e il Medio Oriente. Oggi l’Europa è sbilanciata a nord, con la propensione a estendersi a nord-est. Si è sotto l’influenza dominante della Germania che considera il Sud poco più che un’area parassitaria. L’Europa invece la si deve fare tutti insieme, anche perché non scordiamo che la visione tedesca ha già portatoa due guerre mondiali. Dal 2010 il libero scambio è stato esteso al Mediterraneo, finora soltanto la Francia ne ha colto la vera occasione.

Ma dalla Germania post-unitaria si potrebbe anche prendere esempio?

Certo, la Germania dell’Est era arretrata come il Mezzogiorno. La Germania dell’Ovest nei suoi confronti ha investito 20 volte di più rispetto a quanto è stato fatto nel Sud dell’Italia e le condizioni vantaggiose hanno attirato capitali stranieri. Per fare ciò i tedeschi dell’Ovest si sono assoggettati per anni a pesanti privazioni, sacrificando i consumi agli investimenti. Si è trattato di un grande successo, del più grande dagli anni ’40 in poi, che giustamente inorgoglisce i tedeschi ma che forse meno giustamente li rende così severi ed esigenti nei nostri confronti.

Alcuni punti di forza e punti deboli dell’Italia…

L’Italia è un Paese creativo ma non ha un assetto organizzativo che dia un seguito sistematico all’idea. I talenti emigrano e noi calabresi lo sappiamo bene. I progetti pilota realizzati in Italia vengono realizzati su scala industriale altrove. I nostri brevetti servono ad altri per implementare soluzioni commerciali. L’Italia presenta alcune aree d’eccellenza, come ad esempio l’utilizzo dei servizi di telecomunicazione mobile, il contributo rilevante all’export di settori ad alta creatività, ma rimane carente nell’azione per accelerare l’innovazione, la produttività e la crescita all’interno delle aziende e della Pubblica amministrazione.

Il Mezzogiorno e la Calabria restano ancora più indietro. Dove si trova la speranza?

Ancor oggi ci sono due Italia. Da Roma in su il reddito medio è superiore alla media europea, da Roma in giù è sensibilmente inferiore.  Secondo il Forum Unioncamere della Calabria emergono parametri critici quale il salto negativo tra iscrizione e cessazione delle imprese, un tasso di disoccupazione che per i giovani sfiora il 29% e un reddito medio pro capite inferiore alla media nazionale di oltre il 25%. Tuttavia, voglio cogliere un dato utile in prospettiva mediterranea: l’imprenditoria straniera contribuisce alla formazione del prodotto calabrese per il 6%. Per competere sui mercati internazionali è importante rendere il territorio permeabile alla cooperazione e agli investimenti internazionali.

Al di là dei soliti slogan, e con pochi soldi a disposizione, su cosa bisognerebbe puntare?

In Italia si riscontrano la sovrabbondanza, l’intrigo, l’inefficacia del sistema legislativo, il carico fiscale e la scarsa attenzione alla communication  technology da parte delle istituzioni nello sviluppo della politica economica. Un segnale è dato alla spesa pubblica e privata nella ricerca e sviluppo: nel 2010 l’Italia ha investito l’1,2% del Pil, rispetto alla media del 2% dell’Europa a 27 e alla media del 2,1% dell’Ue a 27. Oggi l’innovazione è soprattutto digitale. Sono anni che mi batto per lo sviluppo in Italia della banda larga. Vale a dire di una rete di comunicazione elettronica ad alta velocità trasmissiva, che per essere sostenuta alla lunga ha bisogno di reti di nuova generazione. Da questo punto di vista l’Italia e in particolare il Mezzogiorno sono sotto la media europea. La connessione trasmissiva in alta velocità farebbe dei Comuni di 5-10mila abitanti un insieme anziché delle monadi isolate”

Cosa perderebbe l’Italia se non andasse in questa direzione?

Secondo uno studio commissionato dal Ministero dello Sviluppo economico, se l’Italia non realizzerà una rete a banda ultralarga al 2030 avrà rinunciato a una cifra stimata di 838 milioni di mancati servizi che avrebbero potuto svilupparsi su tale rete. In altri termini il 3% del Pil all’anno da ora al 2030. L’e-commerce è il volano che può far sviluppare aziende, anche medio-piccole e piccole, perché consente di raggiungere online i clienti e fornitori in qualsiasi parte del mondo. In Inghilterra anche le case di vendono e si acquistano in rete. Per esportazioni mediante information e communication technology l’Italia è fanalino di coda in Europa: solo il 4% delle piccole-medie imprese, ovvero la spina dorsale del nostro tessuto produttivo, vendono online, mentre la media dell’Ue a 27 è del 12%. Attualmente l’export dell’e-commerce è fermo a 1,3 miliardi. Eppure le imprese presenti online crescono più di quelle offline. In Italia del  5,7%, in Germania del 14%. E’ questa la via da seguire.