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Venerdì, 26 Febbraio 2021

Errico

Una romantica novella di Calabria

Questo volume recensito Errico, Domenico Mauro; Luigi Pellegrini Editore, è una piccola e preziosa pubblicazione. Generalmente è costume, quando si recensisce un testo, concentrarsi più sul libro stesso che sul suo autore. Ma in questo caso l’operazione risulterebbe forviante e strutturalmente erronea, in quanto Domenico Mauro è una di quegli autori per cui non è possibile scindere vita e opera.  In questo ci sentiamo confortati anche dalle parole di Francesco De Sanctis: “ Quando l’Italia avrà ricuperato il pieno possesso del suo senso morale, ( pare che ne siamo ancora drammaticamente distanti n.d.r.) e si avvezzerà a guardare gli uomini non da quello che scrivono, ma da quello che fanno: allora, se vi sarà un libro d’oro dei grandi caratteri e dei grandi patrioti, non mancherà una pagina [alle] virtù di Domenico Mauro”. Andiamo dunque prima di ogni altra cosa a scoprire, o riscoprire, la vita di questo calabrese per cui uno dei più grandi critici e storici che l’Italia abbia avuto ha spesoparole così nette.
Domenico Mauro nasce a San Demetrio Corone nel 1812. Fu tanto un  uomo di lettere quanto di “azione”, romantico in letteratura ed impegnato a cambiare la condizione della Calabria nella vita. Da notare che la sua condizione personale era benestante, dunque le sue scelte personali non furono dettate da un’esigenza di riscatto ma piuttosto da una lucida presa di coscienza rispetto alla condizione della sua terra.
Partecipò ai moti nel 1843 e nel 1844, entrambi finiti con l’insuccesso. Sperimentò il carcere, e, come riporta il Professore Crupi in prefazione, concluse che i “ricchi in Calabria non valgono a nulla”.
Partecipò anche ai moti rivoluzionari del 1848. Nel 1860 seguì Garibaldi nell’impresa dei Mille e venne eletto deputato a partire dal 1865. Per un ulteriore e più dettagliato riscontro sulla sua vita rimandiamo all’introduzione al testo del Professore Pasquino Crupi; introduzione utile sia all’approfondimento biografico che a quello critico letterario.
L’Errico viene pubblicato nel 1845, poi ristampato nel 1869, non più come “novella calabrese”, ma come poemetto in cinque canti. E’ la storia di un brigante, diventato tale per la grave offesa arrecata al suo onore con la seduzione della moglie dal suo amico Arnoldo. Errico si ritira in Sila dove prepara la sua vendetta. Ma una volta davanti al suo nemico non riesce ad ucciderlo e insieme con lui piange la morte del figlio caduto da un muro. Infine si dà la morte, per essere ormai rimasto, senza figlio, senza onore, senza moglie. I briganti sospettano invece di Arnoldo, lo catturano e gli impongono di uccidere il proprio figlio. Ma la testimonianza della moglie Elisa vale a salvare il bambino ma non Arnoldo che viene ucciso, mentre la moglie di Errico soccombe anche lei, ed Elisa rimane sola, pur salva e rinsavita.
L’inclinazione al romanticismo in letteratura, ma come abbiamo visto anche nella vita, è evidente anche in questo testo di Mauro nel quale si possono ravvisare sicuramente gli echi delle opere di Byron e forse anche di Percy Bysshe Schelly.
Un altro piccolo gioiello di letteratura calabrese.