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Mercoledì, 23 Settembre 2020

Il “tempo che viene”, fra tentazioni apocalittiche e ragioni della speranza

Ci sono “fatti” nel mondo che non possiamo ignoraree generano profonda inquietudine collettiva, specialmente fra le persone più sensibili, accorte e lungimiranti.
Innanzitutto lo stato dell’economia, con una crisi economica mondiale che si trascina ormai da 8 anni e in qualche caso non risparmia anche i Paesi emergenti del c.d. Brics: penso specialmente all’attuale situazione della Russia (al di là di Brasile, India, Cina e Sudafrica).

“A questo punto – dopo l’olocausto di Auschwitz, la bomba atomica di Hiroschima, i gulag sovietici e massacri di Pol Pot, il genocidio del Ruanda o, per restare in Europa, in Bosnia, il disastro ecologico in atto, ecc. – è il caso di chiedersi che sta succedendo, visto che - scrive Antonino Spadaro - gli uomini, invece di godere delle proprie conoscenze, sembra che si siano invece semplicemente ubriacati del proprio sapere e potere…” “A questo punto – dopo l’olocausto di Auschwitz, la bomba atomica di Hiroschima, i gulag sovietici e massacri di Pol Pot, il genocidio del Ruanda o, per restare in Europa, in Bosnia, il disastro ecologico in atto, ecc. – è il caso di chiedersi che sta succedendo, visto che - scrive Antonino Spadaro - gli uomini, invece di godere delle proprie conoscenze, sembra che si siano invece semplicemente ubriacati del proprio sapere e potere…”


Più d’uno comincia a percepire il carattere strutturale e non congiunturale della crisi. Certo colpisce la complessiva decadenza europea, di fronte alla recente ripresa americana e in essa spicca soprattutto la recessione, prima, e la stagnazione, dopo, italiana, che sembra irreversibile. Immutabile appare la situazione in alcune parti dell’Africa, caratterizzate da un progressivo processo di desertificazione e dal carattere endemico della fame, che porta a vere proprie carestie. Per non parlare, più in generale, della crescita mondiale della forbice fra ricchi e poveri, anzi dell’affacciarsi di nuove povertà e di diseguaglianze diffuse un po’ in tutto il globo, non da ultimo ed emblematicamente ancora, per esempio, nel subcontinente sudamericano (da cui non a caso proviene il nuovo Pontefice) con ingiustizie clamorose che maldestramente cerchiamo di ignorare o dimenticare: penso, per esempio, alle indecenti forme di sfruttamento della manodopera diffuse in Asia, Cina compresa, da cui compriamo continuamente i più disparati manufatti, prodotti Apple compresi, senza sapere a quale costo umano, e dunque come e da chi vengono prodotti.
Ma anche il quadro politico preoccupa e non poco, anche a voler ricordare solo i “fatti” più recenti e drammatici. Crollato l’imperialismo sovietico, rispunta la neo-aggressività russa, sanzionata dalla scelta di risolvere per via militare e non politica la crisi ucraina, e tutti sappiamo quanto sia pericoloso e irresponsabile per una potenza nucleare “mostrare i muscoli”.
Ciò vale, dunque, anche per gli Stati Uniti, impegnati insieme agli europei in un nuova guerra fredda con l’orso russo.

Non ha fine la tragedia in atto nel Corno d’Africa: 12 milioni di esseri umani in preda alla fame tra Somalia, Etiopia, Gibuti, Kenya Non ha fine la tragedia in atto nel Corno d’Africa: 12 milioni di esseri umani in preda alla fame tra Somalia, Etiopia, Gibuti, Kenya


Ma come ignorare, in Asia, le annose contese territoriali per alcune isole fra Cina, Giappone, Coree, Vietnam, Filippine, ecc. che ha portato a uno straordinario riarmo della regione, dove anche la Corea del Nord nucleare è un problema terribilmente serio? E, restando a noi più vicino, si pensi agli “Stati falliti” della Libia e della Somalia, divenuti palestre di addestramento del terrorismo, o più in generale alla situazione del Medio oriente, che il calvario palestinese e l’instabilità (e le tentazioni nucleari) iraniane rendono esplosiva, di fronte a un Israele comprensibilmente determinato a sopravvivere, al punto da escludere il ricorso all’estremo deterrente, all’occorrenza, del proprio armamento nucleare, pur ufficialmente inesistente. Per non parlare della sorprendente diffusione del nuovo Stato islamico (Isis) – con l’esodo e il martirio di intere popolazioni e minoranze religiose, non ultime cristiane – che suscita un fascino sinistro non solo su masse di diseredati poveri e ignoranti del mondo arabo, ma imprevedibilmente anche in tanti giovani senz’anima e sbandati di un Occidente decadente. È impossibile, dopo l’11 settembre 2011 e i successivi attentati un po’ in ogni parte del mondo, non afferrare la portata terribile, eversiva e globale di un terrorismo feroce e pronto a tutto (anche a una guerra asimmetrica n.b.c.: nucleare, batteriologico, chimica) che usa, melius abusa, della religione islamica, per beceri scopi politici.
Anche la situazione dell’ecosistema del nostro pianeta suscita gravissime preoccupazioni, soprattutto fra gli osservatori più avvertiti. Per quanto denunciata e ben nota da tempo, sorprendentemente essa non suscita lo scandalo sociale che dovrebbe avere (vedremo gli esiti, nel 2015, del summit di Parigi in merito), visto che la gente ama una vita sana e sicura, per sé e per i propri figli, e non desidera certo favorire le catastrofi naturali, che invece ormai quasi sempre sono il prodotto di incuria umana, a cominciare dallo stesso sfruttamento delle risorse energetiche.

Vladmir Putin. “Crollato l’imperialismo sovietico,rispunta la neo-aggressività russa, sanzionata dalla scelta di risolvere per via militare e non politica la crisi ucraina, e tutti sappiamo – scrive Antonino Spadaro -   quanto sia pericoloso e irresponsabile per una potenza nucleare “mostrare i muscoli”. . “Crollato l’imperialismo sovietico, rispunta la neo-aggressività russa, sanzionata dalla scelta di risolvere per via militare e non politica la crisi ucraina, e tutti sappiamo – scrive Antonino Spadaro - quanto sia pericoloso e irresponsabile per una potenza nucleare “mostrare i muscoli”.


È increscioso dirlo, ma anche gli esperti più ottimisti ormai non negano che – in assenza di adeguate e urgenti misure dell’Onu – il rischio di un imminente e irreversibile disastro ecologico mondiale è dietro l’angolo: in particolare gli effetti del buco dell’ozono per la futura sopravvivenza umana sono terrificanti. E gli sconvolgimenti climatici in corso ne sono solo una pallida avvisaglia.
Se a tutto ciò aggiungiamo – vista l’attuale facilità degli spostamenti e degli scambi commerciali – l’allarme dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per il rischio incombente di epidemie incontrollabili, di cui Ebola è solo lo spauracchio ricorrente, il quadro della crisi è completo e appare epocale. Qualcuno ha parlato – di fronte a tanti problemi che si accavallano ed intrecciano senza apparente soluzione – di un tempo difficile per il mondo, un tempo in cui si starebbe creando una sorta di “tempesta perfetta” che metterebbe a dura prova la stessa sopravvivenza del genere umano.
Queste ormai diffuse tendenze trovano incarnazione in Occidente anche in prospettive che – se non fossimo quasi all’inizio del 2015 – potremmo definire millenariste e che in ogni caso sono effettivamente apocalittiche, di cui qualche vistosa traccia può scorgersi anche nell’esperienza dei c.d. veggenti di Medjugorje, almeno per quella parte di credenti che sono portati ad aderire in modo più superficiale a tale fenomeno, per altro ancora ufficialmente non riconosciuto dalla Chiesa di Roma.
Le cose stanno veramente così? La fine del mondo è dunque più vicina che in altri momenti della storia? Ovviamente è impossibile dare una risposta certa. Anzi potremmo dire, invece, che per certi versi non v’è proprio nulla di nuovo. Purtroppo le tragedie collettive – guerre, carestie, epidemie, cataclismi, ecc. – sono una dolorosa costante nella storia dell’umanità, al di là del susseguirsi di continue tentazioni apocalittiche, storicamente ricorrenti e talora persino paralizzanti, dal Medioevo ai nostri giorni.

“È increscioso dirlo, ma anche gli esperti più ottimisti ormai non negano che – in assenza di adeguate e urgenti misure dell’Onu – il rischio di un imminente e irreversibile disastro ecologico mondiale è dietro l’angolo: in particolare gli effetti del buco dell’ozono per la futura sopravvivenza umana sono terrificanti. E gli sconvolgimenti climatici in corso – scrive il prof. Spadaro - ne sono solo una pallida avvisaglia”. “È increscioso dirlo, ma anche gli esperti più ottimisti ormai non negano che – in assenza di adeguate e urgenti misure dell’Onu – il rischio di un imminente e irreversibile disastro ecologico mondiale è dietro l’angolo: in particolare gli effetti del buco dell’ozono per la futura sopravvivenza umana sono terrificanti. E gli sconvolgimenti climatici in corso – scrive il prof. Spadaro - ne sono solo una pallida avvisaglia”.


Ma, a ben vedere, forse oggi qualcosa di nuovo c’è. Forse ora cominciamo a renderci conto di quanto, in questo momento, siamo contemporaneamente padroni del nostro destino ma anche – vero paradosso – purtroppo incapaci di determinarlo. Almeno così sembrerebbe, visti gli esiti del progresso – di un certo progresso – umano. Viviamo, infatti, un tempo accelerato, che appunto ha visto il progresso, soprattutto scientifico e tecnologico, svilupparsi negli ultimi duecento anni in maniera vertiginosa rispetto ai millenni passati e, con esso, la capacità dell’uomo di dominare la materia (basti pensare all’energia nucleare) e la stessa vita umana in senso biologico (basti pensare agli eccezionali risultati della moderna genetica). A questo punto – dopo l’olocausto di Auschwitz, la bomba atomica di Hiroschima, i gulag sovietici e massacri di Pol Pot, il genocidio del Ruanda o, per restare in Europa, in Bosnia, il disastro ecologico in atto, ecc. – è il caso di chiedersi che sta succedendo, visto che gli uomini, invece di godere delle proprie conoscenze, sembra che si siano invece semplicemente “ubriacati” del proprio sapere e potere, dimenticando l’intrinseca fallibilità della condizione umana e la naturale fragilità del pianeta, al punto di rischiare oggi l’ecatombe finale.
Ma i danni epocali e le tragedie immani di fronte alle quali oggi il mondo rischia di soccombere non sono imputabili a un Dio folle (e capriccioso) e nemmeno a un Dio giusto (e vendicativo), né possiamo farli risalire genericamente alla “natura” in sé, ma semmai alla natura deturpata dagli uomini e quindi all’uso improvvido della ricchezza maggiore di cui gli uomini dispongono e che possiedono dalla loro nascita: la loro libertà, il c.d. libero arbitrio.
In questo senso, mi piacerebbe quindi che il 2015 fosse un anno in cuitutti ci rendessimo conto dell’eccezionale dono della libertà e delle straordinarie opportunità che scienza e tecnologia ci offrono, ma anche del delirio di onnipotenza che da un uso improprio di esse (libertà, scienza e tecnologia) può discendere. La terra è fragile, le risorse non sono infinite e ormai dovremmo aver imparato, soprattutto negli ultimi due secoli, che siamo perfettamente capaci di farci male da “soli”, fino a poterci distruggere… con metodo scientifico. Saremo, a cominciare dal 2015, capaci di invertire la rotta, di capire che non possiamo tutto e quindi che dobbiamo auto-limitarci? Mi sembra che limitarsi ad evocare prospettive apocalittiche serva a poco, mentre cercare di “capire”, informarsi ed informare, è indispensabile per sopravvivere, costruire razionalmente nuove relazioni e modelli di convivenza sociale. In breve, per non smettere, col cuore e la ragione, di sperare.