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Mercoledì, 02 Dicembre 2020

Piaccia o no, prima o poi la riforma del c.d. regionalismo differenziato probabilmente si farà, vuoi perché esiste già un regionalismo asimmetrico, naturalmente non di diritto, ma di fatto, per le disparità economiche, sociali e di efficienza amministrativa esistenti fra le Regioni italiane, vuoi perché è l’unica alternativa – senza dover ricorrere alle procedure aggravate di revisione Cost. – materialmente praticabile per le Regioni più avanzate del Nord Italia, sempre più distanti oggi dalle altre (soprattutto meridionali), per far fronte alla (non esplicita, ma strisciante e ricorrente) tentazione separatista/secessionista.  

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L’Italia è un Paese così singolare ed imprevedibile che non dovremmo più stupirci di nulla, ma è difficile non provare sconcerto di fronte al fatto che sempre più spesso una non trascurabile parte della classe politica sforna progetti in palese “violazione della Costituzione”… come se  nulla fosse.

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Si sono appena svolte, il 26 maggio c.a., le elezioni per l’elezione del Parlamento europeo e lo sconvolgimento dell’assetto politico che ne è derivato ha suscitato i più vari giudizi nei commentatori politici. Nonostante le forze europeiste abbiano prevalso con nettezza, la vera novità è ovviamente la crescita dei c.d. partiti “sovranisti” e/o nazionalisti.

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