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Venerdì, 22 Gennaio 2021

Sulla crisi della giustizia parla il vicepresidente Nicolò

Il Vicepresidente del Consiglio regionale, Alessandro Nicolò, interviene sulle relazioni di apertura dell’Anno giudiziario.

D.: Vicepresidente Nicolò quale impressione ha ricavato dai dati emersi dalle relazioni dei magistrati del distretto giudiziario di Reggio Calabria?

Il vicepresidente del Consiglio regionale Alessandro Nicolò


“Sono rimasto molto colpito dalla cruda verità e, allostesso tempo, dalla inquietante gravità emersa dalla relazione per l’apertura dell’anno giudiziario del presidente del Tribunale di Reggio Calabria, dott. Luciano Gerardis. Si tratta di qualcosa che va oltre il campanello d’allarme, un autentico certificato di stato di crisi profonda della giustizia nel circondario reggino che preconizza il rischio dell’esplosione sociale, emesso proprio dal responsabile primario dell’organizzazione giurisdizionale sul territorio”.

D.: Vuole spiegare meglio i particolari che suscitano il suo allarme?

“C’è una diffusa incapacità di risposta alla domanda di giustizia che, peraltro, risalta anche dalle relazioni dei capi degli Uffici requirenti e del presidente della Corte d’appello, a fronte di una recrudescenza in salita degli episodi di criminalità organizzata e mafiosa, degli attacchi alle amministrazioni locali, che hanno raggiunto ormai livelli inusitati ed estesi in profondità nel tessuto sociale”.

D.: Dunque?

Altro che spending review! Qui siamo ormai in bolletta, nonostante il muro di reazione mantenuto dalle articolazioni periferiche dello Stato contro ogni tipo di criminalità c’è il rischio vero di resa: senza giudici, senza personale amministrativo, senza strumenti di supporto tecnico, senza una lira di fondi di straordinario per chi è sulla strada dalla mattina alla sera, dove si andrà a finire?”

D.: Questioni, nonostante tutto, all’ordine del giorno dell’agenda politica.

“C’è un passaggio non di poco conto nella relazione Gerardis, quella parte in cui il presidente del Tribunale invoca un modo di procedere diverso. Lancia  quasi un richiamo alle istituzioni pubbliche, agli enti locali, che per mantenere beni e servizi per la popolazione fanno ricorso all’imprenditoria privata. Mi pare di cogliere un richiamo ad un sussulto di coscienza; suggerisce una forte addizione di efficacia in questa nostra realtà alimentata dalla spesa pubblica, affinché le pubbliche amministrazioni paghino con più puntualità l’acquisto di quanto necessario al loro funzionamento, evitando i ricorsi in ambito civilistico che intasano le aule dei tribunali. E’ una situazione davvero emblematica che genera diffuso malessere, direi, sfiducia e forse anche rancore verso le istituzioni da parte di operatori economici che non possono certo sopportare troppo a lungo esposizioni finanziarie, tenuto conto della ristrettezza del credito e degli alti tassi di interesse, delle difficoltà frapposte dalle banche  a chi è costretto a chiedere prestiti a causa delle  inefficienze del cliente pubblico. Ecco perché tanti commercianti reggini, verso i quali sono solidale, hanno messo in campo una protesta originale portandosi dal Prefetto per consegnare le licenze! Non bastano racket e usura? Se ci si mette anche la pubblica amministrazione a dilatare i tempi di solvenza, allora vuol dire che il sistema rischia il default con pesanti ricadute sull’occupazione che deriva da questo esteso comparto del terziario”.

D.: Come intervenire per evitare fallimenti e chiusure di imprese?

“Certamente lo Stato sta facendo tanto contro mafia e crimine organizzato, ma è altrettanto necessario che la pubblica amministrazione crei le condizioni di un rapporto più efficace con l’imprenditoria privata, sia più rapida nel pagamento dei servizi con tempistiche certe e procedure neutre, escludendo ogni minima interferenza nel circuito virtuoso tra chi offre e fornisce opere e servizi, e chi deve acquistare e pagare questi impegni che servono alla popolazione. E’ anche questo un modo intelligente di fronteggiare ingerenze criminali, pressioni indebite –dice ancora Nicolò – che sfibrano soprattutto gli onesti e chi crede nel lavoro di impresa”.

D.: La sua riflessione chiama anche in causa la politica.

“La politica, in tutto ciò, ha un ruolo fondamentale: ha il compito di far funzionare bene le pubbliche amministrazioni, sapendo che dietro ogni determina o atto deliberativo c’è un impresa, un commerciante che senza quei soldi è costretto a fare ricorso al Tribunale o all’usuraio. Reggio e la sua provincia, anche a causa di tali dinamiche, vivono una situazione di particolare disagio a causa dei salassi imposti alla spesa pubblica dal Governo Monti. Da noi, più che altrove, si sente il peso insopportabile dei tagli alla spesa sociale, al precariato, una situazione ai limiti della insostenibilità sociale cui il nuovo Governo che uscirà dalla urne dovrà fare fronte e con urgenza. Se a questo malessere, per ricordare il monito e le indicazioni del presidente Gerardis, aggiungiamo i potenziali fallimenti d’impresa che possono avvenire per ‘getto della spugna’, andremo incontro a ripercussioni serie e pericolose per la stessa tenuta della coesione sociale”.