Per offrire informazioni e servizi, questo portale utilizza cookie tecnici, analitici e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su qualunque altro link nella pagina o, comunque, proseguendo nella navigazione del portale si acconsente all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni sui cookie e su come eventualmente disabilitarli consultare l'informativa sulla Privacy.

Martedì, 20 Ottobre 2020

Lettera Aperta alla Commissione bicamerale antimafia di Magarò

Porgo il benvenuto agli onorevoli componenti la Commissione bicamerale antimafia e saluto in particolare la Presidente Rosy Bindi che ha voluto impegnare l’organismo nelle regioni  Calabria, Lombardia, Campania e nei luoghi emblematici dello strapotere delle cosche e degli effetti devastanti Porgo il benvenuto agli onorevoli componenti la Commissione bicamerale antimafia e saluto in particolare la Presidente Rosy Bindi che ha voluto impegnare l’organismo nelle regioni  Calabria, Lombardia, Campania e nei luoghi emblematici dello strapotere delle cosche e degli effetti devastanti del potere mafioso.
La decisione di “verificare l’efficacia delle politiche di contrasto”, da un lato e quella di avviare colloqui con i rappresentanti delle realtà formative, culturali e sociali, impegnati nella promozione e nel rafforzamento della cultura della legalità, dall’altro, è quanto mai opportuna e da tempo attesa. Intrisa di simbologia positiva e pragmatismo: due elementi che sono entrambi filo conduttore del lavoro che in questi anni ha prodotto in Calabria la Commissione regionale contro la ‘ndrangheta.
Ecco:  questo lavoro che, non ha mancato di produrre frutti e che prosegue oggi, anche in una organizzazione sovra regionale  che non ha precedenti – la Macroregione della legalità, un impegno di lavoro comune tra la Calabria, la Sicilia, la Puglia e la Campania –  vogliamo offrirlo come contributo istituzionale, al percorso che la Commissione nazionale sta intraprendendo.
Sono convinto che la contiguità tra le organizzazioni criminali e la pubblica amministrazione, il rischio di infiltrazioni delle cosche all’interno delle istituzioni, il dovere e la necessità di riaffermare la legalità e la sovranità dello Stato sul territorio, sono tutti elementi dello stesso problema.  Il primo passo è stato modificare, perciò, il nome della Commissione antimafia in un più preciso Commissione contro la ‘ndrangheta. Non era l’esigenza “campanilistica”  di chi vuole affermare un’appartenenza “autoctona”, ma  piuttosto la consapevolezza della specificità del male, chiamato col nome proprio, che ci consente di   approntare strategie di contrasto mirate.
Cara Presidente Bindi e cari onorevoli commissari dell’Antimafia, come certamente ben sapete qui in Calabra non ci  sono solo la ‘ndrangheta, il malaffare e la malapolitica. C’è anche la cultura della legalità, ci sono realtà economiche e imprenditoriali sane e positive, c’è una società civile che resiste e reagisce, c’è un volontariato sociale che dato in più di un’occasione ampia prove di impegno civile, ci sono associazioni e movimenti che costituiscono la rete dell’antimafia sociale.
E sono stati proposti, adottati e approvare una serie di leggi, iniziative, misure - anche di notevole portata - di contrasto alla criminalità organizzata. Mi piace ricordare alcuni provvedimenti approvati all’unanimità dal Consiglio regionale: la costituzione di parte civile in tutti i processi di ‘ndrangheta; gli interventi a favore delle imprese che non cedono al racket; le agevolazioni a favore dei testimoni di giustizia, delle loro famiglie, delle vittime; la tracciabilità informatica dei procedimenti amministrativi; più risorse ai comuni da investire sui beni confiscati (per il ripristino e l’avvio di nuove attività); regole più mirate alla trasparenza nelle gare e inibizione delle infiltrazioni  attraverso l’inserimento del patto d’integrità tra le clausole degli appalti.
Contro la cosiddetta “zona grigia” abbiamo adottato il codice etico di autoregolamentazione sulla trasparenza dei candidati alle elezioni per l’intera classe politica, senza distinzioni partitiche e di appartenenza. Più volte abbiamo ribadito la necessità di adottare procedure severe e rigorose nella scelta dei candidati e di escludere dalle liste non solo i condannati ma tutte quelle persone che intrattengano rapporti con l’area mafiosa (meglio perdere le elezioni che vincerle con la ‘ndrangheta).
Per quanto riguarda l’educazione alla legalità, abbiamo lavorato anche in termini di provocazione e di stimolo, soprattutto nei confronti dei nostri ragazzi, coinvolgendo studenti e universitari del Dams e mutuando dai diversi linguaggi di attori, cantori, musicisti e pittori le parole della legalità e della giustizia. Nel palazzo del Consiglio abbiamo aperto la Bottega della legalità di Libera in cui si vendono i prodotti coltivati sui terreni confiscati alla ‘ndrangheta.
Insieme ai colleghi di Sicilia, Campania e Puglia, abbiamo elaborato una serie di proposte da sottoporre in breve tempo all’approvazione dei rispettivi Consigli regionali e poi alla Camera e al Senato. Le più significative riguardano il gioco d’azzardo e  la modifica dei criteri di assegnazione e gestione dei beni confiscati.
La legislazione vigente prevede che i beni confiscati vengano destinati ai comuni, enti spesso privi sia dei fondi necessari al recupero del bene ed al suo riutilizzo, sia delle professionalità richieste dalle procedure. Per questo chiediamo una modifica delle norme che attribuisca maggiori poteri alle Regioni, assegnando loro in via prevalente i patrimoni confiscati.  Bisogna, inoltre,  fare in modo che le risorse sottratte alla criminalità vengano impiegate principalmente per promuovere investimenti, creare nuove imprese e nuovi posti di lavoro.
Ci conforta apprendere che il lavoro della Commissione antimafia assumerà un respiro internazionale. Giusto, opportuno e atteso perché le ramificazioni delle mafie sono già da tempo oltre confine. In Europa dunque è indispensabile  portare   la priorità della lotta alle mafie e riportare la centralità dei diritti di  cittadinanza,  nella loro pienezza e in tutte le declinazioni. Perché al Sud si continua a morire di mafia e di mancanza di lavoro e spesso i due termini finiscono drammaticamente col coincidere.