Thursday, 27 January 2022

San Francesco di Paola: un monito ai potenti

A colloquio con il Rettore padre Rocco Benvenuto. Il V centenario della beatificazione di San Francesco di Paola, offre spunti di grande rilievo per la nostra regione e per il messaggio, oltremodo attuale, di una  figura carismatica capace di imprimere A colloquio con il Rettore padre Rocco Benvenuto. Il V centenario della beatificazione di San Francesco di Paola, offre spunti di grande rilievo per la nostra regione e per il messaggio, oltremodo attuale, di una  figura carismatica capace di imprimere forza morale ed etica in grado di fare breccia  sui potenti.

Padre Rocco Benvenuto


E in un tempo in cui l’attuale crisi economica spaventa, oggi Francesco rimane il migliore esempio di solidarietà e apertura verso il prossimo, per sperare in un mondo diverso da quello basato tutto sul predominio del denaro e del potere della finanza sui popoli. Per parlare dell’attualità del messaggio di Francesco di Paola, abbiamo raccolto l’autorevole testimonianza di padre Rocco Benvenuto, Rettore della Basilica di San Francesco di Paola.

Domenica 7 luglio si è celebrato il quinto centenario della beatificazione di S. Francesco di Paola. Qual è il significato attuale di questa ricorrenza?

In un momento di grande affanno, dove i toni del pessimismo sono così forti da sovrastare le positività che pur non mancano in Calabria, la beatificazione di S. Francesco, avvenuta ad appena sei anni dalla morte, costituisce un’altra formidabile occasione non solo per avvicinarsi alla sua figura, ma, soprattutto, per rilanciare il suo messaggio. Se la Chiesa, agli inizi dell’epoca moderna, ha visto in questo nuovo “Francesco” l’uomo che diede una svolta alla società del tempo, in quanto, prima con la sua vita e poi con la parola, aveva riportato in auge valori che sembravano ormai dimenticati, anche oggi la lezione dell’Eremita calabrese penso che non abbia perso nulla di quella validità che lo rende di grande attualità. Dinanzi alla presa di coscienza sulla profonda debolezza di una vita impostata solo un benessere economico, l’invito del Paolano ad una vita più sobria ed essenziale, a cercare ciò che unisce e non ciò che divide, ad impegnarsi per la pace, specie in famiglia, perché vale più “di qualsiasi tesoro che i popoli possano avere”, sono indicazioni molto concrete, pragmatiche, di grande efficacia per rimettere la nostra esistenza su binari sicuri e, quindi, per impegnarsi nella realizzazione di una società calabrese diversa, capace di connotarsi per la sua rinomata solidarietà e accoglienza.

Francesco di Paola Santo dei calabresi e delle genti di mare. Cosa ha provato la comunità dei Minimi alla notizia dell’elezione di Papa Bergoglio che ha voluto prendere il nome di Francesco?

San Francesco da Paola


Non posso dire cosa è avvenuto in comunità a Paola perché stavo facendo la visita canonica all’estero (Messico). Dovevo celebrare, insieme al padre convisitatore, la messa di mezzogiorno nell’erigendo monastero delle monache minime. Prima di recarci in chiesa, abbiamo chiesto di collegarci col computer e in diretta abbiamo assistito alla fumata bianca. Di conseguenza, abbiamo rinviato la celebrazione alle 14 – ora locale - e, appena il papa è rientrato dal balcone delle benedizioni, siamo andati in cappella e penso che la nostra sia stata una delle prime messe di ringraziamento celebrate per il dono del nuovo pontefice. E’ superfluo sottolineare che in quei giorni c’era un grande distacco tra le previsioni che si leggevano sulla stampa italiana e su quella straniera. Quando ho ascoltato il nome “Franciscus” mi è subito venuta in mente l’immagine di Giotto raffigurata nella Basilica Superiore di Assisi, dove si vede il Poverello che regge la basilica lateranense ed ho pensato a quelle parole: “Francesco va e ripara la mia casa”. Nei giorni successivi, quando lo stesso pontefice ha spiegato la scelta del suo nome, si è reso ancora più chiaro perché papa Bergoglio, spiazzando ogni pronostico, aveva programmaticamente scelto di chiamarsi Francesco.

Anche se il riferimento al nome è al Santo d’Assisi non vi è dubbio alcuno che per la grande famiglia francescana il Santo di Paola è un punto di riferimento in questo nuovo pontificato…

Quando nel 1502 fu approvata la stesura più aggiornata delle regole scritte dall’Eremita per i frati e per i laici, il papa lo paragonò a un nuovo “Francesco d’Assisi, imitatore ardentissimo del nostro”. Come nel suo tempo l’Assisiate era stata un’icona vivente di Cristo, così il Paolano, all’inizio dell’era moderna, era riuscito a dare un’immagine credibile e trasparente del suo amore verso Cristo. Analogamente, richiamandosi alla singolare esperienza di vita evangelica di S. Francesco d’Assisi, papa Bergoglio sta cercando di dare nuova freschezza al volto della Chiesa, dando priorità più alla dimensione profetica che a quella istituzionale, per una vita più semplice e aderente al Vangelo anziché un’esistenza condizionata dai mercati borsistici.

Il valore attuale del messaggio di Francesco di Paola sembra coincidere con quanto sta predicando Papa Bergoglio. Ovvero: umiltà, carità e fede senza sfarzi…

Il Santuario di San Francesco di Paola


Così com’è nella sana tradizione della Chiesa, la fonte delle scelte è sempre il Vangelo e per questo non deve assolutamente meravigliare questa continuità. In ogni epoca c’è bisogno di testimoni credibili che aiutino a rimettersi in cammino quando ci si è allontanati dalla strada maestra. Ora non è né il tempo per condannare né per facili irenismi di facciata, è tempo di accogliere le sollecitazioni che ci vengono da papa Francesco che è riuscito a suscitare nuova attenzione ed entusiasmo verso la Chiesa, ma che corre il rischio di vedere rallentato il suo progetto di rinnovamento se dall’entusiasmo non si passa poi alla testimonianza. Da questo punto di vista, il Santo di Paola, pur non avendo scritto libri, pur non essendo un accademico, è riuscito ad influire profondamente sulla vita di quanti lo incontravano che, mentre era in vita, lo riteneva già santo, a motivo della coerenza della sua vita cristiana. I numerosi miracoli da lui ottenuti erano il suggello ad una chiara impostazione di vita che si potrebbe così sintetizzare: sì a tutto ciò che piace al Signore e no a tutto ciò che gli può dispiacere.

Il mondo vive una crisi senza precedenti nell’epoca moderna, Francesco di Paola era conosciuto come “il Santo che bastona”. Cosa direbbe oggi ai potenti della terra?

Questo del Santo che bastona è una delle leggende metropolitane più diffuse. S. Francesco fu costretto ad utilizzare il bastone perché, durante la costruzione della via al Santuario di Paola, si era fratturato il femore. Di simili leggende che hanno nascosto il vero volto di S. Francesco purtroppo ne girano ancora tante, al punto che si è arrivato a presentarlo come contestatore del potere istituzionale. Ci sono pure libri dal titolo: “Le bastonate di S. Francesco”. In realtà, il Paolano non ha mai aizzato il popolo contro chi mal governava, ma, dinanzi a chi si approfittava della gente più debole, neppure è rimasto impassibile. Dopo essersi per primo rimboccate le maniche e bisogna tener presente che lui aveva scelto non il servizio apostolico fra la gente, ma la vita solitaria degli eremiti, si è attivato per far cessare quelle ingiustizie. In un passaggio di una lettera che scrive ad un amico di Montalto Uffugo, che faceva parte dell’Amministrazione Aragonese, senza giri di parole lo richiama a quelli che sono gli obblighi verso il popolo: «Vorrei che la discrezione accompagnata con la pietà e santa carità fosse nei ministri dello Stato Regio, non l’impietà, qual continuamente usano contra povere persone: vedove, pupilli, stroppiati et simili persone miserabili, quali di ragione devono essere esentati d’ogni gravezza. Guai a chi regge e mal regge. Guai ai ministri dei tiranni et alle tirannie. Guai ai ministri di giustizia che gli è ordinato di far la giustizia e loro fanno il contrario». Pur essendo passati oltre cinque secoli da quando questa lettera fu scritta, penso che questo richiamo all’adempimento del proprio dovere sia di un’attualità davvero straordinaria. D’altra parte a chi cercava di corromperlo usando il sacro – offerte per la costruzione di chiese oppure statue in oro della Vergine – ha sempre opposto un netto rifiuto, perché sapeva della vischiosità delle promesse del politico di turno, onde non aveva dubbi tra una vita povera e libera, rispetto ad una più agevolata, ma anche più condizionata.

Un messaggio di speranza ai calabresi?

La figura di S. Francesco si pone come esempio a cui guardare con rinnovato interesse, se vogliamo uscire dalla situazione in cui ci troviamo, perché esprime al meglio alcune delle nostre caratteristiche come Calabresi che potrebbero ribaltare la nostra situazione. Anzitutto, questo Eremita ci insegna cosa significa solidarietà, ovvero capacità di fare spazio all’altro e senza vederlo o giudicarlo come un antagonista. Francesco di Paola è rimasto molto attaccato alla sua terra e pur avendo avuto maggiori opportunità fuori Calabria, sino all’ultimo ha tenuto ad investire la propria vita in questa terra, non si è vergognato di essere calabrese quando si è dovuto trasferire in Francia e ha custodito gelosamente la sua identità, senza lasciarsi omologare. In particolare, ha avuto dal Signore il dono di un luogo straordinario, tra mare e monti, e senza lasciarsi abbagliare dai miraggi di progetti faraonici, è riuscito in una piccola grotta ad avviare un servizio che ben presto lo reso noto non solo negli Stati italiani, ma anche all’estero. Un altro input di speranza: Francesco si lamentava poco e faceva tantissimo, a chi si sentiva scoraggiato, deluso, emarginato, non solo sapeva riaccendere l’entusiasmo, ma gli indicava chiaramente la fonte della vera speranza e non delle illusioni con queste semplici, ma efficaci parole: “A chi ama Dio tutto è possibile”.