Tuesday, 28 September 2021

La “Cristoterapia” di don Pierino Gelmini.I primi 50 anni della Comunità Incontro

La vita è un talento prezioso, da spendere con generosità. Esemplare è l'opera di don Pierino Gelmini, instancabile figura al servizio della vita. Sono cinquanta gli anni che la comunità da lui fondata ha compiuto lo scorso 13 febbraio, data La vita è un talento prezioso, da spendere con generosità. Esemplare è l'opera di don Pierino Gelmini, instancabile figura al servizio della vita. Sono cinquanta gli anni che la comunità da lui fondata ha compiuto lo scorso 13 febbraio, data che coincide con  l'incontro a Roma in  piazza Navona con Alfredo Nunzi, giovane vittima della droga.

Don Pierino Gelmini con Alma Manera


Da qui, don Pierino decide di dedicare la sua esistenza alla lotta contro tutte le dipendenze, fatue illusioni di una realtà artificiale. Ho avuto modo, nel tempo, di conoscere l'anima di don Pierino, frequentando con spirito di solidarietà, la sua comunità che considero, oggi,  una mia seconda casa abitata da tanti amici, miei  fratelli e sorelle.
Ascoltare il suo pensiero, le sue passioni per tutto ciò che esprime la bellezza di Dio, la musica ed il canto,  per lui messaggio di congiunzione ideale, che scandisce il battito del cuore di coloro che hanno seguito il metodo di recupero di don Pierino, adottato con amore  e  dedizione, quell' attività di recupero che lui chiama "Cristoterapia: mi fa comprendere l'immensità della sua missione. “Non mi occupo di tossici, ma di persone, e per essere anticipatori o profeti, bisogna guardare nel cuore del malato”. Queste le sue parole, dense di sentimento. Da sempre impegnato sul fronte delle pene alternative alla detenzione, come lui stesso afferma: “Il carcere  obbliga l'individuo ad un scelta costretta e quindi non spontanea, creando confusione a chi di per sè è già deviato dall'uso delle droghe”.
Per riassumere la vita di papà Pierino, così come con affetto lo chiamiamo in tanti, non bastano  poche righe. Mi piace raccontarlo attraverso la voce e le testimonianze di coloro che lo "vivono", i suoi amici, i suoi collaboratori, i tanti figli, come lui stesso li chiama, la sua storia raccontata camminando per il mondo, laddove la comunità è presente. Le occasioni di incontro, sono state diverse e speciali; i grandi eventi così come i momenti più riservati a cui don Pierino ci ha abituati. Ci ha resi  partecipi di un grande sogno che, nel corso di cinquant’anni, è diventato certezza, tra salite e discese , non prive di scosse.
I suoi fedelissimi, Giampaolo, Carlo, Cosmin, Antonella, Enzo, Claudio e tutti gli altri, interpretano, con voce all'unisono, questo pensiero: “Abbiamo celebrato il Giubileo della nostra Comunità Incontro proprio nella Basilica a piazza Navona,  dove tutto ha avuto inizio, quel lontano, ma sempre vivo nel cuore e nel ricordo, 13 febbraio 1963 che ha fatto nascere in papà Pierino il desiderio  e la necessità di fondare una comunità con regole e normative che hanno salvato la vita a migliaia di ragazzi, emarginati, disadattati e a quanti hanno chiesto, e chiedono  ancora oggi, aiuto, senza distinzione di religioni razze e ceti sociali e,  soprattutto, tutto è stato fatto e si fa  senza nulla chiedere in cambio”.
La grandezza morale e l'umanità di papà Pierino, fanno di questa comunità un’ oasi, dove ciascuno può ritrovare la propria serenità per dare senso alla sua vita.
Il messaggio che don Gelmini  cerca di trasmettere, è quello di credere in se stessi, nelle proprie capacità, per non lasciarsi travolgere dalla solitudine, dall'emarginazione, dallo sconforto. Tra gli amici storici: don Antonio Tarzia, che esprime parole sublimi per la dedizione di don Pierino che mai ha conosciuto fatica o cedimenti, anche di fronte ad accuse ed ingiustizie: “Un uomo per gli altri, il samaritano di Piazza Navona a Roma, che incontrando Alfredo ha trasformato una buona occasione in una professione per la vita”.

Don Antonio Tarzia intervistato da Calabria on web: Don Tarzia: a Milano le opere del museo Cassiodoro di Squillace


Aggiunge don Tarzia: “Da cinquant'anni, per le vie del mondo, dalla Cambogia al Nicaragua, dalla Slovenia alla Russia, don Gelmini  soccorre gli emarginati della storia, quelli costretti ai bordi della strada,  li porta a vivere nelle sue case -giardino, nei suoi centri sperimentali, vere e proprie scuole di vita”.
In alcuni anni, nei "Natale a Silla", si sono visti più di cento ragazzi e ragazze prendere la medaglia del congedo con i tre gabbiani simbolici, tornare in società e in famiglia, rimessi  “a nuovo” con recuperata dignità. La  Cristoterapia di don Gelmini  è una scuola di vita che riattiva la volontà, nel pieno rispetto della libertà, stabilisce la scala fondamentale dei valori: dignità, dono, rispetto, dovere e diritto, gratuità, lavoro, religiosità, vita sociale e condivisione. Non mette i ragazzi in collegio, ma vive con loro ed i suoi collaboratori (oltre i medici, gli psicologi, alcuni specialisti):  sono gli stessi suoi ragazzi, cresciuti alla cultura della vita, reinseriti nella società e adesso protagonisti della storia e gloria della Comunità Incontro.
Un percorso ad ostacoli, ma diritto verso uno scopo: il talento della vita. Ancora don Tarzia: “Un vita serena, sì, ma non sempre. Come tutti i costruttori di pace sono in trincea per una guerra non dichiarata. Ricordo il periodo in cui viaggiava con la scorta, era il tempo degli attentati, soprattutto all'estero, i tradimenti, le calunnie e le accuse, le denunce e i tribunali. Oggi, una serie di malanni fisici, che tentano di fiaccarne lo spirito e spegnere gli entusiasmi. Sta passando per il Getsemani e noi speriamo nella Pasqua futura”.
Parole che si nutrono dell' esperienza di reciproca amicizia quelle di Don Tarzia: “ Un amico, sincero, onesto, che si preoccupa solo per i suoi ragazzi e li difende a oltranza. Non guarda mai il delitto, la colpa grave o gravissima, ma sempre il soggetto che nella ragnatela della sua dipendenza si dibatte sognando la sicurezza, la libertà, spesso anche solo la normalità”.
Don Tarzia ha curato e pubblicato vari libri per la Comunità Incontro, da quelli di preghiera a quelli di documentazione, alle storie d'amore e di vittorie personali, di recupero alla vita e alla dignità di una professione (“Giocavamo con la droga”; “Rock caffè”; “I fiori del male”; “Alzati e vola”). E spiega: “Da più di quindici anni ci vediamo ogni anno a Zervò, sull'Aspromonte, per concelebrare la festa della Madonna. Mi ha fatto promettere fedeltà a questo incontro, oltre ai quattro o cinque annuali di Silla, nella Valle della speranza, ed io vado a esercitare il mio ministero pastorale. Il Don ha qualche sua asperità caratteriale, come tutti, ma non si può non volergli bene e si capisce l'affetto grande dei suoi ragazzi, dalla Thailandia alla Calabria che,con gli occhi lucidi, lo chiamanopapà Pierino”.
Altra persona vicina alla Comunità Incontro il noto avvocato Lucio Molinaro, che così omaggia don Pierino: “E' stato un simbolo,  fin dal primo momento, c'è stata subito una simpatia spontanea, allo stesso tempo interessata e disinteressata, un arricchimento, unoscambio delle rispettive esperienze professionali. Lui con il suo sorriso dedicato a salvare giovani vite, ed io con il tentativo di trasmettere un’ etica ai miei clienti, quando ho avuto il compito di dargli la mia consulenza. Sono stato testimone di quanto tenga alla sua opera ed  ogni qualvolta ha raccolto fondi , li ha sempre destinati e investiti nella comunità”
Altro suo  speciale amico è Maurizio Gasparri, che riassume il suo pensiero in tre aggettivi: “'opera di papà Pierino è generosa, coraggiosa ed instancabile”. Ecco la voce  di don Giulio Sembeni, che ha celebrato la Santa Messa  in occasione del cinquantesimo anniversario della comunità in Sant'Agnese in Agone in piazza Navona: “Non si tratta di fare un'esaltazione della persona che ancora è in mezzo a noi. Il buon gusto e la delicatezza, mi portano a dire che don Pierino è stato, ed è, un uomo che ha fatto moltissimo per gli altri, soprattutto per i giovani in difficoltà spesso schiavi della droga e dell'alcool. Don Gelmini ha vissuto quell'incontro  come una chiamata, si è sentito interpellato dalla situazione di disagio di Alfredo, se ne è preso carico, ha detto no all'indifferenza ed ha 'inventato' questo modo nuovo di aiutare i giovani. Da ciò che ho potuto intuire, l'accoglienza in comunità e la vita condotta secondo determinate regole, può dare speranza e fiducia di rinascita a giovani che vivono esperienze di emarginazione e dipendenza. Ringrazio il Signore per don Pierino, gli auguro di continuare ad assaporare i frutti delle sue fatiche anche in questo periodo di malattia e di sofferenza e invito tutti coloro che sono stati beneficiati dalla sua opera ad essere sempre riconoscenti”.
Parole che suonano come note di velluto quelle di Giulio Rapetti in arte Mogol, ultimo premiato da papà Pierino con la ‘Madonnina del Sorriso’: “Un atto di coraggio, la vita di don Pierino, leone dal cuore d'oro, è stato per me un incontro speciale. La sua forza, la sua fede siano esempio per la continuità della sua opera e che Dio conservi l'energia della sua preghiera, che diventa azione attraverso questa impresa straordinaria che ha coinvolto tutti noi che lo seguiamo da anni. E’ per me un uomo raro”.
"Siate forti, siate chiari, siate liberi":  questa la frase di don Pierino che apre le porte della Comunità Incontro.  Un invito semplice a volare nelle vie della vita, sfuggendo ai giochi ingannevoli nei quali si può inciampare.
Grazie papà Pierino, ed anche se mi dici sempre che sei tu che devi dire "ti amo", sappi che noi ti amiamo. Ed a te, che sei stato  figlio innamorato della tua mamma, come spesso ricordi,  che dedico L'Ave Maria che ti piace tanto, come preghiera per tutti gli amici della comunità desiderosi di andare avanti, sostenendo il tuo progetto nel segno del tuo amore.