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Liberi di scegliere, dalla Calabria una legge per spezzare l’eredità mafiosa

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Il modello nato a Reggio Calabria diventa proposta nazionale: tutela per minori, madri e giovani adulti cresciuti nei contesti della criminalità organizzata. Un percorso che ha incontrato anche la sensibilità del Consiglio regionale della Calabria. 

Ci sono leggi che intervengono sui reati e altre che provano a cambiare il destino delle persone prima che diventi una condanna. Liberi di scegliere appartiene a questa seconda categoria. Il via libera unanime dell’Aula della Camera dei deputati alla proposta di legge sulle misure di protezione e assistenza per minorenni e adulti di riferimento nei contesti di criminalità organizzata segna un passaggio di forte valore civile e istituzionale. Il provvedimento, ora all’esame del Senato, punta a sottrarre bambini, adolescenti, madri e giovani adulti alla pressione dei clan, garantendo un futuro lontano dagli ambienti criminali in cui sono nati o cresciuti.

La proposta di legge nasce dal lavoro della Commissione parlamentare d’inchiesta antimafia e affonda le radici in una prassi giudiziaria promossa dal tribunale per i minorenni di Reggio Calabria, nata dall'intuizione dell'allora presidente, il giudice Roberto Di Bella, e poi seguita da altri tribunali. Una sperimentazione nata in Calabria e diventata, nel tempo, modello nazionale di prevenzione antimafia, capace di spostare l’attenzione dal solo contrasto repressivo alla tutela educativa, psicologica e sociale dei minori.

Il modello nato a Reggio Calabria

Il cuore del provvedimento è il progetto Liberi di scegliere, nato dall'intuizione dell'allora presidente del Tribunale per i minorenni di Reggio Calabria, Roberto Di Bella e confluito in un protocollo d’intesa siglato per la prima volta nel 2017, poi rinnovato e integrato. L’assunto alla base è tanto semplice quanto dirompente: nei contesti mafiosi la famiglia può diventare un luogo di condizionamento, reclutamento e trasmissione di codici criminali. Per questo, quando il superiore interesse del minore lo richiede, lo Stato deve poter intervenire con strumenti adeguati.

Non si tratta soltanto di allontanare fisicamente un ragazzo da un ambiente pericoloso. La vera sfida è costruire intorno a lui una rete di protezione fatta di scuola, sostegno psicologico, accompagnamento educativo, aiuto economico, inserimento lavorativo e nuove relazioni sociali. L’obiettivo è offrire un’alternativa reale alla cultura della violenza, dell’obbedienza al clan e dell’indottrinamento mafioso.

Nei casi più gravi, la proposta prevede la limitazione o la decadenza della responsabilità genitoriale, l’affido ai servizi sociali, l’inserimento in comunità o presso famiglie residenti in altre regioni. Misure delicate, che toccano il cuore dei rapporti familiari, ma che rispondono alla necessità di tutelare chi, dentro quei contesti, non ha ancora gli strumenti per scegliere da solo.

Una legge per minori, madri e giovani adulti

Il testo, composto da dodici articoli, mira a colmare un vuoto legislativo e non riguarda soltanto Calabria e Sicilia, ma tutti i territori nei quali la criminalità organizzata esercita un controllo sociale e familiare. La proposta guarda ai minorenni cresciuti in famiglie inserite in contesti mafiosi, ma anche agli adulti di riferimento che decidono di dissociarsi dalle logiche criminali.

In alcuni casi, infatti, la richiesta di aiuto nasce dall’interno della stessa famiglia. Sono soprattutto le madri a tentare di rompere il vincolo imposto dai clan, portando via i figli da mariti, padri o parenti legati alla criminalità organizzata. Per questo la Commissione Antimafia ha scelto di riconoscere una protezione rafforzata anche alle donne che sottraggono i figli a quei contesti, avvicinandone la tutela a quella prevista per i testimoni di giustizia.

«Noi vogliamo essere vive e vogliamo vivere perché vogliamo togliere i nostri figli ai mafiosi»: questa richiesta attraversa molte delle storie richiamate nel percorso che ha portato alla proposta di legge. Storie di donne che hanno scelto di rompere il silenzio e di ragazzi che chiedono allo Stato non soltanto protezione, ma una possibilità concreta di futuro.

Le misure si estendono anche ai giovani adulti fino a 25 anni, già destinatari degli interventi da minorenni, per sostenerli nel tempo ed evitare che tornino indietro, ritrattando una scelta spesso difficile, dolorosa e rischiosa. In questo senso, Liberi di scegliere assume il valore di una vera legge scudo anche per le ragazze intrappolate in matrimoni, relazioni o legami imposti da padri o mariti boss.

Il ruolo della Calabria e la sensibilità del Consiglio regionale

Per la Calabria, il percorso di Liberi di scegliere ha un significato particolare. Non solo perché è qui che il modello è nato, ma anche perché il tema ha trovato una specifica attenzione istituzionale anche da parte del Consiglio regionale della Calabria.

Con la legge regionale 28 giugno 2023, n. 27, l’Assemblea legislativa calabrese ha riconosciuto, valorizzato e sostenuto il progetto culturale Giustizia e Umanità Liberi di Scegliere, promosso dall’associazione Biesse, con l’obiettivo di rafforzare la cultura della legalità, della solidarietà, dell’etica e della responsabilità. La norma regionale ha previsto anche il sostegno al premio culturale collegato al progetto, attraverso borse di studio rivolte a studenti e classi delle scuole calabresi.

È un passaggio che conferma una sensibilità già presente a Palazzo Campanella: la legalità non come enunciazione formale, ma come investimento educativo, culturale e sociale. La prevenzione antimafia, soprattutto quando riguarda i minori, passa anche dalla scuola, dai linguaggi, dagli esempi e dalla capacità delle istituzioni di rendere visibile una strada diversa.

Per il presidente del Consiglio regionale della Calabria, Salvatore Cirillo, «il percorso avviato in Parlamento merita apprezzamento perché pone al centro un tema decisivo: la tutela dei minori cresciuti nei contesti della criminalità organizzata e il loro diritto a costruire un futuro libero da condizionamenti mafiosi. È un obiettivo che, pur nella diversità delle competenze e delle prerogative istituzionali, richiama anche il cammino già intrapreso dal Consiglio regionale della Calabria con il riconoscimento e il sostegno al progetto culturale Giustizia e Umanità Liberi di Scegliere. La direzione è la stessa: accompagnare i più giovani, offrire alternative concrete e spezzare la trasmissione della cultura mafiosa». 

Francesco Chindemi

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