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I vini d’Abbazia in Calabria: quando il territorio diventa racconto, memoria e visione

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Ci sono vini che non si limitano a essere degustati. Sono vini che si ascoltano, che si attraversano, che portano con sé il passo lento della storia e il respiro dei luoghi.

I vini d’abbazia appartengono a questa dimensione rara: nascono in spazi dove il tempo sembra essersi fermato, dove la terra è stata lavorata per secoli con la stessa cura, dove la spiritualità ha modellato il paesaggio tanto quanto le mani dei monaci.

In Calabria, questo patrimonio trova una nuova casa grazie alla prima edizione regionale di “Vini d’Abbazia”, ospitata il 2 e 3 maggio 2026 nella straordinaria Abbazia di Santa Maria della Matina, a San Marco Argentano. Qui, tra le colline dell’entroterra, il vino diventa un ponte tra passato e presente, tra la memoria dei luoghi e la vitalità di un territorio che continua a sorprendere.

Per due giorni, l’antico complesso fondato nel 1065 da Roberto il Guiscardo si trasforma in un luogo di incontro e di scoperta. I chiostri, le pietre consumate dal tempo, gli spazi che un tempo custodivano silenzi e preghiere diventano scenari vivi, attraversati da produttori, appassionati, studiosi e viaggiatori. Ogni calice racconta una storia: quella delle abbazie italiane che ancora oggi custodiscono tradizioni agricole secolari, e quella dei vitigni calabresi che continuano a esprimere l’anima più autentica della regione.

L’evento non è solo una rassegna enologica, ma un’esperienza culturale. È un modo per avvicinarsi alla Calabria attraverso una lente diversa, più intima e più profonda. Qui il vino non è un prodotto, ma un linguaggio: parla di paesaggi, di comunità, di identità. Parla di un territorio che, pur rappresentando una nicchia nel panorama nazionale, possiede una forza evocativa capace di attrarre chi cerca autenticità e radici.

La presenza di “Vini d’Abbazia” in Calabria anticipa l’edizione nazionale di Fossanova e segna un passo importante per la regione. Significa riconoscere il valore delle sue aree interne, dei suoi monasteri, delle sue vigne antiche. Significa credere che la cultura del vino possa diventare un motore di sviluppo, un modo per raccontare la Calabria con orgoglio e consapevolezza. Sostenuta dalla Regione Calabria e da Arsac, l’iniziativa si inserisce in un percorso più ampio di valorizzazione del comparto vitivinicolo. È un invito a guardare oltre la superficie, a riscoprire il legame profondo tra produzione e territorio, a vivere il vino come esperienza culturale e sensoriale. A San Marco Argentano, questo legame si percepisce in ogni dettaglio: nel silenzio dell’abbazia, nel profumo della terra, nella luce che filtra tra le arcate, nei racconti dei produttori che custodiscono tradizioni antiche con passione contemporanea.

Francesco Mannarino

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