Tuesday, 28 September 2021

La città metropolitana fra opportunità e rischi

Il cattivo giorno si è visto dal mattino. Da quando, in un Agosto bollente di due anni fa, gli amministratori comunali di Reggio e provincia si sono votati tra di loro per dar vita al Consiglio. Quel giorno nasceva la Il cattivo giorno si è visto dal mattino. Da quando, in un Agosto bollente di due anni fa, gli amministratori comunali di Reggio e provincia si sono votati tra di loro per dar vita al Consiglio. Quel giorno nasceva la Città metropolitana. Una Città senza cittadini. Così l'aveva concepita una legge antipopolaree liberticida, privando gli  elettori del diritto di scegliersi i propri rappresentanti e mettendo sotto i piedi la prima regola della democrazia.Reggio-di-Calabria
Una Città Fantasma. Piombata per caso in riva allo Stretto grazie, come si disse all’epoca,  ad un patteggiamento tra Scopelliti (sindaco), Bova (presidente del Consiglio regionale) e il Governo Berlusconi che prevedeva l'ingresso di Reggio tra le "dieci sorelle" in cambio dell'invio dei Bronzi di Riace alla Maddalena per il G7. Operazione conclusa con successo solo per la prima parte. Il tragico terremoto che colpì L'Aquila suggerì al premier di spostare la sede del vertice dei potenti della Terra nel capoluogo abruzzese e così i due Guerrieri non si mossero dal Museo.
Da quel momento comincia una storia confusa, tra improvvisazione e velleitarismi. La mediocrità dei protagonisti frena il salto di livello. Nessuno ha capito bene cosa  sia la Città metropolitana, per alcuni è solo una medaglietta da appuntare sul petto. I cittadini del territorio provinciale si sentono (e sono) esclusi dalla partita, giocata con mentalità rionale sul perimetro del capoluogo. In  questo  scenario, quella che doveva rappresentare una grande chanche di sviluppo rischia di trasformarsi in un naufragio generale.
I segni sono evidenti. Reggio, fatta salva la Bellezza che non ci salverà, indietreggia malinconicamente su tutti i fronti, costretta giorno dopo giorno a rincorrere i suoi guai. Una Città metropolitana senz'acqua, senza strade decenti, senza decoro pubblico e, quasi, senzasperanza. La  cosa più triste è che amministratori e politici sembrano non rendersene conto, occupati come sono a guardare la comunità dall'alto della loro superbia. Una classe dirigente priva di cultura e di sensibilità sociale non può essere all'altezza della sfida del cambiamento. Può parlare solo a se stessa guardandosi allo specchio. I problemi delle persone restano fuori scena, come un fastidioso rumore di sottofondo.
Tutto questo è colpa della politica? No. E' colpa di chi la buona politica l'ha tradita e umiliata, svendendola alla Fiera della Vanità per affermare il primato del nulla rispetto alla ressa dei bisogni collettivi e, in primo luogo, di un esercito di giovani calabresi in marcia nel deserto. Solo un ritorno alla consapevolezza e alla responsabilità dei ruoli, assieme a un nuovo umanesimo, può arginare la deriva. Altrimenti il crinale sarà sempre più difficile e impervio.
La Città Metropolitana può essere ancora un'opportunità. Purché non resti una Città all'amatriciana.