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Venerdì, 17 Settembre 2021

Nel nome del “Patres” che arriva a dal mare

A colloquio con Dario Natale e Saverio Tavano. Patres è uno spettacolo teatrale in dialetto calabrese che sta facendo il giro d’Italia. L’idea è nata dall’incontro artistico tra Dario Natale, direttore artistico di “Scenari Visibili” e Saverio Tavano, regista e A colloquio con Dario Natale e Saverio Tavano. Patres è uno spettacolo teatrale in dialetto calabrese che sta facendo il giro d’Italia. L’idea è nata dall’incontro artistico tra Dario Natale, direttore artistico di “Scenari Visibili” e Saverio Tavano, regista e drammaturgo, che abbiamo incontrato a Roma in occasione della rappresentazione del loro spettacolo durante il Festival Inventaria, il quale tra l'altro e' stato vinto proprio da loro.

Patres e' uno spettacolo recitato completamente in dialetto calabrese. Padre e figlio, dei panni stesi ad un filo ed un orizzonte da guardare. Patres e' uno spettacolo recitato completamente in dialetto calabrese. Padre e figlio, dei panni stesi ad un filo ed un orizzonte da guardare.


La premiazione di Patres e' avvenuta domenica 25 maggio, a chiusura della rassegna, nei locali del Teatro dell'Orologio a Roma. Il progetto è stato realizzato anche grazie al supporto della Regione Calabria, prodotto dalla Residenza Teatrale Ligeia affidata a Scenari Visibili.

Saverio Tavano tu hai scritto il romanzo Onora il padre nel quale le tematiche di base che affronti sono simili a quelle di questo spettacolo. Ma come sei arrivato a realizzare Patres?

“Patres nasce dall’incontro con Dario Natale, direttore artistico della Compagnia Scenari Visibili, ed è stato un incontro magico professionalmente. Lui aveva in mente di creare uno spettacolo che parlasse di padri, non solo intesi come genitori, ma nel senso più ampio. Quando ci siamo incontrati, io avevo già scrittoil romanzo Onora il padre che a lui piacque perché aveva una certa affinità con quelle che erano le sue idee. Da questo connubio è nato il progetto, iniziato però da zero, frutto di un lavoro di drammaturgia realizzato insieme. Il testo infatti è completamente nuovo rispetto al mio romanzo, dal quale ne trae solo fondamento prendendo poi una piega completamente diversa. Questo anche grazie ai due attori in scena, Dario Natale e Gianluca Vetromilo, che hanno saputo dargli forma”

Tu lo sei in scena, ma chi è per te Patres realmente?

Dario Natale e Gianluca Vetromilo, padre e figlio sulla scena, in un primo piano carico di significato. Dario Natale e Gianluca Vetromilo, padre e figlio sulla scena, in un primo piano carico di significato.


Natale: “In scena io lo sono da un certo punto di vista. In questo spettacolo però è la sua assenza che noi vogliamo cercare di colmare e di far capire, senza avere la pretesa di dare delle risposte. E’ questa lacuna che c’è su micro e macro scala, l’assenza di questa figura di riferimento chepuò essere declinata in tantissime prospettive differenti. Patres è quello che ci dovrebbe essere ma non c’è”

Nella rappresentazione teatrale, parlate anche di navi cariche di scorie radioattive che vengono fatte affondare dallo stesso equipaggio nei nostri mari. Volete affrontare dunque anche la tematica sociale?

“Si, anche se la questione delle navi a perdere ci è sembrata più che altro una buona metafora per raffigurare proprio l’aspetto caratteristico del Patres che portiamo in scena. E’ come se il Patres si fosse smarrito per strada e avesse fatto affondare lui stesso la nave su cui si trovava. In pieno senso metaforico, è come se si facesse affondare tutto il suo carico del tramandare, delle tradizioni, dell’atto di trasmissione, di filiazione”

Patres lo state portando in giro per l’Italia, quindi anche fuori dalla Calabria. Visto che il testo è in dialetto, che tipo di riscontro ottenete ?

Gli attori durante una scena del loro spettacolo che sta riscuotendo un grande successo. Gli attori durante una scena del loro spettacolo che sta riscuotendo un grande successo.


Tavano: “Un riscontro molto positivo, all’inizio eravamo un po’ titubanti sulla possibilità che il pubblico potesse capire le parole, il testo e la storia. Invece come sempre la forza del dialetto e dell’onomatopeica dell’azione trasmettono allo spettatore appunto un’immagine molto chiara”

Il vostro pubblico solitamente è costituto da calabresi?

Natale: “Noi in realtà non ci rivolgiamo ad un pubblico specifico, nel senso che per noi il pubblico è quello che c’è al teatro, che c’è in una piazza, in una regione come in un’altra. Per cui abbiamo sentito l’esigenza di usare il nostro dialetto proprio come lingua madre vista l’importanza della tematica che andavamo a toccare”.

A proposito del dialetto, nello spettacolo ripetete “…gira e rigira sempri cca si torna” è come se fosse un mantra?

Natale: “ Si, ma i sensi sono tanti. Nel senso che uno prima o poi deve fare comunque i conti con la propria identità, con il proprio senso di appartenenza e quindi tu puoi vivere un’intera vita lontano dai luoghi dove sei cresciuto e ti sei formato, però dentro dite c’è comunque una lacuna, un vuoto che dovrai in qualche maniera affrontare. E’ questo il senso vero e proprio della frase”.
Tavano: “Questo è interessante anche in un’ottica che riguarda la gioventù, quella fascia d’età che tende ad andare fuori dalla propria regione d’origine e investire tutte le proprie energie in altri luoghi. Io credo che questi giovani soffrano un po’ questa condizione, perché da un lato sentono un po’ il bisogno di ritornare e di fare qualcosa, ma dall’altro spesso si trovano legati. Gira e rigira sempre qua si ritorna, è dunque anche la speranza di poter ritornare e ricostruire con l’orgoglio dell’appartenere”

Dopo il Festival Inventaria a cui avete partecipato a Roma, quali sono i prossimi impegni che avete in calendario con Patres?

Tavano: “Adesso parteciperemo anche al Festival Primavera dei Teatri a Castrovillari, il 28 maggio. Per noi sarà una vetrina davvero molto speciale e fondamentale, perché Primavera dei Teatri è considerata una delle rassegne più importanti del settore”.