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Giovedì, 22 Aprile 2021

La via calabrese alle elezioni di primavera

Le elezioni politiche generali cadono in un momento delicatissimo per la Calabria, costretta a rincorrere i suoi guai nell'eterna attesa dell'alba di un giorno nuovo. C'è gran fermento a Palazzo Campanella e nei luoghi delle decisioni. Per molti, la parola d'ordine è riposizionarsi. Per necessità, più che per scelta.

E' lo sciame prodotto dai movimenti tellurici che hanno profondamente modificato la struttura dei partiti, fino a cancellarne qualcuno dalla geografia politica nazionale. Il caso di massima evidenza è quello di  Alternativa Popolare. I "senzatetto" di Angelino Alfano  sono anime vaganti. Alcuni, rimasti miracolosamente illesi,  troveranno ricovero nel Partito democratico, qualche furbetto tornerà sotto il manto protettivo di Forza Italia mentre tutti gli altri saranno respinti alla frontiera e  potranno sperare solo in un passaggio fino a Montecitorio sulla "quarta gamba"  di Berlusconi. In Calabria, dove alle ultime consultazioni il Nuovo Centrodestra aveva conseguito un buon risultato, il fenomeno è ancora più marcato. Di qui  la corsa alla candidatura... a prescindere. Tanto,  a chi volete che gliene importi delle patrie in tempi di oscurantismo politico? Una bandiera vale l'altra. L'importante è cogliere l'obiettivo.

La febbre dell'urna ha fatto venire i brividi anche al Pd, con l'esodo di un centinaio di dissidenti verso la formazione di D'Alema e Bersani. E, complessivamente, i segni di nervosismo sono la conferma della difficoltà che, secondo i sondaggi, il  centrosinistra sta attraversando. Sarà per questo che, in consiglio regionale, la maggioranza può contare sul sacrificio di un esercito di volontari pronto a sbarcare a Roma e portare un contributo alla vittoria? Ed è lo stesso slancio generoso che, per ragioni opposte, muove il fronte del centrodestra? Può darsi. Ma siamo sicuri che questi pellegrinaggi facciano bene alla politica?  Non sarebbe forse più giusto dedicare esclusivamente il proprio impegno al territorio in cui si è stati eletti?

Siamo a un passaggio cruciale. Comunque vadano le cose  nell'urna, la Calabria ha bisogno di un governo che sappia ascoltare. Perché questa regione deve, sì, contare soprattutto sulle proprie forze, ma non merita di essere abbandonata a se stessa, salvo ricordarsene per sottolineare le sue colpe. La questione meridionale non può trasformarsi in questione criminale. Non è giusto. Significherebbe affossare definitivamente la speranza di risalita che, nonostante tutto, i calabresi continuano ad inseguire con straordinaria tenacia. Questa terra ha bisogno di lavoro, non di prediche. C'è tanta, troppa gioventù sprecata, in giro. Non è possibile bruciare senza batter ciglio tante risorse, tanti talenti. Un'intera generazione perduta. E' questo il vero problema, non il vagabondaggio della politica o le traiettorie dei partiti. Serve una nuova consapevolezza della questione calabrese, cui deve accompagnarsi la volontà di affrontare i nodi più spinosi con rinnovata determinazione. E' un'illusione immaginare che la politica possa essere sostituita da altre forme di organizzazione di una società. Non esistono vie alternative, né scorciatoie. Con tutte le "malanove" che si trascina dietro da qualche decennio a motivo della sua inesorabile e meritata perdita di reputazione, solo la politica può disegnare e realizzare processi di sviluppo e di crescita per un territorio. Un'altra politica.