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Giovedì, 22 Aprile 2021

La salute dei cittadini nella morsa della burocrazia e l’offensiva della politica…

Nella vituperata Prima Repubblica esistevano tre aree protette: la scuola, i trasporti e la sanità. Una scelta che nasceva dalla consapevolezza del diritto dei cittadini a istruirsi, a muoversi e a curarsi. Un principio per tutti.

E soprattutto per le categorie economicamente più deboli. Sta tutto dentro questa visione di società il senso di una scelta che per molti decenni ha scandito i ritmi della nostra vita quotidiana. Idea alta. Uno Stato degno di questo nome guarda all'uomo prima che ai conti. E' attento ad impedire gli sperperi ma non castiga le persone nei loro bisogni fondamentali. Invece è esattamente ciò che è successo nel nostro Paese da quando la politica si è fatta serva di altri poteri, del tutto indifferenti alla tenuta del sistema sociale. L'emergere della dittatura finanziaria ha messo i diritti in un angolo. Oggi quelli che valgono sono i numeri di bilancio, tutto il resto non conta.Nel settore della Salute, la trasformazione in senso antiumano si annuncia… a parole. Mai come questa volta coincideranno con i fatti. Esempio emblematico: l’ospedale diventa azienda. Da quel momento nei nosocomi   arrivano i “contabili”, direttori generali pagati a peso d’oro che hanno il compito di pareggiare il bilancio, pena la loro testa. Sarà l’unico pensiero di questi burocrati. Le cose andranno sempre peggio. E la Calabria, in particolare, ne farà le spese. Negli ultimi anni il clima si surriscalda. Scoppia la guerra tra politica e burocrazia. Il governatore Mario Oliverio non sopporta più il commissariamento, protesta a più riprese con il ministro Beatrice Lorenzin ma le sue lamentele rimangono inascoltate. E allora decide di compiere un gesto clamoroso davanti a Montecitorio per rappresentare plasticamente la riduzione in schiavitù della sanità calabrese. Con quante chance di successo? In tempi “normali” nessuna, ma tra pochi mesi ci saranno le elezioni politiche generali e il centrosinistra, già in grosse difficoltà stando ai sondaggi, non ha alcun interesse a inimicarsi uno degli uomini più rappresentativi in Calabria. Alla fine, probabilmente, prevarrà l’interesse elettorale e sarà il commissario Scura a dover fare le valigie. Senza rimpianti da parte dei calabresi. Le gestioni straordinarie, in questa regione, non hanno risolto alcun problema creandone altri. Basti pensare all’emergenza rifiuti: quindici anni di commissariamento con risultati disastrosi. Tre lustri durante i quali si sono alternati prefetti e questori in pensione che hanno devastato il settore aggravando e completando l’opera di demolizione avviata dagli amministratori regionali. Non sono i burocrati la soluzione dei problemi della Calabria. Non possono esserlo perché non hanno la capacità e soprattutto la sensibilità per sostituire la politica, persino quando questa fa di tutto per essere disprezzata e rifiutata dalla coscienza collettiva. Quello che ci vuole, quello che serve veramente è una politica in grado di riconoscere i suoi peccati, cambiare strada e riconquistare la stima delle persone. Non è facile, certo. Ma un’alternativa non c’è. La burocrazia, quasi sempre priva di qualità e gelidamente rinchiusa nella fortezza della sua superbia, non può essere, proprio per limiti strutturali, la risposta alla ressa di aspettative di una regione eternamente costretta a rincorrere i suoi guai. Poiché siamo condannati a sperare, il capitolo della Sanità potrebbe essere un elemento dirompente. Oliverio si gioca molto in questa vicenda. Sa bene che non basterà “vincere”- se vincerà – la sfida con Scura. A un politico di lungo pelo come lui non può sfuggire che la vera partita è quella che si gioca subito dopo, quando dovrà dimostrare che la salute dei calabresi è tornata in buone mani. Compito difficile. E forse i due anni che mancano alla fine della legislatura regionale non basteranno a svoltare. Eppure dovrà provarci. Magari con il sostegno dell’intero consiglio, che in questo caso potrebbe mettere da parte piccoli interessi di cortile e concorrere al raggiungimento del risultato.